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Ruvio

Ruvio

Cosa credi sia felicità?

Domanda che affonda le radici nella storia dell’uomo da quando ha coscienza di esistere, andrebbe spogliata oggi dalla irrilevanza delle cose quotidiane per ritrovarne il senso, certamente effimero, momentaneo, transitorio eppure essenziale. Se lo chiede Ruvio, nell’album omonimo, nel brano A qualcuno importa. Non vi aspettate risposte, chè le canzoni (belle) mica danno risposte, è già moltissimo quando obbligano a farsi le giuste domande.

Otto brani, usciti lo scorso marzo per la Non è mica dischi, costruiti nell’ultimo anno di vita «tutti con colore diverso ma con lo stesso carattere» - ci ha detto Alessandro Ruvio. La coerenza, tematica e di arrangiamenti, è tangibile fin dal primo ascolto; coerenza che non è mai monotonia, l’ascolto scorre leggero e piacevole, ci si ritrova in mezzo alle sue storie, in una comunità di sensazioni e riflessioni, sul mondo e l’amore, con lo sguardo appoggiato sempre sulle piccole cose, sui dettagli.

Sarà la città di nascita, e la relativa cadenza, gli echi di qualche Brunori spuntano a sprazzi. Ruvio ha dalla sua solo in parte quella ironia pungente ma delicata del più famoso conterraneo, ma mette sul piatto una buona scrittura, diretta e quotidiana, e una variazione melodica che alla perfezione veste i brani senza stravolgimenti.

La canzone d’autore ha allargato di molto i confini dentro alla quale si muove, e non da oggi certamente, il chitarra e voce è solo uno tanti colori nello spettro del processo creazione-stesura-interpretazione di una canzone; però rimane ancora valido il vecchio adagio della bontà di un brano realmente intuibile solo quando “spogliato” e cantato voce e accompagnamento (chitarra o pianoforte). Ho voluto chiedere ad Alessandro come si pone lui di fronte a questo argomento (ammetto a volte fin troppo da addetti ai lavori) - «Credo che per le canzoni d’amore, quelle intense e struggenti, sia chiaro, possa bastare una chitarra o meglio un pianoforte. In questi casi è meglio ridurre al minimo indispensabile l’arrangiamento. Così è capitato ad esempio per il brano Concedetemi un giorno. È una forma di intimità, meno strumenti sono presenti nell’arrangiamento e più se ne riesce ad apprezzare il senso più profondo. Come essere innamorati e dirlo solo ai tuoi tre amici più stretti. Per il resto, la musica ha bisogno anche di arrangiamenti ben strutturati, pensati. È il bello della composizione, una sorta di visione “ingegneristica” della canzone. Penso di aver strutturato i brani del disco, insieme alle persone che hanno contribuito all’arrangiamento, come Mirko Onofrio, sicuramente non scegliendo la soluzione più semplice e immediata, ma cercando di dare quel qualcosa di personale, rischiando allo stesso tempo, un pochettino, con alcune scelte. L’arrangiamento è come un vestito, non uscirei mai con l’amore della mia vita indossando una camicia con le maniche corte». 

Il disco d’esordio sembra esser diventato ora una carta da giocare come se valesse una vita (e una carriera) intera, il tempo per la crescita – umana, personale e di conseguenza compositiva – si è ristretto sempre di più fino quasi, per alcuni, a scomparire. Eppure credo ci sia ancora spazio, e se non c’è tocca trovarlo, per dare respiro a chi comincia a fare questo mestiere. Ruvio è bravo a scrivere, a comporre, e questi otto brani sono un buonissimo primo passo. E, si sa, ogni lungo viaggio comincia con un primo passo.

 

 

 

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In dettaglio

  • Produzione artistica: Mirko Onofrio e Giancarlo Pagano
  • Anno: 2019
  • Etichetta: Non è mica dischi

Elenco delle tracce

01. Ti saresti aspettato qualcosa di più

02. Come sarebbe bello

03. A qualcuno importa

04. La festa di ferragosto

05. Perbenisti e giovani eroi

06. Ci vuole entusiasmo

07. Sconosciuti a Milano

08. Concedetemi un giorno

Brani migliori

  1. A qualcuno importa
  2. Sconosciuti a Milano
  3. Perbenisti e giovani eroi