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Modena City Ramblers

Sul tetto del mondo

Il disco è una creatura complessa, formata da una coordinazione di organi, palpiti, segnali che rendono ragione di un corpus musicale la cui nozione nei giorni del lettore mp3 rischia di perdersi nel gesto semplificante e azzerante di PLAY e STOP: titoli, sequenza proposta dall’artista, copertine, note e pure l’impegno fisico di alzarsi per cambiare disco senza ricorrere a certe faretre mnemoniche da millanta gigabyte, erano compartecipazione all’opera disco, erano l’ascolto nella complessità del suo gesto. Tutto questo non per misurarmi con la memoria, che di certo è nell’esercizio quotidiano del mio mestiere, che passa per la storia; piuttosto per lamentarmi con la vita, per certo procedere forsennato che nega i sapori portati al palato dai movimenti giusti della bocca e delle papille.

Insomma quando la redazione m’ha proposto di recensire l’ultimo disco dei Modena ho sorriso e ho pensato ai vent’anni di passione mia spesa sotto i loro palchi, ai viaggi con le loro canzoni in cassette scasse custodite come preziosi kit di sopravvivenza autostradale - ché quelli con le macchine lente hanno da averci una bella scorta di canzoni e racconti. Ancora, i Modena sono per me un Primo maggio in piazza a Torino a saltare due ore con mio figlio di pochi anni sulle spalle, e lui che urla incredulo quando sente la storia del comandante Diavolo, che non ci crede che la sappiano anche loro la storia che noi ci raccontiamo la sera giocando con un vecchio vascello comprato per terra al mercato e che avevamo ribattezzato “comandante Diavolo”. Un curriculum di passioni mica da ridere che è un impegno all’attenzione, all’ascolto meditato come era d’obbligo al tempo del vinile. Fuori anche dalla semplice dinamica dell’ascolto per mestiere.

Approfitto di un concerto dei Gang - le coincidenze non vengono mai da sole - e altri ricordi s’affastellano. Per una formidabile serie di concerti dei due gruppi uniti, che vado a vedere dalle parti di Firenze, parto una domenica mattina da Torino in macchina. Sul sedile di dietro il cane, davanti io alla guida e i Modena e il loro Sul tetto del mondo come unica scorta di note di viaggio. Il suono è quello a cui ci siamo già abituati nei primi dischi e anche i temi che passano dall’impegno, alla ballata romantica, alla canzone dialettale sono ascrivibili alla poetica nota del gruppo. Mi fermo all’autogrill e mi rigiro il disco tra le mani, lo annuso. Cercavo i Modena, i miei Modena, e indubbiamente questi sono loro, non certo una cover band, ma qualcosa non mi torna. Questo disco non riesce a ficcarsi nelle mie emozioni profonde, non si incunea con la balugine del suo splendore lì, tra l’aorta e l’intenzione, rubando a piene mani dalla memoria canora condivisa. M’agito sul sedile. Quasi quasi dico alla redazione che non ho tempo. Chi glielo dice a mio figlio, al comandante Diavolo che ci guarda dallo scaffale, vero nume tutelare della mia dimensione domestica e intima, chi glielo dice al cane lì dietro. Chi glielo dice alle mie orecchie che si portano dentro le migliori emozioni e ai miei anfibi che m’hanno portato ai concerti e alle mie mani che si sono aggrappate goffe a una chitarra inseguendo gli accordi di Remedios la bella. Un buon disco certo, ma quando ti portano al tavolo il conto della memoria, senti che hai mangiato di meglio ed era solo la cena della sera prima. Buona strada, fratelli.

1 commento

Silvio Bernardi { 29/04/2011 )

che bella recensione. complimenti.


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In dettaglio

  • Anno: 2011
  • Durata: 57:02
  • Etichetta: Black Out

Elenco delle tracce

01. Altritalia

02. I giorni della crisi

03. Interessi zero

04. Seduto sul tetto del mondo

05. Dieci volte

06. S’ciop e picòun

07. Povero diavolo

08. Tra nuvole e terra

09. ¡Que viva Tortuga!

10. La mosca nel bicchiere

11. Camminare

12. Il posto dell’airone

13. Specchio dei miei sogni

Brani migliori

  1. Altritalia
  2. Povero diavolo
  3. La mosca nel bicchiere