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Michele Scerra

Torneranno i poeti

Calabrese classe 1982 e semifinalista all’ultima edizione de L’Artista che non c’era, dopo aver realizzato con l’Orchestra del Rumore Ordinato due album (Mestierante nel 2009 e La terra nel 2012), Michele Scerra è oggi un cantautore a tutto tondo, capace non soltanto di cantare e suonare il suo primo album da solista ma anche di arrangiarlo e produrlo in modo indipendente. L’album in questione si intitola Torneranno i poeti, uscito nell’ottobre 2017 per etichetta IRD (spegnerà quindi la sua prima candelina proprio in questi giorni). Non sono pochi i palchi che il cantautore con barba e cappello ha calcato negli anni in apertura a concerti di nomi certamente non indifferenti per il panorama musicale italiano: due fra tutti quelli di Vinicio Capossela e Irene Grandi. Nel 2014 arriva poi la menzione speciale come miglior testo al Premio Bindi di quell’anno per la canzone Il circo gelsomino, contenuta nel disco oggetto di questa recensione. 

Il disco si apre con Alina e Vincenzo, una moderna Anna e Marco ma anche una moderna Bocca di rosa se vogliamo (all’ascoltatore il compito di verificare quest’ultimo riferimento). Il finale, non solo della canzone ma anche della storia raccontata, sarà a sorpresa. A voler rintracciare un filo conduttore lungo tutto l’album, crediamo di non sbagliare nell’identificarlo con un sentimento di disillusione e talvolta di speranza che muovono l’autore nei confronti di un’epoca caratterizzata da una diffusa ristrettezza per quanto riguarda le possibilità che si prospettano sul cammino di un uomo, tanto in ambito lavorativo quanto in una dimensione più propriamente artistica quale quella musicale. Iconico a tal proposito è il titolo della seconda traccia, Più niente da prendere. Disillusione che si trasforma in alcuni brani perfino in critica nei confronti di una società votata al consumismo, responsabile tanto del fenomeno delle morti sul lavoro quanto della mancanza stessa di una stabilità economica. Emozionante a tal proposito la frase “Tutto ciò che ci viene concesso è una vita di stenti”, contenuta ne Il volo del brigante, terza traccia che mette in musica una leggenda calabrese conosciuta col nome di “Timpa del salto”. Annegando (il brano presentato dal cantautore calabrese, insieme a Come glicine, nell’ultima edizione de L’artista che non c’era) è forse – almeno per chi scrive – “il brano portante” del disco, quello che si potrebbe definire un esempio di canzone riuscita: non risulterebbe ardito attribuirlo a qualche grande della canzone d’autore italiana per il suo equilibrio perfettamente raggiunto tra musica e parole.

Quella di Michele Scerra è una voce credibile, tanto quanto la sua padronanza musicale che lo ha portato a suonare numerosi strumenti all’interno del disco, dalla chitarra acustica principalmente a quella elettrica, passando per organo, pianoforte e percussioni. Particolarmente degna di nota è la capacità del cantautore calabrese di inventare motivi musicali estremamente originali, difficili da dimenticare anche dopo pochi ascolti e impreziositi in molti brani dalla viola e dal violino. Una notevole maturità musicale contraddistingue quindi Michele Scerra, più nella composizione delle musiche che nei testi del disco. In attesa di ascoltare sue nuove canzoni, i migliori auguri per il suo percorso musicale.


Foto di Gregorio Patane

 

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In dettaglio

  • Anno: 2017
  • Durata: 35:00
  • Etichetta: Autoprodotto / IRD

Elenco delle tracce

01. Alina e Vincenzo
02. Più niente da prendere
03. Il volo del brigante
04. Come glicine
05. Annegando
06. Non nominare la fine
07. Il circo gelsomino
08. Omega ed alpha
09. 1,618 Song

Brani migliori

  1. Il volo del brigante
  2. Come glicine
  3. Annegando

Musicisti

Gianfranco De Franco  -  Davide Calabretta  -  Giovanni De Sossi  -  Fulvio Renzi  -  Gianfilippo Boni  -  Andrea Brogi  -  Francesco Furlanich  -  Angelo Crocamo  -  Mike Ballini