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The D

United States of Mind

Ecco un altro dei miracoli del crowdfunding, di quando la musica viene sostenuta prima ancora di essere realizzata, sulla fiducia insomma, proprio perché quello che si è sentito prima, in questo caso l’Ep Alf, già aveva colpito l’attenzione e lasciato presagire qualcosa di interessante. Un quartetto campano che si è dedicato “anema e core” al brit-pop, ennesimo esempio di come un ambito musicale non debba necessariamente rispondere a tradizioni e valenze che spesso si considerano immutabili ed inevitabilmente uguali a se stesse. La Napoli di Pino Daniele, James Senese e Napoli Centrale “inventò” la commistione fra suoni locali, blues e jazz rock a stelle e strisce, quella degli Osanna, di fatto senza saperlo; ispirò anche nei valori estetici note band d’oltremanica (Peter Gabriel si ispirò al trucco di Lino Vairetti e soci per sviluppare il proprio discorso estetico).

Ed allora ecco, nei “profondi” anni ’10, i The D, che per dovere di cronaca provengono da Avellino, andare a recuperare sonorità anni ’60 (Beatles e Stones, in primis, e per loro stessa ammissione) filtrate e rielaborate da uno stuolo infinito di band, rock, hard rock, indie rock, indie pop e debuttare finalmente con il loro primo album, United States of Mind. Loro sono The Dabbler, The Danger, The Damned e The Dario e bruciano davvero le tappe: esibizioni live già nel 2011, un Ep già l’anno successivo e poi tanto lavoro, per arrivare al loro debutto discografico vero e proprio tre anni dopo: un vero e proprio tour de force.

Partono le note della strumentale Pluto ed immediatamente si comprende che rapidità di realizzazione non è stata certo sinonimo di fretta o improvvisazione: i suoni sono curatissimi, limpidi; gli arrangiamenti davvero ariosi e ricchi di sfumature, i timbri strumentali attuali e per nulla legati al passato da cui traggono peraltro ispirazione. Il bello di questo album è proprio questo rimanere a mezza via fra il passato, che fornisce la materia prima, ed il presente, che la plasma con strumenti “di oggi”. Non ci sono assolutamente legami con la tradizione della loro terra, l’Irpinia, ma più che altro perché sarebbero state evidenti le forzature a cui sarebbero andati incontro nel dover “incastrare” strutture e schemi troppo differenti, e poi perché, se amore per la musica d’oltremanica deve essere, che amore sia, incondizionato e viscerale, con qualche venatura “mod” che fa capolino qua e là, all’interno di fraseggi che sfiorano l’hard rock e poi improvvisamente virano verso i  più recenti Blur ed Oasis.

Il bello di United States of Mind è che permette all’ascoltatore di viaggiare nel tempo, secondo coordinate e riferimenti ben precisi; chi è più “anziano” riassapora un pezzo di gioventù rielaborato con il gusto e la tecnica odierna, chi è più giovane scopre che certi suoni a lui noti non sono certo nati oggi ma hanno profonde e salde radici nel passato. E quando le epoche si legano ecco che la musica assume una dimensione transtemporale e si sviluppa secondo una sorta di principio di Lavoisier, per cui “Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma”. The D sono una band diretta, immediata, capace di coinvolgere e di trascinare l’ascoltatore verso un ascolto piacevole oltre che di grande spessore tecnico, sprigionando nel contempo una spontanea simpatia perché, oltre a “far battere il piedino”, trasmettono davvero molta allegria.

 

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In dettaglio

  • Produzione artistica: Federico Carillo
  • Anno: 2015
  • Durata: 39:48
  • Etichetta: Autoprodotto/Audioglobe

Elenco delle tracce

01. Pluto
02. USM
03. Felix, Theon & Mr. Fox
04. Checkmate
05. All star
06. 6, 16, 26
07. Pete
08. The Genius
09. Black ants invasion
10. 3 pounds
11. Glenn Matthews

Brani migliori

  1. USM
  2. Checkmate
  3. The genius

Musicisti

Giuseppe Matarazzo: vocals, guitars, synth  -  Ciriaco Aufiero: guitars, backing vocals  -  Vincenzo Golia D’Augè: bass, backing vocals  -  Dario Botta: drums, acoustic guitar, backing vocals