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Alpe Lusentino, Domodossola - 21 agosto 2021 /* Style Definitions */ table.MsoNormalTable {mso-style-name:"Tabella normale"; mso-tstyle-rowband-size:0; mso-tstyle-colband-size:0; mso-style-noshow:yes; mso-style-priority:99; mso-style-qformat:yes; mso-style-parent:""; mso-padding-alt:0cm 5.4pt 0cm 5 ...

Andrea Parodi

Zàbala

Zàbala è un album che prefigura una sorta di anomalia non da poco nel panorama discografico italiano perché, a scorrere l’elenco dei nomi dei musicisti presenti ed ascoltando i dodici brani proposti si ha la sensazione di aver tra le mani un lavoro completamente statunitense, roots oriented, come si suole dire in questi casi. Invece è un canturino doc, Andrea Parodi, ad avere concepito questo lavoro che ha, nel suo DNA, la cultura e la forza di quella parte della musica americana che arriva a colpire con forza l’immaginario degli ascoltatori. Tra l’altro il fatto che siano così tanti i musicisti, americani in massima parte, che hanno dato la loro disponibilità per suonare in un album che, certamente, non diventerà disco d’oro (per capirci…), evidenzia la grande fiducia ed affetto verso il musicista lombardo che, probabilmente, ormai si può considerare statunitense ad honorem…sia per l’enfasi musicale, che per l’approccio culturale ed il feeling che appare nei brani “morbidi” ed in quelli con un tiro specificamente più rock. La disponibilità di questi musicisti, inoltre, rappresenta un grande atto di fiducia nei confronti dell’autore dell’album: una fiducia che non si può considerare scontata ma, evidentemente, ben riposta e ricambiata.

Il clima dell’album, è opportuno dirlo, immerge l’ascoltatore in un bagno “purificatore” rispetto alle sonorità oggi maggiormente in voga, siano esse levigate in un pop melodico oppure nel rap o nelle più giovanilistiche sonorità che vanno per la maggiore. Questo non per sovrapporre uno stile ad un altro (ciascuno apprezza ciò che maggiormente lo colpisce), bensì per chiarire che vi sono esperienze musicali che, per alcuni, non rappresentano un “lavoro” ma sono “vita” e, pertanto, da proprio DNA non ci si può staccare, allontanare, distanziare più di tanto, pena la spersonalizzazione non solo della parte artistica ma, proprio, della parte “umana” che viene prima della realizzazione artistica. Per alcuni musicisti la musica, la propria musica, è vitale, è indispensabile per la propria crescita, è connaturata all’interno dell’essere e in questo album si coglie l’importanza della musica per la vita del suo autore. Ma che cosa raccontano le canzoni, le storie di questo album? Come i tanti musicisti presenti sono parte integrante e fondamentale dell’album…? Cerchiamo di capirlo insieme con una breve sintesi dei brani proposti.                         

L’approccio di Buon anno fratello è in pieno stile cantautorale, con echi di sonorità in stile “americana” e con un testo che presenta immagini piene di contrasti e sensazioni di levità e di carnalità insieme, di ricordi e di allegria. Il suono dell’organo Hammond B3 dal bravo Joel Guzman e la chitarra elettrica ed acustica a segnare il tempo (con la perizia di David Grissom) lanciano segnali di vita che si srotolano dal testo della canzone unitamente a sonorità gradevoli e piene di luce. Un plauso speciale alla chitarra di David Grissom.   

L’Hammond B3 ha il tono magico delle apparizioni delle fate e la chitarra, sempre di Grissom, accompagna con delicatezza il testo di Elijah quando parla, una canzone, molto cinematografica che descrive scorci di Torino pieni di vita e di passione. Anche in questo brano è forte e potente l’influenza della musica americana su Andrea Parodi (a fianco, nella foto di Pino Bertelli) e viste le sue frequentazioni non potrebbe essere altrimenti.   

