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Gianni Venturi

Mantra informatico (of voice and men)

Ci sono dei parametri imprescindibili con i quali si può definire un vero artista con la “A” maiuscola. Uno come Gianni Venturi, che estrae dal cilindro dell’estro un ventaglio autorale tra musica, poesia, pittura, recitazione, scultura che dubbio lascia sulla piena investitura? Eclettico fino alle viscere, Gianni respira vita a pieni polmoni, la filtra e la rimette in campo con taglio sincero ed appassionato, nel rispetto della vita stessa coi suoi contrapposti: pro e contro, il diavolo e l’acquasanta.

Ebbene, tracciando sensibili percorsi con i progetti Moloch, Tazebao e gli Altare Thotemico, torna con un lavoro (dis)armonico, Mantra informatico (of voice and men), dall’intensa ipnosi poetica, dalla graffiante ricerca stilistica sulla voce, riuscendo per molti tratti a non farci sentire il vuoto che ci ha lasciato Demetrio Stratos degli Area. Perché anche Venturi è un instancabile sperimental-voice, un manipolatore dell’ugola in un continuo plasmare. Distonia è la prima sberla ossessiva, servita su sospiri satanici e ieratica narrazione, mentre la titletrack sparge lento strale percussivo per erodere coscienze “erranti”, vittime dell’intorpidimento digitale. Tra invettiva attoriale e ferventi descrizioni poetiche ruota l’impatto labirintico di Plastica lucente, dal quale si tribola non poco  per uscirne. Non c’è mai Assenza d’elettronica: figuriamoci qui, servita con follia disarmante e prosegue incessantemente a manipolare corde vocali, a smantellare possibili definizioni stilistiche, a deragliare certezze interpretative. Un fiume dolente tracima dagli argini di Dolore antico, per inondare coscienze ottenebrate dall’isolazionismo scellerato e non c’è Nulla che possa fermare il suo cinismo scritturale e per nulla al mondo va saltata questa traccia, per capire come ci si riempie con illusori e vacui rituali quotidiani. Un passaggio-chiave è Pensiero portante per tentare un guizzo ridestante da idee soporifere, un toglierci dalla bocca quelle mani che ci ha stampato il Potere per zittire l’analisi critica. Tutto risuona come sirena d’allarme contro un vivere spersonalizzante e superficiale, in cui il piacere supremo è delegato al becero fascino di un “click” o di un “tap” digitale. E allora, come dargli torto se il ghigno luciferino dello spoken-word di Iside tocca apici caustici? All’ultimo affondo c’è l’ipnotismo mantrico di Mother, con risvolti oriental-balcanici, con flauto acido ed incombente che t’inchioda al muro. 

Mantra informatico rafforza quindi il tessuto scritturale di Gianni Venturi, allestendo una elegia passionalmente sentimentale con spiazzanti impasti vocali ed un’elettronica onnipresente, che concede poco al fattore umano (ad eccezione del basso di Valerio Venturi) e ridando lustro, nelle liriche, a quella sublime espressione artistica chiamata Poesia.  

 

 

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In dettaglio

  • Anno: 2019
  • Durata: 58:38
  • Etichetta: New Model Label

Elenco delle tracce

01. Distonia
02. Isole
03. Mantra informatico
04. Plastica lucente
05. Straniero ovunque
06. Assenza
07. Dolore antico
08. Nulla
09. Pensiero portante
10. Dimmi che mi ami
11. La visione di Leonardo!
12. Iside
13. Mother
 

Brani migliori

  1. Nulla
  2. Pensiero portante
  3. Mother

Musicisti

Gianni Venturi: voce, testi, musiche, arrangiamenti - Valerio Venturi: basso - Daniele Bagnoli: programmazioni, fonico, arrangiamenti - Lucien Moreau: voce - Debora Longini: elettronica - Emiliano Vermizzi: sax