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Le scimmie sulla luna

Terra!

In questo periodo si parla insistentemente di fine del rock, il genere che ha trionfato dagli anni Sessanta fino alle soglie del 2000. Qualcuno sostiene che nel nuovo millennio abbia cominciato a non reggere più il passo con i tempi musicali moderni, immersi in un ingorgo di suoni tra i quali è sempre più arduo scorgere anche solo dei frammenti del rock. Eppure, se giri per locali o ti muovi tra nuove label e band misconosciute ti rendi conto che il genere non è finito, anzi pare continuamente rinascere dalle ceneri e sembra non abbia proprio intenzione di smettere di girare. E tra le sue ceneri, che se non muore evidentemente rinasce, è possibile individuare anche qualche spora di una branchia non molto frequentata dal rock ma che ha sempre trasmesso molto fascino, il rock strumentale. Solo per rinfrescare la memoria ricordiamo Booker T and the MGs, autori della celebre Green Onions e gli italianissimi Goblin di Claudio Simonetti, che conobbero la celebrità con la colonna sonora del film Profondo Rosso. Oppure, per avvicinarci ai giorni nostri, citiamo la band dei Calibro 35, che realizzano brani strumentali ispirandosi alle colonne sonore dei film polizieschi, specialmente quelle degli anni Settanta.

È questo il sound a cui attinge - o quantomeno si può accostare -  questo gruppo pugliese, Le Scimmie sulla Luna, nato dalle ceneri (di nuovo…) della band dei Teenage Riot, dalla quale ha anche adottato il nome, traendolo dal titolo del loro unico cd. Oltre al nome del disco, dai Teenage Rior si sono presi anche i due terzi del trio, il chitarrista Cristiano Metrangolo e il bassista Stefano Greco, a cui si sono aggiunti Jori Stifani alla chitarra e ai sintetizzatori e Luca Greco alla batteria. Bisogna premettere che gran parte del merito per la produzione di questo “Terra!” è da ascrivere alla fattiva collaborazione tra la label, La Rivolta Reconds e Puglia sound, interessante progetto di promozione culturale-musicale di un Ente locale italiano (la Regione Puglia). Ciò detto raccontiamo ora del disco che, essendo strumentale, va inteso come un concept, da ascoltare preferibilmente in un unico blocco. Tra le caratteristiche del disco ci sono anche i “sottotitoli” (o secondi titoli) delle varie canzoni, messi tutti tra parentesi. Tutti richiamano il mare, che è un po’ la continuazione della terra, come recita quella scritta incisa sulla lapide a Cabo de Roca in Portogallo, il punto più occidentale d’Europa: “dove la terra finisce e il mare comincia”. Terra, mare e luna quindi, che evocano il concetto del viaggio, un viaggio alla ricerca di nuovi luoghi, nuove sensazioni ma soprattutto alla ricerca di un senso globale, che ci piace immaginare sia il senso della vita. Potrebbe essere questo il significato del viaggio intrapreso da le Scimmie sulla Luna, nome che si rifà proprio al fatto che delle scimmie vengono spedite sulla Luna per esplorarla per conto dell'uomo. Un percorso che si legge attraverso la traiettoria disegnata nel disco, partendo da Sakiamuni (Mare del freddo), prima canzone, bellissima, per concludere con la rasserenante (ma solo nel titolo, musicalmente è incombente e a tratti straniante) Segnali (Mare del nettare). Dal mare del freddo, delle nubi, della pioggia, della crisi i nostri viaggiatori ci conducono attraverso quello della fecondità, della serenità, della tranquillità fino a quello del nettare, la bevanda degli dei secondo la mitologia classica. Le canzoni descrivono bene questa traiettoria, che è sempre in movimento, mai statica, e spesso cambia d’umore ed è incalzante, perché così deve essere la musica e perché così è la vita.

Il trait d’union delle canzoni è il ritmo, sempre ben presente in ogni canzone, a volte più funk e altre volte più rock, che costituisce la base sulla quale si muovono le chitarre, anch’esse volubili a seconda del frangente. Possono essere ipnotiche, quasi evocative ma anche metalliche e squassanti. A far da collante il suono dei sintetizzatori, utilizzati in maniera sobria e per questo ancora più apprezzabili. Un disco di nicchia, come si diceva una volta, per un genere però in ascesa e che ha il vantaggio, essendo appunto strumentale, di tenere aperte le porte della musica internazionale. Un esordio coraggioso ma indubbiamente affascinante per questa band leccese della quale, ne siamo certi, sentiremo ancora parlare.

 

 

 

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In dettaglio

  • Produzione artistica: Paolo Del Vitto presso gli studi dei “Laboratori Musicali” di Trepuzzi (LE)
  • Anno: 2018
  • Durata: 30:54
  • Etichetta: La Rivolta records

Elenco delle tracce

01. Sakiamuni (Mare del freddo)
02. Porno (Mare delle nubi)
03. Sequencer + Mammut (Mare della pioggia)
04. Livingstone (Mare della crisi)
05. Isola (Mare della fecondità)
06. Onde (Mare della serenità)
07. Arcadia (Mare della tranquillità)
08. Segnale (Mare del nettare)

Brani migliori

  1. Sakiamuni (Mare del freddo)
  2. Sequencer+Mammut (Mare della pioggia)
  3. Arcadia (Mare della tranquillità)

Musicisti

Cristiano Metrangolo: chitarra  -  Stefano Greco: basso  - Jori Stifani: chitarra, sintetizzatori  -  Luca Greco: batteria