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Filippo Graziani

Sala Giochi

Basterebbero il cognome e la sua voce così riconoscibile per soffermarci a parlare ore ed ore di quanto i figli d’arte (e che meravigliosa arte quella di Ivan) se decidono di continuare lungo la stessa strada, siano sottoposti a quei fastidiosi e continui paragoni, come se non fosse già un gioco inutile comparare artisti di epoche e contesti storico-musicali differenti senza che questi abbiano anche un qualche grado di parentela. Volutamente saltiamo perciò la presentazione di Filippo Graziani, aggiungendo solamente un consiglio per chi legge: semmai passasse dalle vostre parti, andate a vedere “Fuochi sulla collina”, lo spettacolo teatrale che Filippo porta in giro da qualche anno al fianco di Andrea Scanzi e che ripercorre egregiamente, nei racconti e nelle canzoni, parte della vita artistica di Ivan.

Sala Giochi è il secondo album di Filippo; il primo Le cose belle, anno 2014, vinse la Targa Tenco come Miglior opera prima. Il titolo non mente anzi, dà fin da subito i confini dell’immaginario nel quale si muovono i 13 brani: i suoni dei videogame, il sabato pomeriggio con gli amici, le prime sigarette, gli amori, i lenti da imparare a ballare, i rimproveri per esser tornati a casa tardi in motorino senza casco. E senza troppa fatica vengono in testa e negli occhi i banchi della biblioteca dove Andy, Brian, John, Allison e Claire al suono dei Simple Minds con Don’t you (Forget about me) scontano la loro punizione in The Breakfast Club. Film, musica, sonorità di un decennio tanto bistrattato nel recente passato quanto riproposto in questi anni dagli artisti di casa nostra.

La premessa è che questo Sala Giochi è un buon disco, per la voce di Graziani che sa essere musicale con una semplicità e linearità probabilmente guidate dall’istinto e perché sa ben coniugare il pop-rock alla musica d’autore. I due singoli usciti Esplodere e Appartiene a te sono esattamente le due anime dell’album: un pop ritmato, contemporaneo, estivo (nell’accezione bella del termine, che sta per energia, positività e leggerezza) l’uno; ballata romantica dal ritornello stra-perfetto l’altra (qui il video girato a Coney Island, altro luogo simbolo della filmografia anni ‘80). In mezzo a queste due facce il disco inserisce una accanto all’altra due delle sensazioni costanti appiccicate addosso ai trenta-quarantenni di oggi, l’inadeguatezza e l’incapacità nell’affrontare le cose del mondo (Tutto mi tocca) e la risposta naturale che sarebbe buona norma dare a se stessi (Mettici vita): «ci vorrebbe un’idea/per dare alle cose la giusta misura/e ad imparare a combattere con la paura/di non essere stato mai abbastanza» - «è vita nei pensieri nella rivoluzione/vita che scorre senza padrone/quella luce che sta sempre accesa/ci metto vita in ogni istante in ogni nota».

Talento innato, ottima tecnica chitarristica, una voce che ricorda certo ma che è unica e personale, e una scrittura che può solo crescere, approfondirsi, e ampliarsi con il tempo. Se questi due primi dischi sono stati il modo di Filippo Graziani per presentarsi al mondo, noi non possiamo far altro che dargli il benvenuto e aprire le braccia.

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In dettaglio

  • Produzione artistica: Filippo Graziani – Simone Papi
  • Anno: 2017
  • Etichetta: Farn Music Sarl

Elenco delle tracce

01. Intro 02. E’ vero o no 03. Appartiene a te 04. Il mondo che verrà 05. Tutto mi tocca 06. Mettici vita 07. La parte migliore 08. Espodere 09. Credi in me 10. Vicini e lontani 11. Vorrei 12. Dove è il mio posto 13. Outro finale  

Brani migliori

  1. Appartiene a te
  2. Mettici vita
  3. Vorrei

Musicisti

Tommy Graziani: batteria  -  Danilo Fiorucci: basso  -   Alessandro Magnalasche: chitarre elettriche  -   Simone Papi: synth, pianoforte, hammond organ, programmazioni drum machine  -   Tommy Bianchi: synth, drum machine  -   Federico Mecozzi: viola solista  -   Leonardo Abbate e Sara Ferrini: cori  -  Filippo Graziani: basso, chitarre acustiche, chitarre elettriche, synth, drum machine