I piani del Signore si apre con il suono delle chitarre acustiche di Luke Jakobs e di Alex Valle aprono la via alla pedal steel di Larry Campbell (un nome credo leggendario per chi ama Bob Dylan….) e all’Hammond B3, suonato con maestria da Joel Guzman. Il violino (un altro strumento nelle mani del poliedrico Campbell) inserisce una nota di malinconia al climax complessivo del brano. Una storia triste, una “murder ballad” travestita, con la sua musica dolce e suggestiva, da canzone d’amore.    

E’ la fisarmonica suonata dall’eclettico Joel Guzman che apre Where the wild horses run, canzone proposta come una sorta di storia narrata da voci differenti, tra le quali citiamo quella di Joe Ely, nelle veci di un prete. L’atmosfera è scura, densa, anche un po' inquietante ma, all’improvviso, viene rischiarata dal suono del violino, della fisarmonica e dalla tromba del bravo Raffaele Kohler. Uno splendido brano che sarebbe piaciuto a Waylon Jenkins. E’ bene inoltre segnalare che le voci presenti nel brano in veste di cantanti/narratori, oltre a quella di del texano Ely, sono quelle di Ryan Bingham, Greg Brown, James Mc Murtry, Sara Lee Guthrie. Non proprio pischelli…   

Gabriela y Chava Moreno si presenta con le vesti di un delicato valzer, con la fisarmonica che canta in stile popolare come se fosse a dare il tempo per le danze sull’aia. L’atmosfera è ricca di allegria e di malinconia al contempo, come le sonorità distillate da un clima da tex-mex. Il suono sembra quasi creare una sorta di bolla in cui ad emergere è una sorta di atmosfera da calura estiva, con l’afa che annebbia la mente. La canzone si propone quasi come una sorta di tripudio di sonorità varie che si che accompagnano una storia tutta “all’aperto” e pare di scrutare persone suonare e ballare nell’aria estiva della sera mentre la fisarmonica di Joel Guzman ed il violino di Scarlet Rivera dipingono suoni pieni di colore e di bellezza.       

Il suono della fisarmonica e del Wulrlitzer suonati da Radoslav Lorkovic si incrociano con il suono dolce della chitarra slide suonata dal mago David Bromberg mentre il canto di Parodi fa scivolare le parole su una sorta di tavolozza onirica da cui prendere ispirazione per comporre un quadro di grande dolcezza qual’è Se vedessi la baia ora.   

C’è è una sarabanda d’aria di festa con un suono vivace e scintillante, con i fiati in sottofondo e la fisarmonica che tiene le trame del suono mentre la sezione ritmica viaggia con una bella cadenza con l’Hammond B3 alle spalle. La lista dei musicisti presenti in questo brano è molto lungo ma ciascuno di loro non è invadente ma assolutamente organico ad un brano tonico e pieno di vigore nell’accompagnare una bella canzone d’amore. Il finale fiati/Hammond B3 è molto intenso e suggestivo.     

Brasile ha un incedere lento e morbido con violino e pedal steel a costruire un suono appropriato per descrivere il racconto di un incontro particolare con un uomo pieno di metafore e di un uomo di nome Brasile. Il suono del pianoforte di Neilson Hubbard si manifesta come un rintocco di un orologio che conta i giorni, le settimane, i mesi che corrono. Il suono della canzone è intenso e straniante, che il violino di Eamon Mc Louglin sa evocare con una grazia efficace e colma di sentimento. Il finale, suggellato dal suono del violino e del pianoforte è una sorta di magico ed ipnotico sabba in una fantasmagoria di immagini di perdenti…

Tutti i pesci del mare possiede un ed un rincorrersi di parole e immagini in stile “buboliano”, con una sezione ritmica che pare la corsa di una coppia di cavalli selvaggi mentre gli strumenti danzano tra mandolino e violino, suonato da David Immergluck, il Wurlitzer e l’Hammond B3 a ricamare strati di note e la chitarra elettrica che fa un delicato capolino grazie alle esperte mani di Alex “Kid” Gariazzo, polistrumentista che ben conosciamo come componente ultradecennale della Treves Blues Band.   

