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Moostroo

Moostroo

Moostroo, ovvero Dulco Mazzoleni insieme ai suoi incubi, lungo le strade che nelle orobiche lande avevano tracciato a suo tempo i Jabberwocky; qui, però, la ferocia è indirizzata verso se stessi, in una sorta di rito purificatorio: si gettano fuori tutte le scorie, senza limiti né pudore, per liberarsi della loro presenza dietro la quale spesso si nascondono le proprie incertezze.

In altri tempi si sarebbe detto che l’artista in questione si “metteva a nudo”, ed il concetto, se vogliamo, è davvero un po’ quello: casomai, nel caso del trio orobico, risulta leggermente estremizzato, sfiorando i limiti di un (in)sano masochismo musicale. In questo senso la strumentazione ridotta all’osso non fa altro che enfatizzare il significato, il peso e la violenza delle parole, quasi scagliate addosso all’ascoltatore che giocoforza viene coinvolto in questo gioco, per certi versi “al massacro”, attraverso il quale porsi dinanzi alle proprie manchevolezze.

Manca, ma non potrebbe essere altrimenti, la furia iconoclasta del punk primigenio, ma il fatto è del tutto ovvio, poiché non ci sono più “icone” da spezzare o distruggere, anzi: l’obiettivo dei nove brani di questo album è proprio quello di mettere sul banco degli imputati il concetto di assenza, di qualunque genere esso sia, ma fondamentalmente quella di pensieri, di idee, di proposte, di qualunque occasione, modo, possibilità di rilanciare una socialità basata sulla sostanza e non sulla forma. Seguendo questo percorso Il prezzo del maiale è lo spot ideale per definire la realtà in cui ci si dibatte anche se l’album Moostroo in ogni caso non è certo la colonna sonora di una crociata o di un “movimento”,, bensì la semplice presa di coscienza di una realtà in cui chiunque è, volutamente o suo malgrado, coinvolto.

Parafrasando De Andrè siamo di fronte ad una riedizione, in chiave attuale e magari un po’ più cruda, del proverbiale: anche se voi vi credete assolti siete lo stesso coinvolti”: i limiti, le incongruenze, le falsità, le ipocrisie qui vengono raccontate in modo esplicito, senza giri di parole. Valzerino di provincia, Silvano pistola, Bacio le mani e Mi sputo in faccia sono solo alcune delle molte immagini della realtà circostante, in cui ci si può specchiare e riconoscersi.

Il messaggio, se di messaggio si può parlare, che rimane sottotraccia all’interno di questo lavoro è la sostanziale indifferenza che la maggior parte delle persone prova di fronte a questa realtà. Il fatto di rendersene conto spinge solo pochi a modificare i propri atteggiamenti ed in questo senso l’accusa di immobilità che traspare dalle nove tracce dell’album è esplicita e senza sconti, tant’è che neppure per un attimo vengono proposte soluzioni “taumaturgiche”: chi, di fronte alla consapevolezza di sé e del mondo circostante, si trovi a disagio, deve trovare da solo, se vuole, gli spiragli giusti per uscirne.

Amaro, disilluso, verrebbe da dire “preventivamente sconfitto”, Moostroo, ma conscio che il “deus ex machina” non è più il personaggio cui affidare le sorti della propria vita…


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In dettaglio

  • Produzione artistica: Dulco Mazzoleni, Stefano Gipponi, Francesco Pontiggia, Francesco Invernici
  • Anno: 2014
  • Durata: 38:20
  • Etichetta: Moostroo

Elenco delle tracce

01. Lps
02. Il prezzo del maiale
03. Valzerino di provincia
04. Silvano pistola
05. Umore nero
06. Bacio le mani
07. Underground
08. Autocomplotto
09. Mi sputo in faccia

Brani migliori

  1. Il prezzo del maiale
  2. Silvano pistola
  3. Umore nero

Musicisti

Dulco Mazzoleni: voce, chitarra classica con distorsioni  -  Francesco Pontiggia: basso, basso a due corde  -  Igor Malvestiti: batteria