ultime notizie

Patrizia Cirulli interpreta Achille Lauro

Patrizia Cirulli, cantautrice milanese, rilegge e reinterpreta C'est la vie di Achille Lauro.   di Paola Piacitelli                                                               VEDI IL VIDEO Il singolo, accompagnato dal videoclip ufficiale, è distribuito dall’etichetta La ...

Francesco Di Bella

Nuova Gianturco

Francesco di Bella è un nome di culto per chi bazzica la musica indie degli ultimi vent’anni. E’ a metà degli anni ’90, infatti, che Francesco Di Bella, a capo dei suoi 24 Grana, si fa notare per un’attitudine musicale che innesta un approccio punk su battiti dub ed echi della tradizione napoletana, muovendosi su un solco non troppo distante dai conterranei e contemporanei Almamegretta. A differenza di questi, tuttavia, Francesco Di Bella indirizza il mood dei 24 Grana verso una forma canzone che troverà la sua espressione più compiuta negli ultimi album del gruppo (Ghostwriters del 2008 e La stessa barca del 2011) e nel primo album solista (seppur condiviso con una effimera e forse sedicente band), il recente Ballads cafè (2013), che rileggeva in chiava più intima le tappe più significative della sua carriera, scarnificandole all’essenza e facendone rifulgere l’ammaliante bellezza.

Infine, ecco questo Nuova Gianturco, uscito pochi mesi or sono, lavoro che ospita i 99 Posse, Claudio Domenico (alias Gnut), Dario Sansone dei Foja e Neffa, e che nel titolo omaggia il quartiere di Napoli dove è sorta l’Officina 99, simbolo della rinascita delle periferie. Di Bella anni fa cantava di non cambiare mai vestito, eppure Nuova Gianturco con un colpo di reni sembra spostare il timone verso un pop che ammicca, neanche troppo velatamente, al mainstream (pensiamo a pezzi come Non ho più tempo). In tal senso il brano meglio riuscito sembra essere Progetto, a cui la voce di Neffa dona una sua ariosità. Il problema è che questa apertura, se così vogliamo chiamarla, viene pagata da Di Bella a caro prezzo, cioè a scapito di una personalità ben riconoscibile.

Il disco è bellino, certo, Di Bella è un cavallo di razza, ma tutto, o quasi, scorre senza colpo ferire, tra chitarre che a volte ricordano il buon vecchio Edge (prendetela come volete, questa osservazione), testi che passano dall’italiano al dialetto nell’ambito della stessa canzone senza apparente motivo, dinamiche sonore abbastanza uniformi dominate da un’onnipresente batteria sintetica. Ne consegue un marcato senso di indecisione sulla decisione da prendere, come se, alla stregua di Totò e Peppino a Milano, si volesse andare da qualche parte, ma non si avesse ben chiaro dove e come. La produzione artistica di Daniele Sinigallia, vecchia conoscenza di Di Bella, conduce l’album in una zona sonora alla Tiromancino 2.0, un territorio che, se a suo tempo era stato una vera piccola rivoluzione, ora fatica a stagliarsi dal fondale. Lo stesso cantato di Di Bella, molto corto, appoggiato, non riesce a definire bene le melodie di alcuni pezzi che restano sottese, inespresse.

Molte perplessità, inoltre, suscita la rilettura di Brigante se more, vecchio cavallo di battaglia dei Musicanova, un pezzo epocale, firmato da Eugenio Bennato e Carlo D’Angiò (scomparso, tra l’altro pochi mesi fa) che per vent’anni, dal ‘79 in poi, ha avuto trasmissione pressoché esclusivamente orale, tanto che molti hanno pensato che fosse realmente un tradizionale del XIX secolo. Ebbene, Di Bella con un fiume di coraggio che sfocia nel mare dell’incoscienza, porta questo inno in un ambito pop (e va bene), variando armonicamente l’inciso (e diciamo nuovamente che va bene), ma amputandone arbitrariamente un pezzo di testo, rendendolo così poco comprensibile, e dando vita anche a una discutibile variante quando sostituisce all’originale “Nun ce ne fotte du’ Rre Burbone” un più generico “Re padrone”.

Intendiamoci, non mancano alcuni momenti buoni, momenti dove il songwriting di Di Bella riesce invece a distendersi. Pensiamo a brani come Gina se ne va, dalla bella progressione armonica e dall’inciso azzeccato, e soprattutto alla finale Guardate fore. Ma sono, appunto, chissà perché, chicche poste in coda al disco (terz’ultima e ultima), ma più che risollevarne le sorti, ci lasciano con il rimpianto di ciò che l’album avrebbe potuto essere, e non è stato.

 

0 commenti


Iscriviti al sito o accedi per inserire un commento


In dettaglio

  • Produzione artistica: Daniele Sinigallia
  • Anno: 2016
  • Durata: 33:00
  • Etichetta: La Canzonetta

Elenco delle tracce

01. Nuova Gianturco
02. Aziz
03. Tre nummarielle
04. ‘Na bella vita
05. Non ho più tempo
06. Progetto
07. Blues napoletano
08. Gina se ne va
09. Brigante se more
10. Guardate fore

Brani migliori

  1. Progetto
  2. Gina se ne va
  3. Guardate fore

Musicisti

Francesco Di Bella: voce, chitarre, tastiere  -  Daniele Sinigallia: chitarra, tastiere, drum programming, basso  -  Alfonso Bruno: chitarra acustica  -  Andrea Pesce: piano, tastiere  -  Alessandro Innaro: basso  -  Maurizio Loffredo: chitarra slide  -  Cristiano De Fabritiis: batteria  -  Luca “Zulu” Persico: voce  -  Marco Messina: drum programming, effects  -  Massimo Jovine: basso  -  Sasha: tastiere  -  Marjiorie Biondo: cori, armonium  -  Andrea Ruggiero: violino  - Neffa: voce  -  Laura Arzilli: basso  -  Ivo Parlati: batteria  -  Dario Sansone: voce  -   Claudio “Gnut” Domenico: voce  -  Francesco Valente: chitarra classica  -  Joe Lally: basso