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Anonima Armonisti

Li abbiamo incontrati qualche settimane fa, subito dopo le fatiche della Vokalfest alla Stazione della Birra di Roma. Sì, perché oltre a cantare i componenti dell'Anonima Armonisti si sono sobbarcati questo impegno di organizzare una manifestazione interamente dedicata alla voce nella loro città. Dopo tutto questo sforzo un po' di relax è dovuto e anche per questo motivo, l'intervista non riesce a essere completamente seria o troppo formale. Glielo perdoniamo?

 

 

Partiamo dall'inizio ovvero da come nasce il gruppo. Oltre all'amicizia qual è stata la molla per una formazione interamente maschile?

Ovviamente, la nostra misoginia di fondo. Scherziamo, dai! è stato del tutto casuale, ognuno di noi ha chiamato a sé degli amici che conosceva e che credeva avrebbero potuto esssere interessati a un progetto del genere, e caso ha voluto che fossero tutti uomini.

 

Come vi dividete i compiti dal punto di vista vocale? E chi cura gli arrangiamenti?

Nel corso degli anni, più o meno ciascuno di noi ha realizzato o contribuito a realizzarli. La maggior parte dei nostri brani, però, sono frutto di un lavoro di arrangiamento collettivo, nel quale ciascuno offre il proprio contributo di idee che viene poi più o meno distrutto dal gruppo, per poi ritrovarsi dopo tre ore di litigi ad aver arrangiato circa dieci secondi. Scherzi a parte, quelli collettivi sono i nostri arrangiamenti migliori, più sentiti, che spesso hanno più presa sul pubblico. Poi abbiamo alcune perle, che sono frutto del talento di Gabriele D'Angelo che, oltre a essere il più bello, è anche l'arrangiatore migliore che abbiamo».

 

C'è una visione comune del repertorio da scegliere, oppure questa funzione è affidata a qualcuno di voi?

Dopo esserci quasi divorati l'un l'altro discutendo se arrangiare o no Back for good dei Take That, abbiamo pensato di assumere un dittatore che decidesse per noi. Scherzo di nuovo! Anche qui, grande libertà, grande spazio allo spirito d'iniziativa individuale nelle proposte. Spesso le idee vengono ascoltando musica insieme, magari nei lunghi viaggi in macchina nelle tournée, quindi capita che gruppetti di noi si fissino su un brano e lo propongano, come è accaduto con la nostra ultima creazione (scoop in esclusiva), Galvanize dei Chemical Brothers. Poi, dato che spesso arrangiamo insieme, la decisione è affidata al gruppo e democraticamente si inserisce un brano nel repertorio. Poi siamo talmente fichi come arrangiatori che se anche c'è qualcuno a cui fa schifo un pezzo dopo che l'abbiamo arrangiato noi sembra più bello dell'originale. E quindi, oltre che bravi siamo, evidentemente, anche modesti.

 

Inglese o italiano, quale delle lingue preferite affrontare?

Sia la scelta dell'italiano sia la scelta dell'inglese ci pone dinanzi a delle questioni che, di volta in volta, possono tramutarsi in punti di forza o in punti di debolezza. Cerchiamo sempre di valorizzare i punti di forza di tutti i brani con lo stesso sforzo e la stessa cura. Ad esempio, assegnando le parti soliste a chi si trova a suo agio, soprattutto con la lingua. Tutti noi padroneggiamo entrambe le lingue (alcuni di noi meglio l'inglese che l'italiano, anche vedendo con quanta difficoltà spiccichiamo due parole nelle interviste) ma in alcuni brani alcuni di noi rendono meglio con l'italiano, altri con l'inglese. Tutto questo ragionamento e non abbiamo neanche risposto alla domanda! Fantastico.

 

Recentemente è uscito il vostro disco, lo considerate un punto di partenza?

Solitamente per noi i dischi sono un punto di arrivo: ci mettiamo dentro il lavoro che abbiamo svolto negli anni, le evoluzioni (o involuzioni) che abbiamo prodotto, il repertorio che abbiamo costruito. Se invece vuoi una risposta che dia un contributo all'annoso dibattito in merito agli spazi per la musica emergente, allora citiamo il nostro discorso ufficiale alla reggia di Stoccolma per la cerimonia di assegnazione del Premio Nobel per la Pace, che abbiamo ricevuto nel 2011: "per noi ogni disco è potenzialmente un punto di partenza. Stiamo andando avanti con le nostre forze e quelle di chi crede in noi e piano piano i riconoscimenti iniziano ad arrivare, fiduciosi che la nostra musica possa essere in futuro ascoltata da più persone possibile". Ah, dimenticavo: non abbiamo vinto il Nobel, era un altro scherzo! Che simpatici eh?.

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ANONIMA ARMONISTI:

Alien Dee

Dodo Versino

Fernando Tofani

Gabriele D'Angelo

Jacopo Romei

Sergio Lo Gatto

Simone Moraldi

 

 

 

 

DISCOGRAFIA:

Poeoeing

(Autoprodotto, 2012)

 

 

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