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Roberta Barabino

Magot

L’anno sta finendo e nel mettere ordine nei cd ascoltati e riascoltati più volte rischiava di rimanere “nascosto” un lavoro che merita invece attenzione. Nove canzoni dalla vena confidenziale, che non hanno la pretesa di imporsi e, soprattutto, nove storie di persone reali o di fantasia, di brevi frazioni di tempo, di sentimenti uniti e lontani, disegnate con intensa disinvoltura da Roberta Barabino.

Merito dell’incoraggiamento di Roberto “Bob” Quadrelli, cantautore e poeta di Genova – vincitore tra l’altro del Premio Tenco nell’anno 1997 con la band Sensasciou - viene pubblicato su etichetta Incipit Records (distribuito dall’Egea Music), Magot. Questo il titolo del primo album della cantautrice genovese, che come spiega in una intervista, è un termine che “dal francese significa bertuccia o anche tesoro. Mio padre quando ero piccola mi chiamava bertuccia”. Dunque ben si attaglia ai contenuti delle liriche legate da un leit-motiv: la vita quotidiana.

Magot, ricco di ironia, tira fuori tutta l’essenza artistica di una donna, ma è anche “un nome che situa la poetica del progetto in un tempo fanciullo”, come lei stessa ama ripetere. Alcune canzoni, infatti, hanno quella timbrica, quella estetica sonora e quei versi da farle sembrare prive di malizia, ma vanno dritte alla sensibilità della nostra anima; merito soprattutto degli arrangiamenti semplici e delle solide strutture musicali che incuriosiscono per questo progetto intimista. Il modello stilistico delle tracce hanno riferimenti al passato, nella pura tradizione di chiara derivazione cantautorale proveniente dagli anni ‘70, ma che suona del tutto originale. L’album ha una durata di quaranta minuti circa, sufficienti per dare un quadro generale e ben definito della poetica di Roberta Barabino. La semplicità delle trame sono ben cesellate e incastonate nelle parole che avvolgono l’ascoltatore tra le braccia in un folk classico e nelle sfumature jazz dal passo gentile ed in gran parte acustico.

La copertina di questo progetto raffigura un disegno, intitolato Silhouette, dell’artista contemporaneo Giovanni Rizzoli (facente parte della Collezione Federico Piccari), mentre i disegni del booklet sono di una Roberta Barabino bambina, che descrivono bene il suo mondo fragile e di sguardi nella vita umana.

Per la parte musicale, Roberta è coadiuvata da una gruppo di validi artisti, tra cui Raffaele Rebaudengo, violinista del Gnu Quartet (che si è occupato anche della produzione artistica) assieme ad altri due membri del quartetto, Roberto Izzo che impreziosisce il suono con il suo violino insieme a Stefano Cabrera al violoncello mentre al pianoforte troviamo Tristan Martinelli. Tra i collaboratori, anche il noto sassofonista Antonio Marangolo (che ha collaborato con artisti quali Sergio Endrigo, Max Manfredi, Vinicio Capossela, Claudio Lolli, Francesco Guccini, e molti altri) nel brano conclusivo dell’album Tutta l’aria che vorrei, una dolce ballata acustica che vede la Barabino al pianoforte mentre gli archi riportano in un tempo retrò. L’arrangiamento arricchisce di nostalgia la musica, accompagnando versi quale “Come il vento dell’estate tu mi porti nell’assenza che talvolta si presenta dentro me”.

Alcune canzoni sono state registrate ‘in casa’, dove si possono ascoltare rumori domestici e di strada, l’abbaiare del cane, campanellini, il temporale. Una scelta voluta dalla cantautrice genovese per dare maggiore aderenza, laddove serve, ad un concetto di quotidianità. Li ritroviamo, ad esempio, nel brano guida Buongiorno a te, primo singolo estratto, caratterizzato da atmosfere frizzanti come l’aria fresca del primo mattino a cui vengono aggiunte colorature jazz nella sezione ritmica con Marcello Lunardi alla batteria suonata con le spazzole e Sergio Biancarelli al basso.

Notte blu, arrangiata da Claudio Borghi – dove suona chitarre e pianoforte – è ricca di introspezione, con la passione spiccata e la dolcezza dettata dal violoncello di Stefano Cabrera che s’infila senza intrusione nel ritmo veloce di tutta la struttura della canzone. Una mezzaluna, che da inizio all’album, è una canzone d’amore pregevole e rintracciabile dai versi del ritornello come “Amore lontano di che colore sei? Chissà se per strada ti riconoscerei”. Nella lirica si avverte anche la semplicità della campagna e la libertà che si respira dando quel tocco bucolico. Febbraio è impreziosita da un trio d’archi (violino, viola e violoncello) che suona innamorato come una carezza vellutata sottolineando uno scenario invernale racchiuso in un unicum organico ed omogeneo. Mentre il pianoforte, suonato da Giacomo Lepri, descrive le gocce di pioggia che si fermano sul vetro di una finestra. È una ballata dai fraseggi jazz e dal passo rallentato dal suono morbido, una miscela unica, romantica, melodica e corroborante. “E se febbraio si fermasse un attimo ancora un po’, potrei nascondermi al tempo che va” è il suo biglietto da visita. Degna citazione anche per Madame Cecile, dolce ballata ariosa e limpida e Dieci mondi, dai tocchi melodici nel ritornello e un accattivante break degli archi.

Il timbro vocale della Barabino è chiaro e gentile, mai urlato, con gli strumenti che arricchiscono senza invadere il “campo” della voce, senza mai coprirla. Un’atmosfera complessiva raffinata fa sì che Magot lasci belle speranze per la musica che deve ancora venire.


 

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In dettaglio

  • Produzione artistica: Raffaele Rebaudengo e Roberta Barabino

     

  • Anno: 2011
  • Durata: 36:37
  • Etichetta: Incipit Records / Egea Music

Elenco delle tracce

01. Una mezzaluna

02. Buongiorno a te

03. Febbraio

04. Notte blu

05. Madame Cecile

06. Sul tetto in cima al mondo

07. Dieci mondi

08. Angeli metallo pesante

09. Tutta l’aria che vorrei

 

Brani migliori

  1. Buongiorno a te
  2. Febbraio
  3. Notte blu

Musicisti

Roberta Barabino: chitarra classica, percussioni casalinghe, glockenspiel, pianoforte  -   Claudio Borghi: chitarra acustica, pianoforte  -   Roberto Lucanato: chitarra acustica  -   Luca Falomi: chitarra acustica, basso  -   Massimiliano Caretta: basso  -   Sergio Biancanelli: basso  -   Tristan Martinelli: rhodes, hammond  -   Giacomo Lepri: pianoforte  -   Marcello Lunardi: batteria  -   Lorenzo Capello: batteria  -   Michele Bernabei: tromba  -   Antonio Marangolo: sassofono  -   Marika Pellegrini: percussioni  -   Raffaele Abbate: cimbali  -   Roberto Izzo: violino  -   Raffaele Rebaudengo: viola  -   Stefano Cabrera: violoncello