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Francesco De Gregori

Per brevità chiamato artista

Se la capacità di sognare e di alzarsi da terra contraddistingue il profilo di un artista, Francesco De Gregori incarna l’archetipo di tale condizione. Il suo nuovo disco, dopo due anni passati dal precedente e intenso “Calypsos” non tradisce le aspettative. Un lavoro conciso, ma capace di stringere in un unico respiro testi di assoluto valore poetico, pronti a inserirsi nella melodia con la lineare perfezione della tessera di un puzzle. La voce di Francesco ha conservato intatta la morbida intonazione, sottolineata dalla proposta di alcune ballate tipiche del suo stile. L’iniziale Per brevità chiamato artista può essere inserita con diritto nell’album delle grandi canzoni romantiche Ci si perde ad inseguire il testo e a lasciarsi lambire dalla melodia come pioggia sottile. La chitarra che percorre questa leggiadra ballata non può non ricordare il modello di Leonard Cohen, così come i cori che le fanno da fondale. Ma siamo di fronte a tutt’altro che a una pedissequa imitazione. E’ piuttosto qualcosa che sembra assorbito come per osmosi e restituito in un nuovo sembiante.

Alcuni brani di questo disco sono come una punta al curaro: Celebrazione, dove si prende spunto da un illustre verso dantesco, e specialmente Carne umana per colazione, requisitoria urticante dove emerge la vena amara e sarcastica dell’autore. Si ritorna all’elegia con canzoni quali Volavola, pagina strappata a un almanacco popolare, con un piglio che si mette al fianco del vecchio compagno di avventura, Mimmo Locasciulli o Ogni giorno di pioggia che Dio manda in terra, atterraggio nella terra degli hobo e sulle strade  di Washington Square. L’appartenenza a una cultura radicata nell’America dei singers-songwriters emerge soprattutto nell’unica cover dell’album, L’angelo di Lyon, i cui crediti conducono a Tom Russel, Steve Young e al fratello Luigi Grechi, ponte di comunicazione fra i due mondi. Ma non si possono nemmeno dimenticare Imperfetto, un “esercizio” alla Queneau, convenientemente declinato, e la malinconica L’infinito, scritta forse quando il sole ancora e la luna già sono appesi nel cielo.

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In dettaglio

  • Produzione artistica: Francesco De Gregori & Guido Guglielminetti
  • Anno: 2008
  • Durata: 37:58
  • Etichetta: Caravan/Columbia-Sony BMG

Elenco delle tracce

01. Per brevità chiamato artista  
02. Finestre  
03. Celebrazione  
04. Volavola  
05. Ogni giorno di pioggia che Dio manda in terra
06. L'angelo di Lyon  
07. Carne umana per colazione  
08. L'imperfetto  
09. L'infinito

Brani migliori

  1. Per brevità chiamato artista
  2. Volavola
  3. L'infinito

Musicisti

Francesco De Gregori: chitarra acustica, armonica, pianoforte
Paolo Giovenchi
: chitarra elettrica, chitarra classica, chitarra acustica, dobro
Lucio Bardi
: chitarra elettrica, chitarra acustica, chitarra 12 corde, banjo, scacciapensieri
Guido Guglielminetti
: basso elettrico, contrabbasso elettrico, arrang. Archi
Stefano Parenti
: batteria, percussioni, tamburello
Alessandro Arianti
: pianoforte, organo Hammond, melodica, fisarmonica, tastiere, clarino
Alessandro Valle
: mandolino, pedal steel guitar, auto arpa
Elena Cirillo
: violino, cori
Chiara Quaglia
: cori, voce solista
Antonella De Grossi
: cori
Cristiana Polegri
: cori
Maurizio Sparagna
: direzione archi