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Le canzoni da marciapiede

Un circo di paese

Si fa una certa fatica – e per certi versi gli si fa persino torto - a recensire Un circo di paese de Le canzoni da Marciapiede (al secolo Andrea Belmonte e Valentina Pira); perché quello messo in scena dal duo spezzino è ben più che un singolo album, ma un vero e proprio spettacolo circense - con regia di Federico Faggioni - in cui un ruolo fondamentale hanno anche il trucco, la recitazione e gli aspetti prosodici. Ma essendo anche cd, del cd musicale dovremmo occuparci.

Iniziamo col dire che Un circo di paese è un lavoro assolutamente fuori dalle regole del mercato (sempre che esista ancora un mercato discografico), un album suonato in acustico (quasi tutto pianoforte e voce) che rifugge qualsiasi velleità mainstream. Un circo di paese è un vero e proprio concept album che suona un po’ Kurt Weill-Berthold Brecht, un po’ teatro canzone e un po’ canzone d’autore. Un concept  sul circo, certo, e sui suoi protagonisti (acrobati, lanciatori di coltelli, clown e animali)…ma tolto il cerone e il trucco ognuno dei personaggi mostra il suo vero volto. E non sempre è un voltopiacevole. Il circo – per dirla alla Dylan – è arrivato in città, ma non è poi così sicuro che sia uno spettacolo divertente. Eh già, perché se la vita è una grande pupazzata – Pirandello ce lo insegna – il circo è l’allegoria di questa grande pupazzata. Entrano, così, in scena una schiera di piccoli e grandi mostri, di persone sconfitte, di perdenti nati. Quasi tutti si raccontano in prima persona come se davanti allo specchio – in questo caso davanti a un microfono – si avvertisse l’esigenza di raccontarsi senza remore. Ecco allora il lanciatore di coltelli, vale a dire il giornalista che non si preoccupa di distruggere il mal capitato finto “mostro” di turno con titolo a nove colonne, salvo poi ritrattare tutto qualche tempo dopo: non era lui, ve l’avevo detto! Ecco l’ubriacone che ritorna faticosamente a casa e che viene considerato da tutti l’orco cattivo. Ecco il leone – la vera star del circo, o almeno così si considera – che pur trovando la gabbia aperta non riesce a scappare perché “Un momento! Il bastone e quella carne, lì, pronta per me/ e già scema il bollore e l’idea di scappare…questo circo ha bisogno di me”. Apologo che ricorda da vicino la storia dei due passeri di Antonio Gramsci (Lettere dal carcere), uno ribelle anche se in gabbia e l’altro invece ammansito. E purtroppo davvero poco sembra essere cambiato da quel lontano 1927 a questo vicino 2015. L’italiano – e sì, perché il circo di cui ci parlano Le canzoni da marciapiede è proprio il nostro Belpaese - è nonostante tutto sempre lo stesso: pronto a lamentarsi, a ribellarsi a parole salvo poi restare beato nella sua gabbia tranquillizzante. In questo quadro desolante solo alla fine appare chi davvero lascia trasparire una goccia di speranza e di umanità: è il badante della povera Evelina, malata di Alzheimer. Ogni sera la porta al circo per sottrarla alla tortura dei famigliari che “le cercano i ricordi con la forza/ con la malattia si ostinano a duellare”. E corre un bel rischio, perché Evelina è in fin dei conti l’unica che ormai la maschera (volendo continuare il paragone pirandelliano) se l’è tolta da un po’ e quindi non si sa mai cosa possa uscire dalla sua bocca!

Davvero interessante è poi la struttura linguistica dei testi dei due spezzini (autori di tutti i brani). Testi che per certi aspetti sfuggono alle classiche regole musicali, sia per la loro verbosità che per la – quasi – assenza di parole tronche in clausola (se ne contano sulla punta delle dita). Sorge il sospetto che sia proprio il testo a essere nato per prima e poi successivamente vi sia stato steso un tappeto musicale. Ma, attenzione, questo non vuol certo dire che Belmonte e Pira non dimostrino abilità retorica e poetica. Tutt’altro. Notevoli sono per esempio certe rime interne (ancor più laddove il testo non ne presenta quasi di normali), oppure la presenza di paronomasie (“Evelina ha scelto svelta”, "Ho fatto più danni che donne/ nelle gonne ho iniziato un po' tardi a inciamparmi"), giochi etimologici (“Fa attenzione a non scambiare l’attenzione con l’affetto”) e veri e propri calembour: “Non lo so se c’è,/ un uomo che accontenti tutto quel che pare a me./ Ma se poi non c’è, mi accontenterò di te/ …/ Non lo so se c’è,/ un uomo che accontenti tutto quel che pare a me./ Ma se poi non c’è, mi accontenterò di tre”.

Non mancano piccole sbavature come una track-list forse troppo corposa. O il finale affidato alla piccola Alice (figlia di Andrea e Valentina) che canta A zonzo, brano che accompagnava le comiche di Stanlio e Ollio; brano che qui sembra decontestualizzato (a meno che non si voglia intendere che la vita più che circo o pupazzata è in realtà una comica…). Ma sono sbavature del tutto trascurabili, perché alla fine questo Circo di paese è album che supera di gran lunga qualsiasi esame d’ascolto.  Come, d'altronde, dimostra il raggiungimento della fase finale dell'ultima edizione appena conclusa de L'Artista che non c'era e l'inserimento di Nove metri (la trapezzista) tra le canzoni in corsa per la Targa Tenco 2015.

 

Foto di Roberto Bertolotti e Silvia Zuffi 

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In dettaglio

  • Produzione artistica: Andrea Belmonte, Valentina Pira 
  • Anno: 2015
  • Durata: 50:49
  • Etichetta: Autoprodotto

Elenco delle tracce

 

01. E’ arrivato il circo
02. Mai una cosa sola
03. All’italiana
04. Zampettare in diagonale
05. Il lanciatore di coltelli
06. Un pagliaccio
07. Principesse
08. Voglio un uomo
09. Nove metri
10. L’attenzione
11. Un leone
12. L’elefante
13. Niente!
14. Oblivio
15. Il circo se ne va
16. Alice canta “A zonzo” 

Brani migliori

  1. Nove metri (la trapezista)

Musicisti

Valentina Pira: Voce  -  Andrea Belmonte: Pianoforte  -  Alice Belmonte: Voce  -  Erica Mazzacua: Violino  -  Valentina Renesto: Sassofono  -  Valter Bono: Grancassa, nacchere, piatti sinfonici, cimbalo, rullante, batteria  -  Ignazio Alayza: Viola  -  Gabriele Ferdeghini: Violoncello  -  Luca Silvestri: Ukulele  -  Paolo Zuccotti: Basso tuba