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Fratelli Mancuso

Manzamà

Dopo una lunga gestazione creativa e, a dieci anni di distanza dall’ultima produzione discografica, i Fratelli Mancuso ritornano con un sontuoso lavoro, regalandoci con Manzamà una sintesi del loro viaggio artistico e biografico. Il senso di un continuo movimento è stato tradotto e incorniciato impeccabilmente dai dipinti di Beppe Stasi, che narrano visivamente i luoghi interiori di Enzo e Lorenzo Mancuso; iconico il veliero in copertina come anche le altre opere ricche di pathos che arricchiscono l’intero libretto: un continuo rimando a porti, binari ferroviari, scorci di paesi e colori freddi che colano giù come lacrime da Occhi di vitru, per citare il titolo di un brano di questo ultimo disco. I due polistrumentisti nostrani, che negli anni ’70 emigrarono a Londra per cercare lavoro, continuano a portarsi dietro quella esperienza umana fatta di fatica e lotte sindacali con un’attenzione costante alla questione dell’emigrazione in senso più ampio. Manzamà è un disco struggente perché calato vividamente nel mondo di ieri e di oggi… senza sconti.

Nati negli anni ’50 a Sutera (CL), i Fratelli Mancuso sono stati testimoni di una realtà in via d’estinzione e proprio per questo risultano custodi di un prezioso patrimonio storico-culturale legato alla Sicilia. Una grande curiosità insieme ad un prolifico talento hanno consentito ai Mancuso di fare gli incontri giusti, primo fra tutti quello con il celebre etnomusicologo Joaquín Díaz González che suggerì loro di iniziare a registrare le composizioni e che, ancora oggi, resta un fondamentale punto di riferimento. Tour internazionali, lezioni-concerto in ambito accademico e stage sulla voce hanno portato via via a collaborazioni in ambito cinematografico e teatrale; ricordiamo fra tutte le musiche composte per la ‘Medea’ di Euripide, messa in scena da Emma Dante.

Durante la loro lunga carriera sono stati insigniti di diversi premi tra cui il ‘Premio Città di Recanati’ (1993) e il ‘Premio Rosa Balistreri’ (2000) come riconoscimento per lo studio e il recupero del patrimonio musicale della loro terra. Ascoltando il brano Deus Meus - le cui parole sono un passo tratto dal Vangelo di Matteo - veniamo immediatamente catapultati in un’atmosfera sacra che evoca i canti devozionali della Settimana Santa; le voci di Enzo e Lorenzo (qui insieme in una foto di Chiara Scolamacchia) in una lamentazione ipnotica e polifonica regalano tutta la suggestione dei riti antichi della provincia di appartenenza mentre, in sottofondo, Giovanni Sollima ricama col violoncello una sorta di bordone.

La scrittura musicale, sempre originale, permette un dialogo tra un modo di “portare la voce” tipico del canto di tradizione orale e un’architettura sonora colta. Nell’album troviamo quattordici tracce inedite, eccezion fatta solo per Nti la nacuzza ci trasi lu suli, curate tutte nel dettaglio. Ospiti ben due quartetti di archi e le firme di Franco Battiato e Aldo Giordano per quel che concerne gli arrangiamenti. Uno dei grandi pregi di questo lavoro è quello di esaltare le caratteristiche della musica siciliana, intrisa di suoni mediterranei come una spugna in mezzo al mare; dal soffio caldo e penetrante del duduk di Mario Arcari al suono più aspro delle launeddas sarde, dalla ghironda di Gérman Diaz all’oud di Peppe Frana, ogni strumento compie un cesellato lavoro di contrappunti riuscendo a regalare immagini sonore che fanno viaggiare l’orecchio e il cuore. Contemporaneo e tradizionale comunicano fluidamente in un solco, tracciato dai Mancuso, in cui sentiamo e vediamo scorrere storie, speranze e preghiere con una forte matrice identitaria. Una eco arcaica e popolare resta il basamento che tiene in piedi l’intero disegno armonico e Manzamà sembra avere già le fattezze di una pietra miliare, di un classico intramontabile a cui fare riferimento.

Con una scaglia di cera/ voglio fare lo stampo/ ogni volta che sorridi/ così me lo conservo/ per le notti più sole/ per le ore più dure/ per quel tempo che/ non si sa mai/ può arrivare. Una mollica di pane/per i giorni a digiuno/per gli anni di fame/una mollica di pane/e un grano di sale/per condire e condire/ l’insipido mare/che ci tocca navigare.” (Manzamà)

 

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In dettaglio

  • Anno: 2020
  • Durata: 57:28
  • Etichetta: Squilibri Editore - Crinali

Elenco delle tracce

01. Lassami Dormiri

02. Ti Canusciu Ferita

03. Li Suonni

04. Manzamà

05. Animi

06. Tu vidè ti nni va

07. Cori Miu

08. Deus Meus

09. Rosa di Carta

10. Nti la Nacuzza

11. La Scinnuta

12. Occhi di Vitru

13. Lacrima

Brani migliori

Musicisti

Enzo Mancuso (canto, chitarra, saz baglama, sipsi, flauta de sabugheiro, viola, sansula, viola de beiroa)  -  Lorenzo Mancuso (canto, harmonium)  -  Giovanni Sollima (violoncello)  -  Marco Betta (pianoforte)  -  Gérman Diaz (ghironda, lira organizzata, ghironda)  -  Mario Arcari (duduk, oboe, launeddas, clarinetto)  -  Peppe Frana (oud)  -  Arnaldo Vacca (percussioni)  -  Ferruccio Spinetti (contrabbasso)  -  Mosé Chiavoni (clarinetto)  -  Aldo Giordano (pianoforte)  -  Andrea Amico (contrabbasso) - Francesca Bongiovanni (violoncello)  -  Marco Alessi (chitarra)  -  Patrizia Capizzi (chitarra )  -  Massimiliano Dragoni (salterio)
Quartetto d'archi:
Laura Gallo (violino), Francesca Bongiovanni (violoncello), Luigi Sferrazza (violino) e Filippo Di Maggio (viola)
Quartetto d'archi:
Andrea Cortese (1° violino), Azusa Onishi (2° violino), Elga Ciancaleoni (viola) e Ivo Scarponi (violoncello) Gruppo Vocale:
"Amoris Laetitia" (Fabio La Marca, Giovanni Bunoni, Alessandro Pistone, Francesca Di Giugno, Gabriele Ferrara, Andrea Manta e Nino Moribondo)
Voce bianca: Elisea Sciacca