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Fulminacci

Tante care cose

Per descrivere al meglio la musica di Fulminacci e del suo ultimo cd Tante care cose basterebbe l’immagine della cover. Sono dei disegni realizzati con le tecniche dell’Intelligenza Artificiale attraverso software che usano metodi di machine learning: in pratica si mettono in una specie di frullatore delle immagini reali, lui le mischia, le elabora e ne sputa fuori una nuova, marziana e surreale, che sembra ricordare tutte le altre ma non assomiglia a nessuna di loro.

Ecco, la sua musica è così. In qualche passo ti sembra di scorgere delle assonanze tipiche degli esordi del rap, anzi no, poi è chiarissimo l’ammiccamento alle schitarrate da fuoco sulla spiaggia, ma neanche, dopo addirittura riconosci gli arrangiamenti larghi di Elton John, ma dura poco, ed infine giuri di aver azzeccato un pezzo di canzone d’autore della scuola romana, ma mica tanto però.

La verità è che Filippo Uttinacci, un giovane della provincia borghese capitolina, si diverte a disorientarci mentre prova a sperimentare una nuova forma di canzone d’autore popolare. E ci spiazza anche perché non è da un venticinquenne che ti aspetti un approccio orientato alla ricerca musicale così artisticamente maturo e di spessore.

Certo questo non è il suo primo lavoro, anzi nel 2019 con la sua opera d’esordio La vita veramente ha incassato un triplete d’eccezione: Premio Tenco, Premio Mei e Premio Rockol. Ma è con Tante care cose che Fulminacci prova a scardinare definitivamente da sé l’immagine giovanilistica del ragazzo sfigato di periferia che sfoga nel microfono le ansie da acne. Anche se poi “giovane” Filippo, nonostante questo faccino da liceale che studiava poco ma andava sempre bene, non sembra mai essere stato. E neanche romano per la verità. Merito di un suo percorso musicale aperto e libero da ogni cliché che, con meticolosa pazienza e studio, ha deciso di percorrere.

I testi delle tracce di questo secondo album non risultano sempre immediati, anzi, a volte sembrano criptici, non avere un senso lineare, preciso, coerente e non sai mai dove l’autore vuole andare a parare. Ciò che arriva chiaro invece da ogni sua canzone, come in un’opera impressionista, non è il disegno, ovvero il racconto narrato dentro il testo, ma il suo colore cioè le sensazioni che quella storia provoca. E questa magia Fulminacci la rende possibile con un uso magistrale di sonorità, di scelte fonetiche, cori, gridolini, di arrangiamenti che, solo se ascoltate nella loro interezza, riescono a ridare alla canzone un senso di compiutezza.

Lampante, per esempio, è il caso di Canguro, il cui testo sembra un enigma freudiano ed invece l’ascolto ti fa capire, sentire il modo in cui a volte ci sentiamo animali sbattuti fra le idee più strambe, complice un giro di basso irresistibile. Oppure come la dolcissima Le biciclette, le cui parole sembrano ricondurre ad una specie di inno ecologista ma poi ascoltandola ti senti addosso tutta la saudade di una fugace storia d’amore estiva che “Non è iniziata e non è finita” grazie al combinato disposto di un pianoforte, un synth ed un controcanto.

La verità è che la musica di Fulminacci la senti tua, perché in qualche modo ti appartiene, l’hai portata dentro in una delle tue vite precedenti: con il suo ricercato e travolgente lessico musicale ti trasporta in una sorta di supermarket delle emozioni vintage. Ad ogni sua canzone è come assistere alla proiezione di un film d’essai.

Anche quando si prende gioco dei critici musicali in canzoni come Forte la banda o dell’impegno fricchettone degli anni 70 come Giovane da un po’, è difficile non lasciarsi abbracciare dai trascinanti ritornelli pop e non cadere nella serendipità tipica dell’artista che mira a conquistare le Indie e raggiunge l'America.

Una musica colta quindi, quella di questa seconda prova di Fulminacci, travestita da canzonetta popolare che prova a fare un passo avanti importante rispetto alla pur interessante prateria della musica italiana affollata di sonorità indie e trap dell’ultimo decennio. E non poteva, d’altronde, che essere così se nel suo portafoglio invece dello scudetto della squadra del cuore il nostro Filippo custodisce i santini di Paul e John.

Foto di Filiberto Signorello

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In dettaglio

  • Produzione artistica: Federico Nardelli e Giordano Colombo
  • Anno: 2021
  • Durata: 36:00
  • Etichetta: Maciste Dischi / Artist First

Elenco delle tracce

01. Meglio di così
02. Santa Marinella
03. Miss Mondo Africa
04. La grande bugia
05. Un fatto tuo personale
06. Tattica
07. Canguro
08. Forte la banda
09. Giovane da un po’
10. Le biciclette

Brani migliori

  1. Santa Marinella
  2. Tattica
  3. Le biciclette

Musicisti

Fabio Rondanini (batteria) - Roberto Dragonetti (basso) - Raffaele Scogna (pianoforte) - Massimo Martellotta (chitarre) - Carmelo Patti (archi) - Daniele Moretto, Claudio Allifranchini (fiati) - Federico Nardelli (chitarre) - Giordano Colombo (batteria)