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Kerouac

Ortiche

Ci sono ragazzi che, affrontando “in musica” gli eventi della vita, decidono di farlo in maniera aggressiva, attraverso forme musicali quali rap, trap, hip hop, in cui scagliano contro il mondo raffiche di parole, ponendosi in modo decisamente conflittuale nei confronti della realtà. Lo fanno spesso perché, realmente, provengono da luoghi o da situazioni borderline, hanno alle spalle situazioni complesse ed è normale che, sentendosi in un certo senso schiacciati da esse, tendano a reagire in maniera artisticamente aggressiva. Non tutti in realtà sono così: fra loro c’è anche chi, pur provenendo da situazioni considerabili assolutamente “normali”, millanta una marginalità di fatto inesistente, inventandosi un personaggio che va poi a sovrapporsi al sé reale. Oppure, ed è il caso di Giovanni Zampieri, in arte Kerouac, c’è chi si prende del tempo per guardare, leggere, assorbire ed interpretare la realtà in cui è immerso, ed esprimere attraverso riflessioni messe in musica opinioni, sensazioni, giudizi che riguardano ciò che succede intorno.

Ortiche è, in questo senso, un concept album, perché racconta una realtà unitaria ma eterogenea, e lo fa guardandola da posizioni differenti, come all’interno di una sorta di caleidoscopio che restituisce differenti immagini del medesimo oggetto/soggetto. Ortiche è un album assolutamente “politico”, e lo è nel senso più alto del termine, perché si occupa di ciò che è la πόλις, non tanto dal punto di vista della tecnica, τέχνη, del suo governo, quanto invece della realtà in cui vivono, o più spesso sopravvivono, i cittadini, i πολίτης. Per arrivare ad avere questa visione complessiva, Kerouac si è preso qualche anno, ha messo insieme riflessioni e valutazioni, poi le ha tradotte in musica e, grazie ad un gruppo di collaboratori, Ortiche è il risultato tangibile di questa lenta riflessione. Nelle nove tracce dell’album troviamo espresse le solitudini urbane, la desolazione di quei luoghi, spesso postindustriali, riconvertiti il più delle volte senza tenere conto delle esigenze di socialità, quanto invece di pure necessità, o meglio interessi, di tipo urbanistico. I suoni stessi con cui i testi sono stati rivestiti trasmettono una profonda sensazione di vuoto, di solitudine, la necessità di ricreare una socialità, delle relazioni, dei rapporti all’interno di situazioni che non offrono più quei luoghi una volta deputati ad essi. Bassi profondi, a tratti davvero “cavernosi”, ritmiche tormentose ma non compulsive, armonie appena accennate, quasi ad indicare, in fondo, una possibile via d’uscita.

Ortiche non parla soltanto di una società in disfacimento, ma anche e soprattutto del bisogno di luoghi all’interno dei quali riconnettere i rapporti, potersi guardare in faccia e parlare, vis a vis, senza alcun tipo di schermo o di protezione, siano essi una tastiera o uno smartphone. Soprattutto, questo album parla di persone, di soggetti, di identità singole che cercano disperatamente di entrare in contatto fra di loro e per farlo debbono superare una serie di difficoltà ambientali spesso non previste o non prevedibili, e quindi determinate a trovare strade alternative, non sempre le migliori, non sempre le più facili. Resta da fare, alla fine, una considerazione: se un ragazzo di poco più di vent’anni ha maturato una simile visione della realtà c’è davvero da domandarsi, soprattutto da parte di chi di anni ne ha qualcuno di più, “dove abbiamo sbagliato”, e ci sarebbe da essere davvero impietosi, nei confronti di se stessi e dei propri errori, se non altro per poter ipotizzare qualche rimedio ad una visione così scura e buia del mondo intorno a noi.


 

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In dettaglio

  • Produzione artistica: Andrea Gallo, Giovanni Zampieri
  • Anno: 2017
  • Durata: 38:29
  • Etichetta: Granita Records

Elenco delle tracce

01. Rifugio
02. Divise
03. Graffiti
04. Angie
05. Antartide
06. Alberi
07. Maredentro
08. Metropoli
09. Capolinea

Brani migliori

  1. Graffiti
  2. Antartide
  3. Metropoli

Musicisti

Giovanni Zampieri: voce, chitarre acustiche, chitarre elettriche, synth  -  Andrea Gallo: basso elettrico, synth, chitarre elettriche, voce  -  Ilaria Zago: voce  -  Andrea Bacci: batteria  -  Alberto dalla Zuanna: programmazione synth  -  Piero Gallo: pianoforte