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Roberta Di Lorenzo

Nomade

Roberta Di Lorenzo rappresenta uno di quegli strani casi che purtroppo si manifestano spesso nella canzone italiana. Pur avendo tutte le qualità per emergere, dopo aver studiato chitarra, pianoforte, canto lirico, nonostante sia dotata di personalità e presenza e sia capace di comporre testi intelligenti e profondi, Roberta fatica ad emergere e il suo nome, molto noto agli addetti ai lavori, non è ancora riuscito a ritagliarsi uno spazio adeguato nella canzone italiana. Spiace, ma evidentemente è il segno di come funzionano le cose musicali in Italia, con corridoi sempre più stretti per chi vuole essere realmente indie, cioè proporre i propri lavori svincolati da pure finalità di mercato. Roberta di tutto ciò però non si cura, o meglio conosce il sistema ma preferisce percorrere le strade tortuose e impolverate della periferia musicale senza perdere la propria identità e indipendenza. Strade che l’hanno già condotta a collaborazioni importanti e arricchenti, con Eugenio Finardi (sua è E tu lo chiami Dio, portato al Festiva di Sanremo 2012 proprio da Eugenio Finardi), Alberto Fortis, Andrea Mirò, i Sonohra, Gianluca Grignani ed altri ancora.

Veniamo ora a Nomade, il suo nuovo disco appena uscito. E’ un album intriso del calore tipico del meridione d’Italia – lei è pugliese di San Marco in Lamis –, sullo sfondo di ogni canzone sembra di respirare il vento del sud, la salsedine del mare, i rumori delle onde che si addormentano sulla spiaggia. Nomade significa anche il moto perpetuo del camminatore alla perenne ricerca di qualcosa, ed è ciò che spinge Roberta e continuare il suo percorso, certa che il successo è solo una parte, e nemmeno la più preponderante, della missione del cantautore (e della cantautrice). Nomade è Roberta, che ha però i piedi saldamente ancorati alle sue radici, come canta in Porca miseria: “su questa terra si nasce e si muore”, e il pensiero va inevitabilmente alla terra dove Roberta è nata, la Puglia, nel sud della penisola. Quel sud al quale si rivolge costantemente il disco, con addirittura due brani che il sud lo portano scritto nel titolo: Sud, cantata in italiano e U’ sud, in dialetto pugliese. In realtà sono due versioni della stessa canzone, entrambe struggenti. Sud è una ballata intensa e malinconica, che manifesta un amore sconfinato verso il sud (“a volte piango io, a volte piangi tu, da qualunque posto il sud è sempre il sud”). Quel sud d’Italia dal quale la vita ha portano in molti ad allontanarsi fisicamente senza però mai troncare il cordone ombelicale che li riconduce sempre a quei luoghi che portano indelebili dentro di loro (“io voglio cantare, il cuore sta là, non si ferma più, ho il cuore che batte giù al sud”). U’ sud è la versione dialettale di Sud, e per questo risulta più incisiva nel linguaggio (potenza del dialetto!) ma anche nel suono, che vira verso un climax etno-folk che ben si sposa con l’essenza di questo brano (arrangiato da Erasmo Petringa con la direzione artistica del maestro Eugenio Bennato). Sono queste due le canzoni che meglio rappresentano lo slancio etnico del disco, che pure è presente in quasi tutte le tracce. Lo è ad esempio in un’altra canzone che richiama la terra e il mare del Mediterraneo, Vento di Grecia, delicata ballad che si conclude tra corde acustiche, voce e il sospiro di uno strumento a fiato dal suono sospeso. Il disco è in equilibro tra canzone etno-folk e suono cantautorale, con qualche schitarrata e talvolta uno spruzzo di pop, così che l’album risulta ondeggiare tra diversi afflati, sempre molto delicati così da rendere godibile il disco a tutti i palati.

Un album a più sfaccettature che ci consente di gustare le diverse sfumature della personalità della Di Lorenzo. Un piccolo gioiello è Sacro e profano, che si basa su una deliziosa melodia che incontra un testo di amore e sincerità (“Amore mio, tu chiamami come ti pare, ma non confondere il sacro con il profano”) ma soprattutto che riesce a far risaltare la bella e delicata espressione vocale di Roberta Di Lorenzo. Le liriche cantano di sud, di amore, di nostalgia, senza trascurare le contaminazioni culturali e la denuncia sociale (“e mo’ basta, io voglio parlare. Tale madre e tale figlia, persino il tuo silenzio mi assomiglia. Tale madre e tale figlia, persino la tua rabbia mi assomiglia”).

Un album – il quarto della Di Lorenzo - denso di contenuti, molto ben suonato, che attualmente Roberta sta portando in giro in varie località italiane e che ci auspichiamo possa diventare il trampolino di lancio per proiettare Roberta dove merita, nel novero delle migliori cantautrici italiane.

La copertina del disco è un’opera del pittore Cosimo Malorgio.

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In dettaglio

  • Anno: 2023
  • Durata: 35:16
  • Etichetta: Incipit Records / Edizioni Digital Noises

Elenco delle tracce

01. La mia terra
02. Il nostro cappello
03. Piccola stanza
04.  Vento di Grecia
05. Bandiera feat. Andy Bluvertigo
06. Porca miseria
07. Sud feat. Bati Bertolio 
08. Sacro e profano
09. L’idea
10. U’ sud  

Brani migliori

  1. U’ sud
  2. L’idea
  3. Il nostro cappello

Musicisti

Roberta Di Lorenzo: voce, chitarra, pianoforte - Andy dei Bluevertigo: voce in Bandiera - Luca Mastrogiuseppe: duduc - Federico Ariano: ritmica  - Lisbona: cori  - Bati Bertolio: fisarmonica