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Lingue Sciolte

Neve

Arrivano dall’Abruzzo, da l’Aquila per la precisione ma, contrariamente a quanto si possa pensare in prima battuta, non affrontano la materia musicale come una sorta di ostico Gran Sasso, come una vetta da raggiungere o un percorso necessariamente punteggiato dalle asperità tipiche della loro terra. Le Lingue Sciolte, come il nome stesso fa intuire, sono decisamente più propense a correre, ad attraversare quella terra, ad osservarla da lontano, se non con distacco, per lo meno con una sorta di presa di distanza che permette loro di raccontarla in maniera più disincantata, rilassata, percorrendo la strada di questo nuovo cantautorato che si sta rivelando sempre meno “didattico” e sempre più descrittivo.

Sette brani diretti ed ascoltabili, per poco più di venti minuti di musica, quasi a rimarcare che oggi non c’è più per forza la necessità di realizzare percorsi musicali lunghi, magari contorti e comunque pieni di “curve”, quanto invece di trame lineari, dirette, che “arrivino” all’ascoltatore e facciano in modo di fissarsi, per poi solo dopo magari essere analizzate più in profondità. Si può definire questo approccio come figlio del realismo, che tiene conto senza troppe fantasie di chi “sta dall’altra parte”, l’ascoltatore, che sempre più spesso non ha né il tempo né il desiderio di fermarsi su un prodotto musicale a priori, ma tende a ritornarci su solamente se adeguatamente solleticato.

Cambiano dunque i tempi, e per certi versi cambia anche il modo di produrre musica per lo meno in quell’ambito, definibile pop-rock, che prevede statisticamente un alto numero di “partecipanti” che hanno come obiettivo primario quello di riuscire ad emergere dalla massa. Quello che serve è un’idea che “passi”, che colpisca, che faccia sì che l’ascoltatore sia talmente incuriosito da voler approfondire il discorso, approfondendo tutto ciò che si trova dietro un lavoro di cui ha sinora colto solo una minima traccia.

Neve è un bozzetto, per certi versi ancora da sgrezzare, attraverso il quale le Lingue Sciolte iniziano ad elaborare il loro percorso futuro: testi ben congegnati che non hanno un collegamento fra loro, e da qui la frammentarietà del lavoro, che non descrive una realtà coerente, ma una serie di microcosmi autonomi. Ci sono l’intimismo di Beatrice, l’intellettualismo di Woody Allen, il j’accuse neppure molto velato di Era mattina, l’essere scanzonati ed un po’ “cialtroni” di Neve, ed ognuno di questi quadri è, potenzialmente, la base per un percorso futuro, il punto di partenza utile per intraprendere questa o quella direzione.

Un cantato a tratti sofferto, ritmica molto basica, ma che entra in testa quasi subito, melodie essenziali, mai troppo complesse e che spesso giocano in seconda battuta, quasi di rimando con la voce; questo è, in sintesi, quanto espresso da questo album. Adesso inizia il bello, ed il difficile, per questa giovane band abruzzese, ovvero definire un suono, un’identità precisa, ed uno stile che possa davvero far fruttare i semi gettati.

Foto di Eugenia Di Pasquale

 

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In dettaglio

  • Produzione artistica: Lingue Sciolte, Luigi Tarquini
  • Anno: 2017
  • Durata: 20:24
  • Etichetta: ALTI Records

Elenco delle tracce

01. Beatrice
02. Woody Allen
03. Era mattina
04. Indipendente
05. Solo di te
06. Neve
07. Mi piaci solo d’estate

Brani migliori

  1. Woody Allen
  2. Era mattina
  3. Neve

Musicisti

Federico Vittorini: voce, chitarra acustica  -  Marco Fontana: chitarre elettriche  -  Valerio Scarsella: basso, cori  -  Andrea Orlandi: batteria, percussioni