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Agnese Valle

Ristrutturazioni

Con Ristrutturazioni, l’ultima creatura discografica della cantautrice romana Agnese Valle, è come se assistessimo al processo creativo ed autorigenerativo dell’anima, magma che divampa sotto la pelle, divenendo vita che si fa, nella riconciliante consapevolezza di sé e del mondo. Ogni parola e ogni suono, uniti in mistico sposalizio da una voce calda e rassicurante, si trasformano in pennellate delicate e minuziose, rese più intense dalle note appena sussurrate di un clarinetto e nobilitate da quelle più corpose di archi e pianoforte.

L’armonia così raggiunta, sembra venir distolta dall’inaspettata presenza narrativa di sonorità elettroniche che in maniera ossimorica delineano le sfumature più intime e veritiere dei complessi processi autorigenerativi; ma attenzione, non solo quelli dell’artista, ma di chiunque senta le tappe di questo viaggio verso sé stessi come proprie. Tappe vibranti d’intense emozioni, esaltate dalla finezza dei testi, echi semantici della forza espressiva di Giorgio Gaber, che proprio come Gaber disarmano e consolano.

Disarmano da una rabbia quotidiana che sembra tenerci in pugno, disinfettando gli angoli più remoti della nostra anima riponendovi speranza e fiducia, tratteggiate dall’immagine inaugurale dell’album di due mani che si stringono (Palmo su palmo). Immagine dal sapore intenso e profondamente umano, metafora di ascolto, comprensione, assoluzione verso sé stessi e verso il mondo, ma il percorso che porta ad essa è tortuoso e non privo di forti turbamenti in cui queste due mani si perdono, salvo poi ritrovarsi in una stretta più consapevole della precedente.

Ristrutturazioni è la storia di un viaggio inconsueto che parte dalla ri-scoperta della propria individualità, passando attraverso cunicoli stretti e bui dei propri blocchi interiori, muri issati a difesa, che il passar del tempo ha tacciato di oppressione da cui dover evadere (Cortocircuito), di distanza da dover colmare per creare spazi di alleanza con se stessi, un’alleanza indispensabile per superare nuove insidie (Come la punta del mio dito) e finalmente fiorire (Cactus). Proprio questo è il passo più complicato dell’autorigenerazione, fiorire nonostante le brutture di una società sterile di futuro in balia di squallidi giochi di potere (Al banchetto dei potenti) e nonostante le minacce all’integrità fisica e psichica avanzate dallo stesso uomo e dalla terra che calpestiamo. La tappa successiva del viaggio è le più dura e alienante; soffoca ogni pensiero positivo nelle segrete di una paura senza orizzonte, abitata da sconcerto, silenzio, solitudine (La terra sbatte). Eppure è proprio nella solitudine più sola e irrazionale che qualcosa continua ancora a brillare, è la consapevolezza di esistere, riconquistata ancora una volta risospingendo indietro le angosce del viver quotidiano, animato di senso anche dalla cura di ciò che resta dopo un’inaspettata assenza (L’ultima lettera dell’astronauta). Il viaggio musicale si conclude con la luce (Scivola) di un nuovo sapore per la vita che rischiara le ombre delle macerie dell’anima ancora fumanti ma inerte e annunciatrici di nuovi percorsi(Fame d’aria). Si spalancano le finestre dell’essere qui e ora presente nella certezza che qualcosa è ancora possibile (Ventilazione). È ancora possibile tornare a sporcare di colore i giorni in un ritmo festoso di contrabbando perché è solo controcorrente che si percepisce il senso del proprio andare (Il Tonno).

Un album bello e interessante da scoprire non solo per le splendide soluzioni musicali e le tessiture raffinate di parole e suoni, ma anche per le immagini. All’interno, infatti, è presente un progetto artistico-fotografico firmato da Giorgia Tino, anch’esso degno di nota e, diciamo così, parte integrante del viaggio musicale e visivo che l’album offre. La cantautrice appare distesa a terra con un vaso di cactus a celarle il capo, eco di un cambiamento temuto ma necessario. Ma è proprio nella paralisi totale che qualcosa può ancora accadere ed eccola su una scala. Ha intrapreso un nuovo percorso, ma è seduta non del tutto libera da quelle incertezze iniziali, come se si fosse fermata in una meta sospesa della sua vita tra il desiderio di proseguire e la paura del restare. Il suo corpo è avvolto dal candore di un telo bianco, sussurratore di schiudersi di nivee consapevolezze lì in attesa di esser riempite di nuovi significati, nuove parole, nuovi colori, nella trama intricata di una vita che non smette di stupire.

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In dettaglio

  • Produzione artistica: Pasquale Citera
  • Anno: 2020
  • Durata: 37: 57
  • Etichetta: Maremmano Records

Elenco delle tracce

01. Palmo su palmo
02. Cortocircuito
03. Come la punta del mio dito
04. Cactus
05. Al banchetto dei potenti
06. La terra sbatte
07. Di carne e di pietra
08. L’ultima lettera dell’astronauta
09. Fame d’aria
10. Ventilazione
11. Il tonno
12. Scivola

Brani migliori

  1. Come la punta del mio dito
  2. Al banchetto dei potenti
  3. L’ultima lettera dell’astronauta