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Alessio Lega

Nella corte dell’Arbat – Le canzoni di Bulat Okudzava

Il momento in cui la puntina si posa sul solco del vinile e la canzone comincia, tutto quello che c’è stato prima, l’idea, il lavoro, le intuizioni, le esecuzioni, lo studio, si devono condensare in una manciata di minuti e trasudare ogni stilla del sudore e della passione precedente.  Senza troppe spiegazioni, tutto deve vivere e pulsare in quegli attimi dell’ascolto. Ogni traccia diventa uno scrigno in cui è custodito un gioiello, di quelli artigianali, limati a mano e lustrati fino allo scintillìo.  Ancora più complesso è tutto questo quando si ha a che fare con materia prima particolarmente preziosa, che per di più arriva da lontano, portandosi dietro idiomi differenti. Il risultato finale di tutto questo lavorìo, nel disco di Alessio Lega, dedicato all’opera di Bulat Okudzava, è un concentrato di bravura, sensibilità e competenza, che regala alla platea italiana, una splendida corsia preferenziale per conoscere la storia e l’arte del padre della canzone d’autore russa.

C’è da dire che il progetto editoriale che presenta l’artista russo in Italia, è supportato con grande convinzione da Squilibri che in una pubblicazione più ampia, oltre al disco di Lega, corredato da un libricino che ne spiega genesi e storia, si avvale anche della presenza di un vero e proprio libro realizzato da Giulia De Florio dal titolo Bulat Okudzava – Vita e destino di un poeta con la chitarra, che arricchisce la collana de I libri del Tenco con una monografia che ricostruisce e documenta l’intera vicenda artistica del musicista dell’est, incluso l’audio della storica esibizione di Okudzava sul palco del Premio Tenco nel 1985 nel cd allegato alla pubblicazione.

Comprendendo a pieno chi è Bulat Okudzava, il suo peso nella storia della cultura russa del Novecento, si apprezza ancora meglio il grosso lavoro affrontato con misura e dedizione da Alessio Lega, che con un nobile spirito di servizio ci regala un accesso privilegiato a queste venti canzoni, interpretate in italiano. Come i quattro semi di un mazzo di carte, così i quattro ambiti in cui è diviso il disco ci aiutano a riconoscere, a seguire un filo artistico e biografico, che ha attraversato quel Secolo Breve, schiacciato dai totalitarismi e dalle guerre, e ossigenato dalla speranza di una rivoluzione libertaria. E così ci troviamo a percorrere i quattro cicli in cui il percorso è diviso: Guerra, Mosca, Poeti/Musicisti, Tempo/Morte/Speranza. Riportare parole e suoni che conservassero l’animo dell’opera di Okudzava deve essere stato il cruccio più grande in corso d’opera,  eppure la sfida è vinta, perché ascoltando le tracce, si percepisce nitido l’umore di quei luoghi e di quei personaggi, si vive per un po’ nell’Arbat, il quartiere di Mosca che custodisce alcune di queste storie. Come in un romanzo distopico, i passi degli scarponi dei soldati riecheggiano nelle notti fredde e deserte della città vittima della paura e del coprifuoco. Le pieghe e le piaghe del secolo scorso sono raccontate con uno spirito giustamente cupo e grave ma talvolta anche ironico. L’incedere delle tracce è uno specchiarsi nei ricordi di qualche tempo prima, con la capacità di ridisegnare i contorni dei ricordi, con nitide pennellate di realtà, che diventano temi portanti delle storie narrate, dalla guerra che Bulat ha conosciuto a soli 17 anni, alla persecuzione dei propri genitori, fieri rivoluzionari della prima ora, ma troppo libertari per piacere al sistema stalinizzato in seguito, o ancora, la lontananza da casa, le trincee impolverate, la voglia dell’amore e del ritorno, gli incontri occasionali che possono diventare un destino.

Musicalmente la scelta essenziale degli strumenti e degli arrangiamenti ben si sposa con la voce di Lega che accompagna perfettamente i vari cambi di registro delle storie narrate. A impreziosire ancor di più l’opera intervengono degli inserti vocali in cui Julia Dobrovolskaja, amica personale di Bulat, testimonia e spiega il contesto, l’epoca e lo spirito, in cui certe canzoni sono nate. I giurati del Premio Tenco hanno giustamente riconosciuto merito a questo lavoro, che resterà aldilà di questi tempi, e magari accenderà la curiosità e la passione verso quelle canzoni che Lega da piccolo maneggiava in dischi editi in una lingua, quella russa, strana e incomprensibile agli occhi di quel bambino che anni dopo, quasi come dinanzi al codice Da Vinci, ne decripta, per molti di noi, i significati occulti.


 

 

 

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In dettaglio

  • Produzione artistica: Rocco Marchi
  • Anno: 2018
  • Durata: 51:00
  • Etichetta: Squilibri Editore

Elenco delle tracce

01. Lenka Korolev
02. Canzone dei ragazzi dell’Arbat
03. Canzone degli scarponi militari
04. Il giovane ussaro
05. Quando Okudzava ha cantato le sue prime canzoni
06. Canzone per Mosca di notte
07. L’ultimo bus
08. Peccato però
09. La forma
10. Su fondo Puskin
11. Il musicista
12.Mozart
13. Canzone del grillo
14. Il romanzo storico
15. Fisionomia
16. Canzone dei Pirati
17. Breve è una canzone
18. Tre sorelle
19. Canzone georgiana
20. Perestrojka

Brani migliori

  1. Canzone georgiana
  2. Il giovane ussaro
  3. Lenka Korolev

Musicisti

Alessio Lega:voce e chitarra - Rocco Rosignoli: fisarmonica, pianoforte, armonium, glockenspiel, clavicembalo, cori - Rocco Marchi: piano elettrico, organo, armonium, basso elettrico, cori