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Marco Cantini

Siamo noi quelli che aspettavamo

Secondo lavoro discografico per Marco Cantini, cantautore fiorentino che torna in scena con un lavoro che già dall’estetica seduce e incuriosisce: un bel digy-pack candido e cartonato con una grafica di copertina disegnata a mano. Il booklet (plastificato…peccato, si iniziava a prenderci gusto) è altrettanto ben curato: anche qui troveremo disegni fatti a mano (credo) e, se in copertina l’astrattismo di due (forse) camaleonti poteva far smarrire il nesso logico, all’interno troviamo sagome e contorni decisamente familiari. Capiremo in seguito. E, come preannunciato dall’estetica, fin dai primi istanti di suono si capisce che non basterà un solo ascolto.

Quello di Marco Cantini è un lavoro di canzone d’autore di stampo antico - quando per antico potremmo riferirci a quel periodo in cui la parola era importante ed era l’assoluta protagonista. E si pensi per brevità alle composizioni di Claudio Lolli o del più recente Max Manfredi. Certamente le melodie sono state ben lavorate e Cantini, con la produzione di Gianfilippo Boni, non le lascia in secondo piano…però è difficile trovare periodi e cellule melodiche che si lasciano ricordare. Non sembra proprio sia un disco da fischiettare per strada andando serenamente verso. E se il libretto tra testi e disegni da subito mostra sfacciatamente l’evidenza di un disco che ha forti contenuti, la tracklist e la sua sostanza non è per niente da meno. In 15 inediti si dipana la “storia d’Italia” che si consumava a Bologna nel 1977 (ecco a cosa si riferiscono alcuni disegni dai soggetti familiari…il tutto inizia a schiarirsi). Cantini narra le vicende di un professore, precario, che dal tempo di oggi viene per magia trasportato proprio al 1977…ed è lì che ritrova i suoi genitori ovviamente ragazzi, una Bologna in rivoluzione, conoscerà da vicino Andrea Pazienza e Stefano Tamburini, incontrerà la droga.

I testi che canta il Nostro non si lasciano afferrare dalla superficialità di rime facili o di metriche accattivanti e allora, spulciando in rete tra le tante pubblicazioni che ha ricevuto, scovo punti fermi e interpretazioni con cui potersi procurare una chiave di lettura efficace. L’impatto è meno letterale e filosofico di quello che si ha con un disco - per esempio – del già citato Max Manfredi, ma senza dubbio ci troviamo nello stesso “lato del magazzino”…come a dire: la razza non è poi tanto diversa. Anche qui si gioca tanto con le parole, con i suoi suoni e con i significati lasciando sfogare a pieno un’ingenua ed euforica passione di voler raccontare (a proprio modo) qualcosa che l’Italia ha conosciuto sulla sua pelle. E se al tempo sparavano i cannoni e si scontravano ideali, oggi Cantini fa vibrare ilsuono acustico di una chitarra e arrangiamenti morbidi e maturi (molto maturi) a comporre un disco di pregiata produzione e di profonda narrazione. Insomma, un album che cade in un periodo fervido di ricordi per Andrea Pazienza e qui l’autore ne cavalca (furbamente) l’onda evitando con cultura e spessore di banalizzare il tutto dietro un pop (d’autore) che punti alle ballad radiofoniche - alcova preferita della disinformazione di massa.

Chiudiamo invece con l’invito a guardare il video del singolo intitolato proprio Pazienza, che narra l’ultima parte di vita del popolare disegnatore, la sua morte…e tanto altro. Una clip ben fatta in cui ritroviamo volti noti dello spettacolo e della cultura italiana. Dunque concludiamo dicendo che questo Siamo noi quelli che aspettavamo è un disco impegnato ed impegnativo. Forse gli si condanna di non essere stato per niente clemente e “vicino” al resto del popolo…forse gli si condanna d’aver messo troppa distanza del “popolo della musica” di oggi e dai suoi linguaggi. Come dice un vecchio slogan pubblicitario: per molti ma non per tutti. E forse sarà questa l’arma per conservarne cultura e qualità.

Prossimi appuntamenti live:
1 Settembre 2016 - Agliana, area industriale "cacciatori"

 

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In dettaglio

  • Produzione artistica: Gianfilippo Boni
  • Anno: 2016
  • Durata: 58:00
  • Etichetta: Radici Music

Elenco delle tracce

01. Siamo noi quelli che aspettavamo (Introduzione)
02. Centrale dei desideri
03. Stock 84
04. Dopo la rivoluzione
05. Tranches de vie
06. Cinque ragazzi
07. Pazienza
08. Technicolor
09. Soffia profondo, Pier
10. L'esilio
11. Vita e morte di Federico F
12. Cafe de la terrasse
13. Fuori dal sogno
14. Preludio all'addio
15. In partenza

Brani migliori

  1. Stock 84
  2. Pazienza
  3. Cinque ragazzi

Musicisti

Marco Cantini: voce  -  Silvia Conti: feat. Voce  -  Giorgia Del Mese: feat. Voce  -  Erriquez: feat. Voce  -  Letizia Fuochi: feat. Voce  -  Luca Lanzi: feat. Voce  -  Riccardo Galardini: chitarra classica  -  Paolo Amulfi: chitarra acustica  -  Bernardo Baglioni: chitarra acustica  -  Tiziano Mazzoni: chitarra acustica  -  Maurizio Geri: chitarra acustica / classica  -  Giacomo Tosti: fisarmonica  -  Lele Fontana: hammond  -  Gianfilippo Boni: piano  -  Lorenzo Forti: basso  -  Claudio Giovagnoli: sax soprano  -  Francesco Moneti: violino  -  Gabriele Savarese: violino, archi  -  Fabrizio Morganti: batteria