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Dave Muldoon

Smoke Steel and Hope

Da Miami Beach a New York e poi a Milano la strada, ma soprattutto il paesaggio, cambiano davvero parecchio, e lo sa bene Dave Muldoon che, quasi vent’anni fa, ha deciso di varcare l’oceano e di abbandonare le coste dell’oceano Atlantico per stabilirsi fra le brume della pianura padana. Nove anni fa il disco d’esordio, Little Boy Blue, del quale Smoke Steel and Hope è, più che un fratello, una sorta di cugino, e questo perché il tempo ha modificato, almeno in parte, un approccio artistico che, da “made in Usa” è giunto d una visione più ampia e composita. E’ ancora presente e fortemente caratterizzato, questo è vero, quello stile cantautorale tipico dei folk singer a stelle e strisce, grazie anche ad una voce che, lievemente roca, riesce a raccontare il proprio vissuto attraverso quella patina di nostalgia che la distanza dalle proprie origini non manca mai di esprimere. Ma via via che i brani dell’album si dipanano ci si allontana lentamente dal possibile stereotipo yankee e ci si indirizza verso una sorta di folk “world oriented” in cui le sollecitazioni, le suggestioni, gli stimoli derivanti dai nuovi luoghi frequentati, si vanno ad interpolare con le proprie radici.

Questo lavoro è dunque un lavoro, per così dire, di transito, nel senso che si muove a partire dalle origini sino ad una nuova visione della realtà. Il folk vira talvolta verso il pop, agli strumenti tradizionali si vanno ad aggiungere lampi di elettronica; insomma, il magma, se così lo si vuol definire, lungi dall’essersi solidificato, è caldo ed in continuo movimento. Smoke Steel and Hope è necessariamente un lavoro di transito, un album in cui raccogliere nuove idee e metterle a fuoco e le nove tracce che lo compongono, testimoniano proprio questo momento di passaggio che oscilla fra la nostalgia, appena velata, per le proprie radici, “roots”, New York City life, ed il desiderio di assorbire in maniera più piena la realtà che si sta vivendo ormai da diciotto anni, Destiny’s child ma anche Horizons o Dancing.

Fra Dylan, Springsteen, Petty, con qualche accenno a Waits, che l’America l’hanno raccontata guardandola dalla strada, ma anche verso suggestioni più europee, quelle di un viaggiatore che, proseguendo un percorso iniziato da tempo, si avvia a realizzare nuove scoperte, a vedere nuovi paesaggi, a respirare atmosfere differenti. La scelta, peraltro, di farsi affiancare fra gli altri da Lino Gitto e Roberto Dellera, ovvero due terzi dei Winstons, la dice lunga sul desiderio di aprirsi ad un ambito musicale decisamente più ampio. Dave Muldoon riesce a conciliare una musicalità relativamente tradizionale con diversi spunti innovativi che spostano in avanti lo sguardo musicale e preparano, sicuramente, l’avvio di nuovi percorsi da intraprendere in futuro. Sarà dunque fondamentale la scelta di quale, fra queste possibili strade future, sarà quella che il cantautore statunitense, ormai di fatto adottato dal nostro paese, deciderà di imboccare, ma per sapere tutto ciò occorrerà attendere ancora un po’…

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In dettaglio

  • Produzione artistica: Giovanni Calella
  • Anno: 2018
  • Durata: 40:00
  • Etichetta: Prismopaco

Elenco delle tracce

01. Die for you
02. New York City life
03. Nothing at all
04. Destiny’s child
05. Mountain
06. Horizon
07. Dancing
08. Long time
09. On the radio
10. Get what you need

Brani migliori

  1. New York City life
  2. Dancing
  3. Get what you need

Musicisti

Dave Muldon: vocals, guitar, steel guitar  -  Giovanni Calella: electric guitar, acoustic guitar, synthetizers, percussions, vocals  -  Lino Gitto: drums  -  Milo Scaglioni: bass, vocals  -  Roberto Dellera: vocals  -  Micol Martinez: vocals  -  Chiara Castello: vocals  -  Wendy Lomax: vocals  -  Caroline Goodwin: vocals