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Camera 237

The lie and the escape

Pensare che un gruppo italiano potesse essere credibile come gruppo internazionale, nel millennio scorso, era inimmaginabile. La barriera più grossa era data dalla lingua: l’italiano, lingua assolutamente nobile, ha però una gittata limitata, in un panorama musicale globale nel quale l’inglese e parzialmente lo spagnolo, sono le uniche lingue universalmente riconosciute e accreditate. Cantare in italiano nel mondo della canzone, anche d’autore, può significare oggi, nei casi migliori, essere gli eredi di un patrimonio importante ma ormai passato e comunque poco significativo su gamma globale. In ambito pop e rock non c’è scampo, canti in inglese. Ci provò perfino Lucio Battisti, ma anche con lui c’era qualcosa che non funzionava, questione di DNA. Nel nuovo millennio le cose sono cambiate, l’inglese ora comincia ad entrare nel nostro bagaglio culturale e sono sempre di più i gruppi italiani che cantano in inglese. Niente da dire, i progressi fatti sono notevoli, un esempio è questo disco di una band ancora poco conosciuta. Si chiamano Camera 237, sono un quartetto, vengono da Potenza, composto da Ignacio, Marco, Silvio e Yandro. La produzione è naturalmente di una piccola etichetta indie, la LaLumaca Dischi, e questo The lie and the escape è il titolo del quarto album della loro carriera.

La cosa particolare, che rende il disco non solo credibile ma assolutamente piacevole, è che l’album funziona esattamente come funzionerebbe un disco di una band di Manchester o di Londra. E la cosa ancora più curiosa è che i quattro musicisti sono di Cosenza, nel cuore dell’Italia mediterranea. Il quartetto vanta una storia ultradecennale, fatta di esibizioni importanti tra cui festival come Ypsigrock e Neapolis. Per questo disco si sono chiusi per alcuni giorni in una villa della Sila ed hanno registrato quello che è il loro disco più fruibile e dove spicca il maggiore uso della voce rispetto ai precedenti lavori, un album in cui il noise e il post-rock si incontrano con sonorità pop-rock, grazie anche alla produzione artistica di Andrea Suriani (M+A, Any Other, Cosmo, Calcutta).

Un album godibile, fresco, accattivante, che accompagna l’ascoltatore attraverso trame il cui ascolto regala una piacevole sensazione di contentezza. Il pregio e inevitabilmente il limite per questo genere di canzoni è che entrano in circolo subito, al primo impatto piacciono immediatamente, e questo può impedire la ricerca ulteriore. Che invece è necessaria, per capire le sfumature, gli arrangiamenti, gli anfratti che si celano dietro il pop-rock dei Camera 237. Ad esempio, This time, traccia numero 3, è un brano che se ascoltato con pazienza rivela giri musicali e tocchi di classe che immediatamente possono fuggire. Così è anche per altri brani, che dietro l’incedere ritmato e synthetizzato, nascondono vocalità ammalianti (c’è un po’ dei Prefab Sprout qui dentro) e incroci cangianti. Un disco decisamente interessante, seppur breve, ma si sa che spesso la qualità non fa scopa con la quantità.


 

 

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In dettaglio

  • Produzione artistica: Andrea Suriani
  • Anno: 2018
  • Durata: 27:28
  • Etichetta: LaLumaca dischi

Elenco delle tracce

01. I will know
02. You
03. This time
04. My disorder
05. Let me in your heart
06. Walk alone
07. I need to get back

Brani migliori

  1. You
  2. This time
  3. Let me in your heart

Musicisti

Marco Orrico: voce/chitarra/sinth  -  Silvio Perri: bass/voci  -  Yandro Josè Estrada: drum  -  Ignacio Nistic: chitarra/sinth/stage piano/voci