E’ solo un fiore si apre con il delicato suono della pedal steel suonata da Paolo Ercoli che manifesta davanti agli occhi dell’ascoltatore una delicata atmosfera western, con l’idea di avere davanti spazi immensi e colmi di eternità. Gli archi fanno corona alle note della pedal steel, il cui suono è il vero punto centrale dell’album. Un testo intriso di malinconia si fa da sfondo ad un’atmosfera sonora ricca di sfumature e dolcezza che pare imbevuta di “mistica” sonora a stelle e strisce.       

Il mandolino e la fisarmonica sono la corona di Maya dei girasoli che si apre alle voci di Parodi e Claudia Buzzetti. Anche in questo brano la pedal steel di Ercoli è fondamentale per amalgamare al meglio le sonorità di pianoforte, fisarmonica e mandolino e la tromba nel finale dà il tocco di cesello ad una composizione musicale di particolare pregio nella sua semplicità .       

Ninna nanna del Maggio vede, tra gli altri, la presenza di Bocephus King al canto per una canzone dall’afflato religioso. Su un suono ritmato e ricco di sonorità particolari date anche dalla presenza del setar (sorta di liuto iraniano a quattro corde) e dello xilofono in sottofondo che portano la canzone verso una delicata conclusione.

Zàbala” è davvero un album molto particolare che vede la presenza di ben quaranta musicisti (alcuni di nome “pesante”) più due…i figli dell’autore…Woody e Geordie. E’ un album, come dicevamo in premessa, completamente americano nelle sue sonorità e, probabilmente, se tutti i brani fossero stati cantati in inglese avrebbe fatto più effetto. Da sentire con una certa costanza per assaporarne le sfumature e la ricchezza di suoni nella sua completezza. Un plauso anche alla confezione in digipack con libretto illustrativo e fotografico. Che non guasta mai…  

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In dettaglio

  • Produzione artistica: Andrea Parodi
  • Anno: 2021
  • Durata: 52:08
  • Etichetta: Appaloosa/IRD

Elenco delle tracce

01. Buon anno fratello
02. Elijah quando parla
03. I piani del Signore
04. Where the wild horses run
05. Gabriela y Chava Moreno
06. Se vedessi la baia ora
07. C’è
08. Brasile
09. E’ solo un fiore
10. Maya dei girasoli
11. Ninna nanna del Maggio

Brani migliori

  1. Elijah quando parla
  2. Brasile
  3. Gabriela y Chava Moreno

Musicisti

Andrea Parodi: Voce
Ospiti:
Joel Guzman: Hammond B3 - Scarlet Rivera: violino  - David Bromberg: chitarra elettrica slide - Joe Ely: voce - Ryan Bingham: voce - Greg Brown: voce - James Mc Murtry: voce - Sara Lee Guhtrie: voce - Glen Fukunaga: basso elettrico - Michael Longoria: percussioni - David Pulkingham: chitarra “nylon” - Bocephus King: chitarra elettrica, fischietto, percussioni, xilofono e voce - David Grissom: chitarra acustica ed elettrica - Andrew Hardin: chitarra acustica - Brian Mitchell: pianoforte - Luke Jacobs: chitarra acustica - Brennen Temple: batteria - David Carroll: basso elettrico e acustico  - Bradley Kopp: chitarra acustica - Ali Razmi: setar - Carrie Rodriguez: violino - David Immergluck: mandolino, chitarra elettrica - Rodoslav Lorkovic: wurlitzer, fisarmonica, pianoforte - Larry Campbell: violino, pedal steel, voce - Neilson Hubbard: pianoforte - Eamon Mc Louglin: violino - Steve Wyckman: violino - Juan Solorzano: pedals teel  - Tim Lorsch: archi - Tommy Mandel: Hammond B3 - Raffaele Kohler: tromba - Steve Wickham: violino - Paolo Ercoli: dobro - Luciano Macchia: trombone - Alex “Kid” Gariazzo: chitarra acustica, chitarra elettrica, voce - Flaviano Braga: fisarmonica - Max Malavasi: percussioni - Alex Valle: chitarra acustica, pedal steel - Claudia Buzzetti: voce - Teresa Williams: voce - Woody Parodi: voce - Geordie Parodi: voce