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Maria Devigili

Tempus fugit

“La bellezza ci ha sfiorato un solo attimo” è un verso tratto dal brano Inconsapevoli, terza traccia del nuovo disco di Maria Devigili intitolato Tempus fugit. Ci ha sfiorato, e noi che abbiamo fatto? La bellezza è così rara, va riconosciuta, afferrata, trattenuta e cantata. Il tempo corre, e noi dobbiamo godercelo, questo tempo che ci è dato, facendo tesoro della bellezza e dell’arte. Anche di una canzone, di un disco, perché no?

 

Sed fugit interea, fugit irreparabile tempus”, da Virgilio arriva ai giorni nostri e diventa locuzione di uso comune, Tempus fugit appunto, come una sorta di presa di coscienza del trascorrere inesorabile del tempo, che alla malinconia di fondo aggiunge però l’invito a godere del presente perché, sappiamo bene, “di doman non c'è certezza”. Ma che tempo abbiamo noi? Che cosa ne facciamo del nostro tempo, di questo dono così prezioso che fugge e sfugge a ogni definizione che cerchi di imporgli dei limiti? Come una sorta di Alice nel Paese delle Meraviglie incalzata dal Bianconiglio, Maria Devigili si guarda intorno ed esplora il suo tempo con curiosità, prendendo appunti, sollevando dubbi, spunti di riflessione, provando a raccontarcelo nel modo che meglio le riesce: con la sua voce morbida e sempre protagonista, e con la sua chitarra con la quale ha un rapporto quasi viscerale.

Maria Devigili, cantautrice trentina che oggi vive a Bologna, ha già alle spalle due album e un EP, compone e suona la chitarra fin da giovanissima, da quando cioè ha mosso i primi passi in questo mondo suonando per la strada. Il suo nuovo lavoro, in uscita oggi, 15 febbraio, arriva dopo tre anni dal precedente La trasformazione, un disco dal titolo emblematico che ha segnato la svolta artistica e personale nel percorso della cantautrice. Tempus fugit contiene 10 tracce che ruotano tutte intorno al concetto di “Tempo”; è una sorta di concept album, quindi, “sul tempo nelle sue varie declinazioni, la memoria, l’attesa, la pazienza, la reincarnazione eccetera” come spiega la stessa Devigili in un’intervista. “È un tributo alla saggezza latina in cui la tematica della fuggevolezza del tempo è ricorrente” continua la cantautrice. “Oggi noi viviamo nella convinzione che “il tempo è denaro”. Ma possiamo davvero quantificare la preziosità’ del tempo?” si chiede lei. Eh già, bella domanda! Di certo c’è che l’argomento è affascinate e la chiave trovata per indagarlo è accattivante, come lo è la voce calda e particolarissima di Maria Devigili che ci accompagna per mano attraverso tempo reale e tempo fittizio. Un po’ come accade al cinema, in cui spesso la discontinuità del tempo, grazie al montaggio, riesce a produrre nello spettatore una "illusione parziale", che fa percepire gli oggetti e i personaggi come reali e immaginari insieme.

L’album si apre con il brano Arcaico futuro, in cui la voce ondeggia sinuosa tra suoni electro pop in un continuo andirivieni tra ciò che accadrà e flashback di quanto è già accaduto, con una simpatica citazione delle “parole parole soltanto parole” che suona quasi come un tributo alla grandezza di certa indimenticabile musica italiana, più forte del tempo. Fra i brani migliori, Frequenze armoniche, altro pezzo in chiave elettronica sul non farsi sorprendere dal tempo che corre, e Tempus fugit, canzone particolare e un po’ inquietante, che rimane subito impressa nella mente con quel suo ticchettio in sottofondo a scandire il tempo e i fraseggi di chitarra che si ripetono ossessivi nella ricorsa di qualcosa che forse ancora non sappiamo cosa sia. Nella frenesia del nostro vivere quotidiano il tempo corre quasi senza una meta; è tempo che non solo fugge, ma tutto divora (come Kronos - Κρόνος - il dio greco). Interessante anche il breve brano successivo, Il presente, solo voce e ukulele, che in un minuto e mezzo scarso ci ricorda insistentemente che “il tempo fugge sempre” pur essendo “presente”, mentre in “Senza tempo” si invita ad apprezzare l’attesa, a fermarsi in ascolto, a perderlo questo tempo, avendola vinta sulla corsa e sull’inquietudine, per concedersi il lusso di godersi ciò che è eterno e assoluto: la libertà, il nulla, l’infinito.

Un album decisamente interessante, colorato e vivace, così come il singolo che ne è tratto e che si intitola Memorandum. Il video del brano, uscito in anteprima per annunciare il disco, è stato girato a Nashville con le riprese di Robert Xeno (fondatore della Earth Hertz Records) e vede la songwriter italiana a spasso per la capitale del Tennessee con fare divertito ed ironico  (https://youtu.be/0hHouK-7k04). Il disco è prodotto da Riff Records/Cardio Productions sotto la supervisione di Giuvazza, il vulcanico chitarrista che abbiamo conosciuto sui palchi di Eugenio Finardi, e del quale ci siamo occupati recentemente su L’Isola in occasione dell’uscita del suo primo lavoro come cantautore.

Maria Devigili presenterà il suo nuovo album nei locali e nei club Italiani nei mesi di marzo e aprile. Queste le date finora confermate:

11 febbraio, feat Silvia Caracristi, Teatro delle Garberie, Pergine, (TN)
16 febbraio, Turba, Lugano
17 febbraio, Arci Simonetta, Milano
18 febbraio, Birrovia, Cuneo
24 febbraio, Circolo Arci Binario, Treviso
1 marzo, Comaro’, Castelfranco Veneto (TV)
7 marzo, Off, Bologna
16 marzo, Circolo Libero Pensiero, Lecco
17 marzo, Circolo Big Lebowski, Novara
22 marzo, Contestaccio, Roma
7 aprile, support act Giuvazza @ Officine Ferroviarie, Torino
27 aprile, Catomes Tôt, Reggio Emilia
28 aprile, Quarto Stato, Cardano al Campo, Varese

 

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In dettaglio

  • Produzione artistica: Maria Devigili e Giuvazza (Giovanni Maggiore)
  • Anno: 2018
  • Durata: 32:00
  • Etichetta: Riff Records/Cardio Production

Elenco delle tracce

01. Arcaico futuro
02. Ho visto
03. Inconsapevoli
04. Frequenze armoniche
05. Memorandum
06. Tempus fugit
07. Il presente
08. Superstiti
09. Senza tempo
10. Maya

Brani migliori

  1. Arcaico futuro
  2. Frequenze armoniche
  3. Memorandum

Musicisti

Maria Devigili: Chitarre, ukulele, hammond, sinth, voce  -  Stefano Orzes: Batteria, percussioni  -  Giuvazza: chitarre, basso, sinth, percussioni  -  Chiara Cesano: archi