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Fabrizio Cammarata & Antonio Di Martino

Un mondo raro

Premessa: ammetto che prima di imbattermi in questo disco non avevo mai sentito parlare di Chavela Vargas.

Ascolto il primo brano di Un mondo raro, Non tornerò, e sentendoci dentro un mondo a me perlopiù sconosciuto, lascio il disco in stand by e mi metto a cercare informazioni. Non perché questo album non possa essere ascoltato anche senza aver prima raccolto una manciata di notizie biografiche ma se due artisti che stimi, Antonio Di Martino e Fabrizio Cammarata, decidono di fare un album e un libro su questa donna…voglio almeno cercare di intuirne il motivo. “Edith Piaf messicana”, “musa di Almodóvar”, “amante di Frida Khalo”, suggerisce wikipedia. Tutte e tre le indicazioni aprirebbero mondi molto grandi da esplorare, ma non credo basti per mettere in piedi un progetto così ampio e impegnativo. Proseguo la ricerca. Mi imbatto in youtube e nel brano La llorona, e anche senza guardare in volto questa donna e tutte le sue splendide rughe, disegni e solchi di vita passata, mi arrivano come acqua gelida, e sangue caldo, le ultime sue parole gridate come se venissero dalle viscere «Si ya te he dado la vida, llorona/¿Qué mas quieres?/¿Quieres mas?». Leggo altri testi e nonostante il mio spagnolo si aggrappi solo a qualche ricordo del liceo, il senso di tutto arriva senza filtri. Le strade, l’afa, i tavoli di legno e la tequila, l’amore che è sempre strapparsi la pelle, togliersi l’anima, perdere il senso del tempo e dei perché, la disperazione di un non ritorno, tutto gettato fuori da questa voce sciamanica, stregata, che viene dal centro esatto della terra. Comincio ad intuire il perché la Sicilia dei due cantautori abbia mescolato arte e parole al più profondo del Messico.

Sono dieci i brani che i due artisti reinterpretano, e la solitudine, la gioia, la malinconia, la passione polverosa e arsa dal sole, il dolore che pervade e quasi si fa “cura” esso stesso delle ferite, la miseria della sofferenza e l’incarnazione romantica del destino, tutto quello che era dentro quella “rude voce della tenerezza” (così venne definita la Vargas da Almodóvar) attraversa gli anni, l’oceano, la traduzione in un’altra lingua e arriva intatta. E i mondi, della Vargas e il nostro, finiscono per non sembrare così distanti. Forse perché quando al di sotto di arrangiamenti, traduzioni e reinterpretazioni c’è un universo di significato emozionale che è il medesimo nonostante epoche, paesaggi e voci differenti a narrarlo, allora la distanza si annulla già al primo accordo di chitarra.

È qualcosa di importante questo disco (è anche un libro, per La Nave di Teseo), azzardo un «come furono le traduzioni della Pivano» di Heminguay, Whitman o Lee Masters. Altri tempi certo, nessun rischio di andare in carcere per la sfida al regime fascista per Di Martino e Cammarata, ma creare ponti resta sempre uno splendido modo per dimostrare di essere artisti. Costruire passaggi, avvicinare culture, raccontare una storia che ancora non si conosce, rischiare una strada ancora non percorsa e farlo attraverso se stessi, mettendoci dentro tutto quello che si è senza lasciar indietro nulla, a me sembra essere oggi l’atto musicale più rivoluzionario possibile.

 

 

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In dettaglio

  • Produzione artistica: Fabrizio Cammarata e Antonio Di Martino
  • Anno: 2017
  • Etichetta: Picicca

Elenco delle tracce

01. Non tornerò
02. Macorina
03. Un mondo raro
04. Le cose semplici
05. Non son di quì
06. Croce di addio
07. Verde luna
08. Le ombre
09. Andiamo via
10. Pensami

Brani migliori

  1. Le cose semplici
  2. Pensami

Musicisti

Antonio Di Martino: voce e chitarra classica  -  Fabrizio Cammarata: voce e trés cubano  -  Juan Carlos Allende e Miguel Peña (“Los Macorinos”): chitarre classiche  -  Settimo Serradifalco: contrabbasso  -  Salvo Compagno: percussioni  -  Angelo Trabace: piano  -  Alessandro Presti: tromba  -  Angelo Di Mino: violoncello  -  Francesco Incandela: violino  -  Serena Ganci e Angelo Sicurella: cori