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Attilio Zanchi

Ravel’s Waltz

“Leggendo i titoli che ho assegnato a queste mie composizioni mi sono reso conto che, in maggioranza, erano dedicate o ispirate ad alcuni compositori che io prediligo…”.
In questa frase, che si trova all’inizio delle note interne del libretto, si può forse trovare il senso dell’ultima realizzazione del contrabbassista, bassista e chitarrista Attilio Zanchi: musicista che, sin dagli inizi della sua carriera, non si è mai sottratto né alla sperimentazione (Come le foglie, Yu Kung, Maad, Aktuala), né al confronto con le influenze di altri musicisti, in special modo jazz, che sono state, nella maggiorparte dei casi, fonte di ispirazione e stimolo nello sviluppare nuovi percorsi musicali.

Ma non solo: Ravel’s Waltz è un album che si innesta in modo indiscutibile all’interno di questo cammino, soprattutto per il fatto che, nelle dodici tracce che lo compongono, hanno occasione di mostrare le loro doti numerosi musicisti di livello assoluto che, ognuno per quanto riguarda il proprio strumento, riescono ad offrire quel valore aggiunto che rende i pezzi originali e ricchi di espressività. Zanchi, peraltro, come del resto è sua abitudine, lascia ampio spazio agli amici con cui si trova a suonare; si ritaglia solo qualche minimo passaggio solista e predilige che siano i fiati ed il pianoforte a sviluppare le melodie: contrabbasso e batteria dettano i tempi, spingono il groove, fanno insomma da “collante” per il suono ma non eccedono mai in virtuosismi che in questo contesto non renderebbero onore alla varietà ed alla particolarità dei brani.

In questo senso non siamo di fronte ad un lavoro “monocromatico”, o “di genere”; le influenze sono molteplici, da quelle europee a quelle sudamericane, e Zanchi dimostra di trovarsi a proprio agio in qualsiasi situazione, metabolizzando lo stile ed assecondando le caratteristiche e le intenzioni di ogni singola composizione. Eclettismo, dunque, estro e fantasia, ma anche una rigorosa coscienza di come, ed in che misura, svolgere il proprio ruolo: ed allora non uno sperimentalismo fine a sé stesso, creato per stupire o impressionare, ma una sperimentazione mirata attraverso percorsi ed obbiettivi precisi, sviluppata con lo scopo di lasciare tracce solide e di lunga durata.

Toccare corde profonde, ma senza alcun sensazionalismo: del resto un musicista che è ormai sulla cresta dell’onda da oltre quattro decadi non ha certo l’obbligo di impressionare i propri ascoltatori, ma semmai il piacere di destare meraviglia, anche attraverso la semplicità delle composizioni e delle esecuzioni; se poi trova la collaborazione di musicisti che comprendono questo tipo di approccio, la musica fluisce libera e liquida senza ostacoli o spigoli di sorta.
Ed a quel punto il fatto di trovarsi di fronte ad uno o più “generi” diviene del tutto secondario ed ininfluente, di fronte al puro piacere dell’ascolto.

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In dettaglio

  • Produzione artistica: Attilio Zanchi
  • Anno: 2015
  • Durata: 60:46
  • Etichetta: Abeatrecords

Elenco delle tracce

01. Ravel’s waltz
02. Chorinando
03. Neruda
04. Ave Maria
05. L’enigma di Verdi
06. Por Astor
07. Secret whisper
08. Hermeto
09. Instinctively
10. Romanza
11. Labios de flores
12. Sound of love

Brani migliori

  1. L'enigma di Verdi
  2. Por Astor
  3. Secret whisper

Musicisti

Attilio Zanchi: doublebass  -  Paolo Fresu: trumpet  -  Tino Tracanna: sax, soprano sax  -  Roberto Cipelli: piano  -  Ettore Fioravanti: drums  -  Mauro Grossi: piano  -  Mauro Castiglioni: drums  -  Max De Aloe: chromatic harmonica  -  Massimo Colombo: piano  -  Tommy Bradascio: drums  -  Tommaso Starace: soprano sax  -  Michele Di Toro: piano  -  Barbara Balzan: voice  -  Gregor Muller: piano  -  Tony Renold: drums  -  Carlo Guaitoli: piano  - Maria Patti: voice  -  Giuseppe Emanuele: piano  -  Felice Reggio: trumpet  -  Simone Ronzoni: trumpet  -  Beppe Caruso: trombone  -  Giuseppe Cattano: trombone  -  Corrado Sambito: alto sax  - Gilberto Tarocco: tenor sax, bariton sax