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Alessio Lega

Mare Nero

Alessio Lega è un cantautore anarchico. Musicista, poeta, ricercatore del canto dei popoli, scrittore, insomma, un uomo e un artista poliedrico, certo; ma è l’anarchia il filo conduttore, robusto e spesso, del suo sguardo sul mondo e sulle sue piccole e grandi storie, che siano di singoli esseri umani o di intere nazioni, più spesso tutte e due le cose insieme. “Politico”, dunque, nel senso più profondo e nobile, questo Mare Nero, «il mio primo disco proprio di canzoni, nato per le canzoni e sulle canzoni e null’altro», scrive lo stesso autore, che raccoglie qui brani scritti nel corso degli anni passati. Ed è bello; lo diciamo senza mezzi termini, riappropriandoci del significato più pieno dell’aggettivo, ancor prima di andare ad analizzare questo lavoro. Perché di lavori di grande valore ce ne sono molti, fatti di buone parole e di musiche raffinate, ma raramente sono così belli. Le tredici canzoni sono una fucina di emozioni che prendono forma direttamente dentro di noi, in ogni singola parola di cui si compongono i testi e in ogni nota egregiamente suonata dai musicisti. Un disco da ascoltare e riascoltare e riascoltare ancora, passando tra atmosfere estremamente diverse tra loro, tra storie e figure umane reali e simboliche, vive e morte, presenti e passate.

Proviamo a esplorare le tracce seguendo i personaggi e i luoghi di cui Lega ci racconta. La prima è Angelica Matta, l’incontro che salva al momento giusto, la persona che ha sofferto e che per questo comprende e diviene come il suo nome, un angelo, a contrapporsi al Povero Diavolo che non a caso la segue stretto: lui, che il dolore ha invece indurito e non ha più nulla da dare, e minaccia di trascinarti all’inferno con sé, digrigna i denti eroso dalla sua stessa rabbia. C’è poi il noto Mario, che ammazzarono in bicicletta – ricordate? – nella storia di Dario Fo sulla musica del mai abbastanza celebrato Fiorenzo Carpi (Hanno ammazzato il Mario in bicicletta), di cui vengono utilizzate anche le note del Pinocchio di Comencini; meraviglioso questo intarsio musicale, che sottolinea struggente il tocco infantile che unisce l’ingenuità di un bimbo alla semplicità di un uomo che la vita ha perduto e che correndo dal suo amore si imbatte nella morte. Viene da pensare all’assassino narrato da un altro anarchico, Fabrizio De André, che all’approssimarsi della fine incontra l’amore e intuisce per un attimo l’infanzia perduta, e comprende quando forse è troppo tardi. Incontriamo anche Maddalena di Valsusa: lei e il luogo in cui vive diventano tutte le resistenze e i luoghi che le accolgono, i Piemontesi e i Borboni, i briganti e i partigiani, naturalmente i “No Tav”, ma pure i nativi americani, evocati dalla citazione di Fiume Saint Creek. “Poco più in là” scoviamo, perduto in un bar, il protagonista di Non sarai più sola: una storia d’amore come tante, prima totalizzante, poi finita, così, che ci si domanda come mai, increduli e attoniti come il protagonista della canzone, ché “folle amore è un bimbo impertinente, capriccioso e intelligente, che d’un tratto poi si stufa e scappa via”.

Non solo vivi, incontriamo: ci sono anche i tre morti a Lecce, città natale del cantautore, ai piedi di Santa Croce. Melodia ispirata al canto di rivendicazione irlandese James Larkin, sullo sfondo di una guerra mondiale appena terminata, il popolo è affamato e chiede pane, “ma non c’è pace per chi lavora” e la polizia spara a caso sui manifestanti: come la tradizione orale insegna, i caduti vengono citati uno per uno, per nome e per cognome, ché la canzone ha il compito della memoria, e neppure dimentica il bimbo ferito sotto la basilica fredda e indifferente alla tragedia. Ritroviamo poi Enzo Baldoni in Zolletta che è una lettera per lui, appassionato copywriter, traduttore di fumetti, reporter e tanto altro, rapito e ucciso in Iraq nel 2004 dai terroristi.

Ci sono pure interi popoli, come gli zingari sterminati dai nazisti in Porrajmos, il loro viaggio tragicamente interrotto, struggente di fisarmonica.

E poi luoghi: Ambaradan, ad esempio, durissima, cruda denuncia delle efferatezze italiane nella loro azione coloniale, musicalmente allegra e leggera e ballabile a simboleggiare la medesima falsità che si usa per descrivere le operazioni militari italiane, quasi fossero compassionevoli e rispettose. O la Stazione Centrale di Milano, città di adozione di Lega, ridotta oggi a centro commerciale, e tutte le altre stazioni della città, emblemi di una trasformazione sociale ineluttabile e triste. C’è pure la Gaza di Paolo Pietrangeli – autore molto caro ad Alessio Lega –, dove nello sconforto per una guerra che non ha mai fine resta un fiore anche per un uomo “che coltiva poche speranze circa la libertà” (Fiore di Gaza).

Chiudono il disco il canto anarchico Mare Nero, terribilmente serio ma condito da un’ironia di pirati e tango, e Petizione per l’affidamento dei figli alle coppie omosessuali: titolo lineare per un testo articolato di riflessioni, per tornare infine a versi definiti – e definitivi – come il titolo: “che la paura più non ci sovrasti/e i figli imparino l’amore”.

Un disco da respirare a fondo, questo, e chi conosce e ama il repertorio dei canti politici e di lotta ne assapora qui tutta l’essenza. Riecheggiano nel canto appassionato di Lega, sotto forma di suoni, parole, atmosfere e melodie, non solo Pietrangeli e Fo, ma pure Guccini e De Andrè, il cinema di Capra e di Comencini, la letteratura di Collodi e di Leopardi. E ovunque si omaggia l’ideale anarchico, fino a Pietro Gori: “Altro che ‘addio Lugano’, cantiamo la memoria/ma occupiamo la storia, dove siamo e restiamo”. Un’opera colta, certo, “perché è la libertà ciò che vi fa paura/sospesi al centro esatto tra violenza e cultura”.

Foto di DissolvenzeLab

 

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In dettaglio

  • Produzione artistica: Rocco Marchi e Francesca Baccolini
  • Anno: 2017
  • Etichetta: A Buzz Supreme

Elenco delle tracce

01. Angelica Matta
02. Canzone del povero diavolo
03. Ambaradan
04. Santa Croce di Lecce
05. Hanno ammazzato il Mario in bicicletta
06. Stazione Centrale
07. Non sarai più sola
08. Maddalena di Valsusa
09. Porrajmos
10. Fiore di Gaza
11. Zolletta
12. Mare Nero
13. Petizione per l’affidamento dei figli alle coppie omosessuali

Brani migliori

  1. Canzone del povero diavolo
  2. Santa Croce di Lecce
  3. Porrajmos

Musicisti

Alessio Lega: voce, chitarra acustica  -  Francesca Baccolini: contrabbasso, basso elettrico, sintetizzatori, chitarra elettrica, cori  - Guido Baldoni: fisarmonica, pianoforte, organo, bebot, cori  -  Rocco Marchi – pianoforte, sintetizzatori, chitarra elettrica, percussioni, armonica  -  Enzo Cimino – batteria, percussioni  -  Gigi Biolcati: percussioni  -  Roberto Zamagna: banjo, dobro  -  Rocco Rosignoli: chitarra classica, mandolino, bouzouki, violino, cori