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Lisa Manosperti

Where the west begins: voicing Ornette Coleman

Lisa Manosperti, indubbiamente, è una cantante molto dotata, non solo dal punto di vista tecnico ed interpretativo, ma anche dal punto di vista del coraggio “artistico”, e lo si intuisce analizzando i suoi lavori principali: A Proposito di Janis Joplin, Cantando Sarah, dedicato a Sarah Vaughan, ed ancora, più recentemente, La Foule - Voyage dans les lieux d'Edith Piaf, sempre prodotto dall’etichetta Dodicilune.

Tuttavia il salto di qualità affrontato dando alle stampe Where the west begins: voicing Ornette Coleman è davvero consistente, perché qui non si va ad affrontare una voce, storica, importante o fondamentale che dir si voglia, della storia della musica, ma ci si confronta con un personaggio, Ornette Coleman appunto, fra i più complessi del panorama jazzistico di tutti i tempi, sassofonista e compositore avanguardistico, considerato il padre del free-jazz, sicuramente un musicista che raramente viene preso in considerazione per i singoli brani, ma piuttosto per la sua produzione più ampia, sinfonica, per le armonie che ha saputo creare, per le ampie libertà che si è preso.

Il coraggio della vocalist pugliese, e del quartetto che l’accompagna in questa avventura, sta proprio nel fatto di ribaltare questo approccio, e di far si che i dieci brani scelti e su alcuni dei quali peraltro è stato giustapposto un testo ad hoc, che non era presente nella versione originale, vengano proposti come potenziali standard, come “canzoni” vere e proprie, affrontando quindi il personaggio Coleman da una angolazione del tutto inconsueta.

Già le disarmonie dell’iniziale Round trip permettono di comprendere le difficoltà tecniche ed interpretative incontrate in questo lavoro; tuttavia il risultato ottenuto è decisamente brillante: chitarra e sassofono assecondano, incalzano e stimolano la voce della protagonista, contrabbasso e batteria fungono, ci si permetta il termine, da “agitatori ritmici”, trascinando a volte le esecuzioni, altre volte, in senso lato, quasi “spingendole” ed offrendo non tanto una base lineare quanto un tappeto percussivo estremamente duttile, in relazione alle caratteristiche dei singoli brani.

Stimolante, sicuramente, per Roberto Ottaviano, la sfida con un mostro sacro come Coleman, ed altrettanto avvincente per Domenico Caliri il dover creare, ex novo, un accompagnamento chitarristico originariamente non esistente; quanto a Giovanni Maier e Zeno De Rossi, a loro il compito non sempre agevole di guidare ed assecondare le poliritmie necessarie per eseguire questi brani.

Quanto alla voce di Lisa Manosperti, si arrampica agevolmente verso ottave “imprendibili” ed altrettanto agevolmente si destreggia nelle tonalità più basse e profonde, grazie ad una duttilità timbrica davvero notevole.

Il risultato finale è un disco brillante, spigliato, dalla numerose sfaccettature, sicuramente non omogeneo, e non potrebbe essere altrimenti, visto che il musicista omaggiato omogeneo non lo è mai stato certamente.

 

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In dettaglio

  • Produzione artistica: Lisa Manosperti, Gabriele Rampino  
  • Anno: 2011
  • Durata: 48:50
  • Etichetta: Dodicilune

Elenco delle tracce

01. Round trip

02. Turnaround

03. Fou amour

04. Jayne

05. Latin genetics

06. Kathelin Gray

07. The blessing

08. Feet music

09. Lorraine

10. Lonely woman

 

Brani migliori

  1. Round trip
  2. Kathelin Gray
  3. Feet music

Musicisti

Lisa Manosperti: vocals Roberto Ottaviano: saxophones Domenico Caliri: electric guitar Giovanni Maier: doublebass Zeno De Rossi: drums