ultime notizie

Un’altra Italia, nuovo singolo di ...

L’artista è colui che riesce a esprimere attraverso la sua opera pensieri, emozioni, sentimenti che appartengono a tutti e in cui ognuno può riconoscersi. Una volta c’erano gli intellettuali ...

Eleonora Bordonaro

Moviti ferma

“Moviti ferma” è, in siciliano, un falso ossimoro, per la valenza paradossalmente contraria del primo lemma. Moviti infatti significa localmente ‘resta’, ed è chiara manifestazione linguistica di quella finta mobilità gattopardesca per cui tutto cambia affinché nulla cambi, tra una continua spinta a rinnovarsi che viene regolarmente dalle nuove generazioni e quella resistente e atavica per una conservazione sine die dello status quo.

Parte da qui Eleonora Bordonaro per raccontare la sua oscura assolata Sicilia, vissuta profondamente per nascita e per continua riscoperta. Ma nello scorrere del tempo anche gli elementi statici hanno i loro lenti spostamenti del baricentro, le piccole variazioni di posizione, le impercettibili fratture del consueto, come un’altalena nel vento, una trottola in corsa, una barca alla fonda. Sono proprio questi piccoli mutamenti che Eleonora vuole raccontare, cambiando prospettiva e sguardo per questo secondo episodio della sua vita di cantautrice, dove passa dal plurale sociale al singolare più intimo, senza però spostarsi dal focus che la interessa fortemente, la visione al femminile della cosmologia isolana.
Per realizzarlo si è affidata a un crowdfunding attivo, che ha messo in circolazione creatività e maestria di artigiani e artisti, prevedendo nelle ricompense manufatti indigeni come marranzani, trottole, tele. Idea vincente come vincente è stata quella di realizzare un album collettivo con gran parte della scena musicale catanese.

La partenza è fulminante con un canto orgiastico e femminista di presa di coscienza e posizione, un manifesto sfida ai soliti quattro stolti al potere, richiesta di spazio e reale possibilità, Sprajammu di la luna, marcata dall’incedere ipnotico e magico dello scacciapensieri di Puccio Castrogiovanni, presto supportato da sorprendenti percussioni tecno trance e dai fiati in stile balcanico di Marina Latorraca. La title track è delicato canto sospeso tanto lunare quanto era solare il brano precedente, e il movimento qui, negato, impossibilitato, quasi autoimposto, diventa necessità e sopravvivenza. Altrettanto sospesa è Tridici maneri ri farisi munnu, un piccolo prontuario del vivere bene, in armonia con le cose, con il magico aiuto di Cesare Basile.

Un piccolo gioiello brechtiano è A merca, e qui Eleonora può liberare, come mille colpi al bersaglio, tutte le sue mille nuance vocali. Omu a mari ispirata a ‘Horcynus Orca’ di Stefano D’Arrigo, uno dei pochi libri davvero epici della nostra letteratura, veste la malia irresistibile di una bellezza sirena con ritmi sudamericani, come anche la successiva Picchiu Pacchiu che è ricetta di cucina e sensualità. Altro zenith dell’album è Menza Spogghia, con la bella chitarra di Agostino Tilotta, la voce narrante di Gaspare Balsamo, magica, e il coro evocativo delle amiche di famiglia, per una processione mattutina, prosaica e poco velata, di donne dirette alla fossa di risulta. Torna il marranzano per I Dijevi di Vurchean in canto italico di San Fratello, una originale lingua derivata da dialetti del nord arrivati nell’isola al tempo dei Normanni. Significativo il testo: “Un giorno il cuculo, il picchio e il gufo cantarono. Ma i ricchi che felicità ne hanno se i poveri sono tristi? Che li prendessero i diavoli di Vulcano e li bastonassero con la mazza. Non sono tutte uguali le barche in mezzo al mare, non è uguale la voglia di remare. C’è chi pesca e chi prende il sole, c’è chi tira pane solo per campare. Per tutti il sole spuntò e per la brama di pochi si spense, per tutti il sole spuntò per la brama dei potenti si consumò”.

Chiude l’album Ramu siccu, definizione di riprovazione per una donna che decide di non avere figli, come se questo la rendesse incompleta, imperfetta, meno donna. Eleonora contrappone la creatività procreatrice, voluta dal piccolo mondo di appartenenza, alla creatività artistica, che non solo compensa ma libera la donna dalle pastoie dei ruoli inibitori.

La Bordonaro (qui ritratta in due foto di Cristina Canali) continua il suo viaggio di analisi e resistenza al femminile in loco, con temperamento stoico, continuando a tessere, come Aracne, una mappa sempre più dettagliata del mondo affascinante e tetragono dove vive, forte della sua voglia invincibile di essere compresa totalmente come donna e come artista, senza condizioni manifeste, senza i lacci di un mondo che mantiene atteggiamenti arcaici difficili da annichilire. Album così aiutano la realtà a farsi migliore.

0 commenti


Iscriviti al sito o accedi per inserire un commento


In dettaglio

  • Produzione artistica: Puccio Castrogiovanni e Michele Musarra
  • Anno: 2020
  • Etichetta: Finisterre

Elenco delle tracce

01. Sprajammu di la luna

02. Moviti ferma

03. Tridici Maneri ri farisi nunnu

04. Cunurtatu

05. A merca

06. Omu a mari

07. Picchiu Pacchiu

08. Menza spogghia

09. I Dijevu di Vurchean

10. Ramu Siccu

Brani migliori

Musicisti

Eleonora Bordonaro (voce)  -  Gaspare Balsamo (voce narrante #8)  -  Michele Musarra (arrangiamenti, basso #2, 4, 7, 10)  -  Denis Marino (arrangiamenti #2, chitarra #4, 7, 10)  -  Fabrizio Puglisi (arrangiamenti e piano #5)  -  Cesare Basile (arrangiamenti, chitarra e percussioni #3)  -  Puccio Castrogiovanni (arrangiamenti #7, marranzano, mandolino, sinth)  -  Agostino Tilotta (arrangiamenti e chitarra #8)  -  Marina Latorraca (tromba, trombone)  -  Giovanni Arena (double bass #5)  -  Gionni Allegra (double bass #6)  -  Marco Corbino (chitarra #6)  -  Salvo Farruggio (batteria #6)  -  Salvatore Assenza (clarinetto #6)  -  Raffaele Brancati (flauto #7)  -  Rosario Moschitta (chitarra #7, 10)  -  Pierpaolo Latina (tastiere #7)  -  Orchestra Sambazita (#9)  -  Orchestra Jarabanda (#9)