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Afterhours

Padania

Anno 2012: torna l’anno bisestile e con esso anche gli Afterhours.

È un anno molto particolare, emblema di un periodo storico che ha tremendamente bisogno di essere raccontato. Giornali, new-media, blog, post, tweet, tutti alla loro maniera ci provano, ma non basta.

È importante quindi in questo contesto il ruolo della musica, che con la sua forza e la sua immediatezza comunicativa ha la possibilità di condensare in 3 minuti e 40 secondi quello che non ci sta in un libro di 1200 pagine.

L’ambizione degli Afterhours va addirittura oltre: dimostrare che la concezione del Disco come opera complessa non è ancora morta e soprattutto, cercando di raccontare a modo loro, il qui e ora, l’hic et nunc.

Nasce quindi Padania, titolo curioso e provocatorio ma che ben si addice. Come dice Manuel Agnelli, Padania è uno stato mentale e cosa rappresenta ce lo spiega bene nella traccia numero 6 del disco, la title-track:  «Lotti, tradisci, uccidi per ciò che meriti / fino a che non ricordi più che cos’è / puoi quasi averlo sai / ma non ricordi cos’è che vuoi» sono parole emblematiche, che rappresentano in maniera spietata una modernità che ha perso di vista ciò che vuole. Parafrasando in poche parole: siamo schiavi di un sistema che noi stessi abbiamo creato per regolare le nostre vite, ma che oramai sopravvive per il suo essere fine a sé stesso, non tanto alle nostre vite.

Di libertà appunto si parla nella traccia d’apertura del disco, Metamorfosi, piccolo gioiello impreziosito dalla vocalità di Agnelli e dai violini di Rodrigo D’Erasmo:  «Se è liberta / ora ce l’hai / tu ora ce l’hai già / ma se è così buona / sai perché fa così male? »

Dopo l’ottimo inizio, quello che ne segue è decisamente all’altezza. Terra di nessuno e La tempesta in arrivosembrano decisamente dedicate alla nostra Italia:  «La tua terra perfetta che non sai abitare / verrà umiliata e distrutta / sarai obbligato a lottare / non puoi più decidere come sarai» e soprattutto l’inquietante messaggio finale  «La tempesta è in arrivo / nessun compromesso / gli insetti stanno scappando / ognuno pensi a se stesso»

Si arriva quindi alla canzone migliore del disco, Costruire per distruggere. Non posso far altro che ricopiare l’intera ultima parte, racconto emblematico dell’hic et nunc, Italia anno 2012:  «La folla ormai è davvero inferocita / quegli stessi che giurarono nascondono le dita / ficcandole nel culo della vita / per sputare tutti addosso / al loro mito / che è la causa della loro schiavitù / dall’amore che provavano per lui / che è il perché del loro cuore non pulito / il loro incubo abortito, la carne che va macellata / qualcosa poi dovrà accadere / cadremo tutti e poi sarà un piacere / cadremo tutti e poi festeggeremo / la liberazione del nostro dovere / costruire per distruggere/ una lunghissima rincorsa / per finalmente poi / poter morire»

Peccato che, a parte la già citata Padania, il disco perde di forza già dopo la quarta traccia. Per quanto il racconto del disco venga portato avanti, le altre numerose tracce sembrano decisamente più insipide, perse tra giochi e sperimentazioni, in cui gli Afterhours si divertono e fanno probabilmente anche divertire il proprio pubblico, ma che purtroppo sembrano tradire l’ottimo inizio.

Definire però queste canzoni inutili, citando l’Agnelli ironico di Messaggio promozionale n.2, forse sarebbe un pochino eccessivo, dato che fanno intravedere una band caratterizzata da una personalità forte e consapevole (So chi sono, appunto) e che ha ancora voglia di mettersi in gioco, sperimentare e tentare progetti ambiziosi.

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In dettaglio

  • Produzione artistica:  Manuel Agnelli e Tommaso Colliva
  • Anno: 2012
  • Durata: 48:35
  • Etichetta: Artist First

Elenco delle tracce

01. Metamorfosi

02. Terra di nessuno

03. La tempesta è in arrivo

04. Costruire per distruggere

05. Fosforo e blu

06. Padania

07. Ci sarà una bella luce

08. Messaggio promozionale no.1

09. Spreca una vita

10. Nostro anche se ci fa male

11. Giù nei tuoi occhi

12. Messaggio promozionale no.2

13. Io so chi sono

14. Iceberg

15. La terra promessa si scioglie di colpo

Brani migliori

  1. Costruire per distruggere
  2. Padania
  3. Metamorfosi

Musicisti

Manuel Agnelli: voce, chitarra acustica, chitarra elettrica Xabier Iriondo: chitarra elettrica, campionamenti Giorgio Ciccarelli: chitarra acustica, chitarra elettrica, cori Roberto Dell’Era: basso elettrico, basso pizzicato, basso con archetto, chitarra elettrica, cori Rodrigo D’Erasmo: violino, archi Giorgio Prette: batteria, timpani, gong