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Francesco Anselmo

Pluriball

C’era una vecchia poesia complicata di Angelo Poliziano, Legno agitato sol Nettuno chiama, in cui le infermità fisiche, il dolore, la povertà e i problemi concreti erano visti come bazzecole in confronto al male provocato dall’amore e dai sentimenti in generale. Gli Offspring direbbero: feelings, get out my life!

Tutti noi cerchiamo protezione da noi stessi e dal male che ci può fare la crudeltà di un mondo in continua evoluzione: tutti vorremmo avere la protezione di un Pluriball che possa salvarci dai sentimenti. L’ultimo album di Francesco Anselmo mette in scena proprio questo contrasto tra un io interiore la cui complessità genera prosopopee verbali che si tramutano in figure retoriche che modificano la realtà, e una realtà esterna oggettiva, anceschiana, non tanto montaliana perché realmente esistente, ma ingombrante con la sua pervasività. A volte si affacciano sulle finestre dell’io esperienze da cui ripararsi, ma non tutto riesce a restare fuori; qualcosa entra e può far male.

La canzone che dà il nome all’album è esemplare ed è anche un piccolo capolavoro: l’io si ritrova a scorrazzare tra l’oggettività del reale mentre dentro le metafore costruiscono una cattedrale di complessità fragile, tanto c’è la carta a palline scoppiettanti che ci può proteggere. Fuori: nei vicoli c’è il mercato; da una finestra si sente pregare. Dentro: io seduto a masticare il tempo sputo via le ore. E ancora: …la sirena fuori mentre dentro è ora di cena; sono fragili le tue paure, non voglio romperle per il mio bene. In questi contrasti subentra poi nella seconda strofa la storia di una ragazza che non vuole più vivere all’estero, vorrebbe tornare in Italia perché questa è la patria dei suoi feelings e solo cambiare linguaggio significherebbe cambiare se stessi. L’io sembra ben protetto da questi contraccolpi, dentro una scatola perfettamente imballata mentre il furgone si lascia andare a un rally pieno di curve e sterrati, col mondo che incombe, con la pesantezza di un futuro sempre più incerto. Ma ecco che arriva Poliziano: l’io aveva trovato la sua stabilità con una donna, in un luogo, in un tempo fuori dal tempo; lei però: preferisci il cambiamento alla tua voglia di restare. La canzone ritmata che sembrava quasi allegra piomba di colpo nel baratro della solitudine: si abbassa la tonalità; la grana della voce diventa remissiva; l’arrangiamento prima scoppiettante sembra improvvisamente perdere d’incisività; la voce riesce a dire solo la parola pluriball, non più come esaltazione di uno schermo dai mali del mondo, ma come urlo disperato alla ricerca di un nuovo involucro in cui poter respirare. È straordinario come il significato di una parola sola, ripetuto più volte non in contesti diversi, si carichi di una semantica differente, quasi l’opposto: è un espediente che può essere concepito solo nella musica, solo nella costruzione globale di una comunicazione completa nel mare dell’incomunicabilità, che spoglia le parole dal loro significato vocabolariesco e le inserisce nella vita. Così si fa una canzone!

Quando si ha qualcosa da dire non si urla contro il mondo e non si spreca energia; basta raccogliere le proprie idee e inserirle in un discorso musicale sensato. E tutto l’album è costellato di piccoli gioielli, come la traccia d’apertura Arredamenti o Lo dici veramente. L’altro brano molto interessante si chiama però Penne in scatola, che in una sonorità anni ’90, sottolinea l’incomunicabilità del nostro tempo, un festival metalinguistico in una semplice struttura musicale, perché chi ha grandi intuizioni non ha bisogno di troppi orpelli.

 Foto di Matteo Casilli

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In dettaglio

  • Produzione artistica: Donato di Trapani, Fabio Rizzo
  • Anno: 2022
  • Durata: 32:39
  • Etichetta: Fenix Music, The Orchard

Elenco delle tracce

01. Arredamenti
02. Satelliti di condominio
03. Pluriball
04. Davanzali
05. Equilibrio verticale
06. Penne in scatola
07. Savastin
08. Lo dici veramente
09. Fiammifero

Brani migliori

  1. Arredamenti
  2. Pluriball
  3. Penne in scatola

Musicisti

Francesco Anselmo: voci, chitarre acustiche - Francesco Argento: batteria, spd - Luciano Ficile: basso elettrico - Donato Di Trapani: pianoforte e synth - Fabio Rizzo: chitarre elettriche, chitarre acustiche, bouzouki - Matteo Bottini: chitarre nei brani "Lo dici veramente" e "Penne in scatola"