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TE

Sempre in quintetto, ma con due sostituzioni rispetto al brillante album d’esordio del 2011, torna questo singolare ensemble di soli organetti, nell’occasione con ospiti e con l’inserimento (molto discreto) di percussioni ed elettronica. I nuovi, per la cronaca, sono Kepa Junkera, già accanto a Riccardo Tesi nei gloriosi TransEurope Diatonique, e Simone Bottasso, al posto di Bruno Le Tron e Didier Laloy, dunque un basco (di Bilbao) e un cuneese (di Boves) per un francese e un belga.

Cambia un po’ anche la musica, con la componente popolare, la cantabilità, che occupano oggi ancor più massicciamente il centro della scena. Le composizioni sono dieci, due a testa per ciascuno dei membri dell’ensemble (li specifichiamo accanto ai titoli nella tracklist). Diminuiscono anche gli elementi aleatori, almeno così parrebbe, in favore di sequenze ribattute, reiterate ciclicamente, com’è del resto abbastanza tipico appunto della musica popolare. Anche le intersezioni fra i vari organetti si fanno di regola meno fitte, si direbbe più centellinate.

Addentrandoci più nelle pieghe del disco, dopo il primo brano, vociferante, di Tesi, sorta di prologo, appunto, al lavoro, si entra nel vivo col più mosso January Sun del finlandese Markku Lepistö, proseguendo col più melodico-descrittivo New Years End dell’irlandese
David Munnelly. Parte quasi dimesso, a seguire, Gernika di Junkera, che ricorre ancora all’elemento vocale (il coro basco, tutto al femminile, Sorginak, nella foto) in periodici crescendo e decrescendo ed efficace alternanza con nuovi interludi strumentali. Il sogno di Fellini di Bottasso chiude la prima cinquina di brani (uno a testa, come si sarà notato), episodio fragrante (in tema col titolo), in cui si ascoltano anche le percussioni, suonate da Junkera, e ancora le voci. La seconda parte decolla su una nuova pagina di Munnelly, di cui apprezziamo soprattutto l’avvio, solido e profumato insieme, mentre decisamente vivace è Tarantella rouge & noir di Tesi. Nuovi elementi percussivi segnano, subito dopo, Kuru di Lepistö, laddove Lisbao, di Junkera, è di fatto diviso in due segmenti, il secondo esplicitamente ballabile. Chiude il disco Getting Lost in Bagdad di Bottasso, in cui tornano le percussioni.

La sensazione finale, pur al cospetto di un’opera sempre di indiscutibile pregio, è un po’ quella che le vette del primo album non ritornino completamente, al di là dell’elemento-sorpresa, che all’epoca fu notevole. Qui sembra che si vada un po’ più sul sicuro, con una ricerca soprattutto compositiva e, come detto, un minor interscambio esecutivo tra i vari elementi in campo. Naturalmente speriamo in un terzo capitolo, magari senza aspettare altri sei anni…

Foto di Gaizka Penafiel.    

 

 

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In dettaglio

  • Produzione artistica: Frédérique Dawans
  • Anno: 2017
  • Durata: 50:30
  • Etichetta: Visage Music / Materiali Sonori

Elenco delle tracce

01. Sushi Time (Tesi)
02. January Sun (Lepistö)
03. New Years End (Munnelly)
04. Gernika (Kepa Junkera)
05. Il sogno di Fellini (Bottasso)
06. Herfst (Munnelly)
07. Tarantella rouge & noir (Tesi)
08. Kuru (Lepistö)
09. Lisbao (Junkera)
10. Getting Lost in Bagdad (Bottasso)

Brani migliori

  1. Gernika
  2. Il sogno di Fellini
  3. Tarantella rouge & noir

Musicisti

David Munnelly, Riccardo Tesi, Markku Lepistö: organetto diatonico   -  Simone Bottasso: organetto, elettronica   -  Kepa Junkera: organetto, percussioni  -  Taro Okamoto: voce in 01  -  Sorginak: voci in 04 e 05