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Andrea Pellicone Van Gogh Project

Something you should know

Non so se la pensate analogamente, ma sono convinto di una cosa: quando un disco ingloba sensibilità, cuore e solidarietà ha raggiunto il grande obiettivo di spalmare quel benefico altruismo che fa tanto bene alla causa umana. Andrea Pellicone è fatto cosi: suona tutto lui nella nuova opera Something you should know mettendo  a segno il secondo concept-album dopo Crixstrix suite, impacchettando otto brani in inglese più due italian version, con stesure musicali che non stagnano mai in soluzioni lineari e né lascia dubbi sulla premura adoperata nel concepirli, riservando (oltremodo) la spontanea esecuzione per non imbattersi in troppi orpelli che avrebbero snaturato la concettualità progettuale.

I primi due minuti di My sea is screaming mettono in forte rilievo il crollo del ponte Morandi con lo stridio intrecciato delle sirene navali finché Andrea inizia, poi, a sciorinare il suo campionario esecutivo con fermezza prog. L’incanto di un Romantic dream lo confeziona per 15 minuti, sotto forma di suite in quattro parti, tra richiami elettrizzati dell’ Ave Maria di Schubert, tratte frenetiche, passaggi nell’oscurità dell’anima ed una coltre assemblativa effigiata ad hoc: di certo non si passa un brutto quarto d’ora. Con Dirty money lancia l’invettiva contro l’avidità dello sporco denaro che scatena avidità, brama e distruzione nel cuore degli uomini e l’humus presente, sebbene più sommesso, lascia più di una riflessione in itinere. Rising to light raffigura il trapasso di chi ci ha lasciato verso l’altra dimensione di vita, dando spazio a una voce narrativa dedita al conforto e alla rassicurazione, senza disdegnare dinamiche pennellate sonore che delineano mistero ed ignoto. Song for Caterina e  Dancing on the clouds (brani che Andrea include anche in versione italiana) si dipanano, entrambi, tra richiami di delicatezza pianistica Pinkfloydiana e passionali guitar-works da lunghi applausi: quelli esclusivi per le vittime di Genova. Già militante (on drums)  negli Oceans on the moon, il Nostro percorre la strada di scrivere concept-album e, se non fosse cosi vistosamente preparato e sensibile, sfido chiunque a concepirne almeno uno che dia il minimo senso di credibilità. Invece, Andrea arriva subito al cuore di anima ed orecchio con tematiche socialmente attuali ma anche fantasiose, oniriche, che sconfinano l’ignoto con pertinenza e maestria e, forse, con l’apporto di altri musicisti, il risultato sarebbe stato ancor più esaltante.  

Cosa ci insegna Something you should know? Che dopo tutto, gira e rigira, se non c’è amore nelle cose che si fanno, non si può ambire a donare vibrati emotivi con sincerità e coerenza. Insomma, è “qualcosa che dovresti sapere”, no? Nulla si crea (dal caso), nulla si distrugge ma tutto si trasforma in desiderio verso L’Infinito: Leopardi docet.

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In dettaglio

  • Anno: 2020
  • Durata: 59:13
  • Etichetta: Seahorse Recordings

Elenco delle tracce

01. My sea is screaming
02. A summer joke
03. Romantic dream
04. Dirty money
05. Rising to light
06. Song for Caterina
07. L’infinito
08. Dancing on the clouds
09. Ballando sulle nuvole
10. Caterina

 

Brani migliori

  1. Dancing on the clouds
  2. Romantic dream
  3. Dirty money

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