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Guignol

Porteremo gli stessi panni

Porteremo gli stessi panni non è stato un album dalla gestazione semplice e non è affatto un album facile, proprio perché figlio del conflitto, il risultato di una sorta di resa dei conti rimasta nell’aria per troppo tempo e che attendeva solamente un innesco, occasionale, per deflagrare definitivamente. L’innesco è stata la poesia di Rocco Scutellaro, poeta ed attivista politico lucano; l’esplosivo, se così si può definire, la relazione difficile, irta di ostacoli soprattutto generazionali, fra un padre ed un figlio all’interno di una provincia che pare essersi fermata, rinchiusa in una bolla temporale impermeabile alle sollecitazioni del mondo esterno.

Pier Adduce, sempre nel suo progetto Guignol, ha trasportato in questa occasione un vissuto intimo e diretto, non il racconto di un qualcosa di esterno o di estraneo; questo lo si evince non soltanto dai titoli dei brani, che rimandano tutti a situazioni, eventi o relazioni, ma anche dalla disinvoltura con cui sono stati utilizzati stili musicali differenti, o comunque non necessariamente coerenti fra loro, ma tutti fondamentalmente finalizzati ad interpretare la sensazione, il mood, la situazione che il brano narra. Non siamo di fronte alla mera narrazione di un gap generazionale, quanto invece al racconto di mondi che si sfiorano e si toccano: a volte si scontrano e altre volte si respingono, ma nonostante tutto mantengono un legame, sotterraneo, carsico, in taluni casi talmente flebile da apparire inesistente, ma che alla prima occasione riemerge, rimettendo in discussione equilibri fragili ed a continuo rischio di implosione.

Quello di Guignol è un approccio artistico in cui le parole hanno un peso determinante, ma è altrettanto vero che le scelte musicali sono decisamente coerenti con il significato di queste parole: non solo le note si adattano, aderiscono, “ricoprono” i testi, ma ne sottolineano e ne enfatizzano il significato, ne caratterizzano la forza, ne aumentano l’intensità emotiva. L’atmosfera dell’album che, ad un primo ascolto, può sembrare quasi malinconica, in realtà lo è molto meno di quanto sembri e questo perché c’è nei versi una consapevolezza profonda, una totale accettazione della realtà in quanto tale, che allontana qualsiasi tipo di rimpianto per ciò che è stato prima: le tracce di Porteremo gli stessi panni parlano del presente, di un hic et nunc che non ammette fughe all’indietro ma obbliga a ragionare sul presente preparandosi ad affrontare il futuro.

Nonostante le difficoltà della realtà che traspaiono da queste tracce, la poetica di Guignol è strettamente legata al presente, non si nasconde e neanche tenta improbabili fughe verso il passato o verso un ipotetico futuro, ma si guarda in un certo senso allo specchio e fa di tutto per riconoscere, nell’immagine riflessa, i tratti migliori, gli stimoli più intensi, le opportunità positive che offrano una spinta a vivere, e non semplicemente a “sopravvivere”. Il tutto con misura, senza aggressività e senza mai eccedere in invettive che hanno, sì, la forza e l’impatto del momento, ma che raramente sopravvivono al trascorrere del tempo: per guardare al domani occorre “buttare l’occhio” verso il dopodomani.


 

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In dettaglio

  • Produzione artistica: Giovanni Calella, Guignol
  • Anno: 2018
  • Durata: 30:42
  • Etichetta: Atelier Sonique

Elenco delle tracce

01. Padre mio
02. Diversi e opposti
03. Sei fratelli
04. Come Maria vergine
05. L’orizzonte stretto
06. 1979
07. Oggi dopotutto
08. La promessa
09. Pozzanghera nera il 18 aprile

Brani migliori

  1. Diversi e opposti
  2. Sei fratelli
  3. 1979

Musicisti

Pier Adduce: voce, chitarre acustiche, chitarre elettriche, armonica, slide  -  Paolo Libutti: basso   -  Antonio Marinelli “il Coda”: chitarre elettriche  -  Michele Canali: batteria  -  Dario Marchetti: batteria