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Pallante

Ufficialmente pazzi

Bilanciando ottimamente leggerezza e profondità, scavo intimistico e opulenza, il romano Pallante, che di nome fa Paolo e di mestiere il farmacista, confeziona con Ufficialmente pazzi uno degli album più incoraggianti (diremmo “sorprendenti” se non fosse una parola così abusata) usciti negli ultimi mesi sul fronte della canzone d’autore per così dire più “carbonara”. Vi prendono parte fra gli altri Alex Britti, suo antico sodale e qui coautore della canzone che lo vede anche agli “attrezzi”, la contagiosa Tutto quello che resta (del perduto amor), e poi Erica Mou, Enrico Terragnoli, pure loro in un unico brano, e invece ben più diffusamente Michele Rabbia, tutti in grado di nobilitarlo, il lavoro, anche se alla fine della fiera a metterci la ciccia, com’è logico che sia, ci pensa (ci deve per forza pensare) anzitutto il buon Paolo da Tivoli (di lì, esattamente, proviene), sia come autore che come interprete (anche strumentale, visto che stiamo parlando di un signor musicista).

Si parte con un elegante piano e voce, la titletrack, evocativa e sospesa, in cui già si coglie qualche parentela nobile, Fossati e Testa, per esempio, e poi quel Vinicio Capossela che appare – passateci il termine – uno degli estremi fra cui si muove (senza voler sottintendere con ciò scimmiottamenti o sudditanze stilistiche di sorta) la proposta di Pallante, coincidendo, l’altro, con gli Avion Travel, nei pezzi più drammatizzati (nel senso di teatralizzati) e proprio a voler affondare più all’indietro nel tempo, in qualche accento anche il buon Nino Ferrer (non senza qualche contismo, nel totale).

Deciso cambio di registro (ma è solo il primo, e la coerenza intestina è comunque assicurata) con la successiva Io sono il massimo, in cui si gitaneggia e djangheggia (nonché conteggia, appunto) alla grande, per ridiscendere sotto il risvolto dell’intimismo più rilasciato, morbido e spesso seduttivo, con Andiamo in pace. Delineato in tal modo l’oscillare ondivago che il disco è destinato a seguire, si procede così sino al sottofinale, con risultati particolarmente efficaci in Sono le parole (concetto ricorrente, quello della parola come esigenza primaria, irrinunciabile, lungo le anse del disco), in cui sembra insinuarsi pure un sottile refolo degregoriano, che recalcitra anche nel già citato brano con Britti, peraltro più dinoccolato (e ironico), abbandonando per contro la scena – nel proseguire con le vette del cd – nell’Egoista, dalla generosa coda strumentale, e in Fino alle ossa, del filone discorsivo(confessionale?)-evocativo.

Chiudono quelli che una volta si chiamavano “solchi” undici minuti di sola chitarra (A Night in Manduria) in cui il Pallante strumentista si prende le sue rivincite sul Pallante cantautore. Che, ovviamente, non possiamo a questo punto che aspettare al varco del nuovo (terzo) album.

 

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In dettaglio

  • Produzione artistica: Paolo Pallante
  • Anno: 2015
  • Durata: 58:02
  • Etichetta: It.Pop

Elenco delle tracce

01.  Ufficialmente pazzi
02.  Io sono il massimo
03.  Andiamo in pace
04.  King, un nome da re
05.  Sono le parole
06.  Tutto quello che resta (del perduto amor)
07.  L’egoista
08.  La Caroppa e Carmelo casalingo
09.  Fino alle ossa
10.  Per sempre
11.  Che ci importa
12.  A Night in Manduria

Brani migliori

  1. Ufficialmente pazzi
  2. Io sono il massimo
  3. Sono le parole

Musicisti

Paolo Pallante: voce, pianoforte, chitarra, organo, basso, ukulele, glockenspiel, wurlitzer, oggetti  -  Mike Applebaum: tromba  -  Massimo Pirone: trombone, tuba -  Eric Daniel: sax  -  Pino Forastiere: chitarra -  Filippo Pedol: contrabbasso  -  Andrea Leali: batteria  -  Michele Rabbia: batteria, percussioni  -  The Gabbo 4th: archi  -  Enrico Terragnoli: basso acustico, banjo in 04 -  Alex Britti: batteria, basso, lap steel guitar in 06  -  Erika Mou: voce in 06  -  Chachito Ponzito, Luca Scorziello: percussioni in 06