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Sara Marini

Torrendeadomo

Sara Marini, studiosa di tradizioni locali e cantautrice, ha realizzato con Torrendeadomo (tornando a casa) un diario di viaggio attraverso il proprio inusuale archetipo geografico e nella percezione di sé, potendo godere di una rara quanto affascinante anomalia. Le radici dell’artista appartengono infatti a due terre tanto diverse geograficamente, la Sardegna paterna completamente circondata dal mare e la montuosa Umbria materna, unica regione del centrosud senza sbocco marino, eppure tanto simili soprattutto per l’isolamento che ne è storicamente scaturito e la derivata maggiore attenzione alla conservazione delle rispettive tradizioni e folklore. Neppure ha influito negativamente l’assenza dalla Sardegna protratta per quindici anni, perché il legame è risultato molto più forte della distanza. Certi luoghi ci appartengono appena catturati al primo sguardo, e di altri siamo inconsapevolmente parte anche senza averli visitati mai.

La qualità vocale da tempo riconosciuta le ha permesso affinamenti eccelsi accanto a numi della musica popolare come Elena Ledda da una parte, Giovanna Marini dall’altra, con incursioni in zona partenopea accanto a Nando Citarella e oltreoceano con viaggi studio sudamericani. Insomma, un vasto bagaglio culturale assimilato tanto bene da consentirle un secondo album che è un vero capolavoro, una delle migliori opere in assoluto dell’anno in corso.
L’opera è stata realizzata con un lavoro di gruppo che risulta di straordinaria omogeneità compositiva e filosofica, quasi figlia di un’unica chiara volontà, i suoni non appartengono strettamente alle due regioni interessate e purtuttavia ne caratterizzano appieno le atmosfere e le narrazioni, con un crogiolo di strumenti dal suono fortemente evocativo e perfettamente centrato. Qui si fa grande la regia di Sara che è riuscita a convogliare sul binario univoco della sua ricerca, del suo originale dittico universo, le qualità esecutive e compositive di magnifici musicisti, tra cui spiccano Paolo Ceccarelli alle corde, Goffredo Degli Esposti ai fiati e Francesco Savoretti alle ritmiche.

Questa catabasi, come ogni buon viaggio che si rispetti, si concentra su questo ritorno alle origini, su questa riappropriazione di paradigmi interiori mai scomparsi, sui sogni e sui desideri, sulla mitologia che in ogni configurazione alberga e vive, e su quella mitologia che nasce originale dalla lontananza dei ricordi, su quella meraviglia che sorprende l’infanzia e ne comprende lo scorrere e che l’adulto perde irrimediabilmente con l’esperienza, sulla riscoperta di quel senso panico dell’esistenza di un tempo, sulla caracollante eterna ricerca di comprensione e felicità.

Ecco allora il testo sollecitato alla zia Nicolina che traduce in rondine la sensazione migratoria della nipote in Una rundine in sas aeras, coi suoni nel finale in crescendo che si fanno volo; ecco il brano di Claudia Fofi, che nel saltarello evoluto Terra rossa mostra la piena comprensione del magma emozionale alla base dell’album, con la sospensione sul pensiero chiave “voglio essere senza radici”, paradossale desiderio di chi nel desiderato ritorno non contempla la ricaduta nei vizi della comunità, particolarmente lesivi soprattutto con le donne. Concetto ribadito dalla stessa Marini in Solo nna vita, canto di libertà al femminile.

Inizia qui una lunga parentesi magica tra nenie, favole e fantasiose narrazioni che vagano tra sardo e umbro, tra queste due ‘isole’ che hanno ancora dalla loro una certa salvifica inaccessibilità. Bella la lenta e malinconica Pitzinna deo, primo affondo nell’arcadia mitica, seguita dalla magia di Me ne voglio andare, parole e musica di Goffredo Degli Esposti, una ballata che unisce al sapore bucolico la continua eterna ricerca di senso e di amore. Suo anche l’allegro strumentale Già gioca che riporta all’età di mezzo, così come la successiva Bellezza perfetta, una favola dall’andamento nobile, testo a catena, sulle magie che solo amore può. A catena è anche Staccia minaccia che utilizza con andamento vorticoso la classica melodia del girotondo. Ancora un testo tradizionale è alla base del popolaresco Trucci trucci Badarelle, pretesto per una scorribanda in quella che era l’atmosfera briosa di certe feste popolari, dei balli di piazza, delle sagre dell’avvenuto raccolto al culmine dell’estate.
Ventu lentu è ancora composizione della brava zia sarda, il ripasso di una nascita e una crescita, con la consapevolezza del tempo che va, nel ciclo gucciniano dei mesi e delle stagioni, coi suoni che fanno proprio il respiro più ampio del vento che attraversa il mare. Chiude l’album la notte, il buio che tutto confonde. È l’organetto di Monica Neri a marcare la dolce ninna nanna Michelina nella beata innocenza dei bambini, mentre gli adulti affidano il proprio sgomento ai santi con mantra beneauguranti il domani come questa pacata Pregadoria che precede il sonno.

Foto tratte dal sito dell’artista a cura di Isabella Sannipoli (www.aedistudio.com)

 

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In dettaglio

  • Anno: 2020
  • Etichetta: RadiciMusic Records

Elenco delle tracce

01. Una rundine in sas aeras

02. Terra rossa

03. Solo nna vita

04. Pitzinna deo

05. E me ne voglio andare

06. Già Gioca

07. Bellezza perfetta

08. Staccia minaccia

09. Trucci trucci badarella

10. Bentu lentu

11. Michelina

12. Pregadoria

 

Brani migliori

  1. Una rundine in sas aeras
  2. Bellezza perfetta
  3. Trucci trucci badarelle

Musicisti

Sara Marini (voce)  -  Paolo Ceccarelli (chitarra classica, acustica, tres cubano, bouzouki, mandola)  -  Goffredo degli Esposti (flauto kaval, zufolo e buttafuoco, zampogna, flauto doppio)  -  Francesco Savoretti (cajon, udu, darbuka, doholla, bendir, daf, krakeb, riq, tamburello, cymbals)  -  Fabia Salvucci (cori)  -  Monica Neri (organetto)  -  Davide Ambrogio (lira cretese, voce)  -  Lorenzo Cannelli (pianoforte)  -  Franz Piombino (basso elettrico e fretless)  -  Abbas Akbari (soor)  -  Viola Radicchi, Nicolina Mari (voci)