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Blue Penguin

Cantare la voce fa tappa per la prima volta in Emilia-Romagna per incontrare i Blue Penguin. La formazione, attiva da dodici anni, è attualmente impegnata in un progetto teatrale dal nome “L'uccellino della radio”. Un gruppo con cinque voci femminili e quattro maschili, tra cui il fondatore Andrea Rizzi che ci racconta il passato e il presente dell'ensemble.


E' sicuramente curiosa la formazione a nove: scelta stilistica o necessità momentanea divenuta poi definitiva?

«In un certo senso entrambe le cose. Il gruppo è nato nel 1998 attorno a nove cantanti entusiasti della musica a cappella e nel primo anno ci siamo trovati a gestire tutte le difficoltà della particolare formazione a nove voci di cui ben cinque femminili. Aggiungiamo il fatto che una delle quattro voci maschili (Mauro Bochicchio) è spesso impegnata nella linea ritmica e ci rendiamo conto che le differenze con le formazioni classiche sono davvero molte. Da questa situazione di base è nato un nostro vero e proprio stile, con alcune caratteristiche peculiari. Nove voci danno la possibilità di utilizzare contemporaneamente diversi patterns ritmici per gli accompagnamenti, come se avessimo sempre a disposizione un’orchestra con basso, batteria, solista, sezione archi e sezione fiati, tanto per fare un esempio. Le voci femminili sono molto utilizzate nelle frequenze medie, per evitare eccessive sovrapposizioni negli acuti, che di solito sono lasciati a una o due voci al massimo. Chiaramente la sovrabbondanza di voci ci ha dato un bel da fare nei primi tempi per gestire la presenza e le priorità di così tanti suoni nei microfoni, ma dopo tanti anni questa situazione è diventata il nostro ambiente naturale. Generalmente ognuno di noi canta a proprio agio avvolto da un mare di suoni».


Nel vostro album più recente ci sono molti brani originali. Come nasce un pezzo per questa formazione, che sicuramente pone particolari esigenze dal punto di vista armonico.

«Al momento tutti i nostri brani originali nascono come divertissement, dovuti indubbiamente a un’esigenza repressa di scherzare insieme al pubblico e hanno l’unica pretesa di intrattenere. Pengeris per esempio nasce da una delle decine di storpiature del nostro nome (i Blu Pinguins la più gettonata), scritta in bella calligrafia su una busta arrivata per posta. Insettoni e Serenata fanno parte di uno spettacolo per bambini in cui le cantiamo vestiti da lucciole e sono ispirate al Muppet Show e al Quartetto Cetra. Nel nostro nuovo cd di musiche anni ’40, che uscirà nei prossimi tre mesi, abbiamo inserito Romantica, un inedito in stile Trio Lescano, che parla di una ragazza di oggi che riesce ad avere rapporti d’amore soltanto attraverso internet… più assurdo di così! Dal punto di vista compositivo, un brano originale a nove voci ha contemporaneamente il pregio e il difetto della libertà: non bisogna né copiare né richiamare nessun altro brano, il che lascia una quantità impressionante di possibilità all’arrangiamento; d’altra parte si ha sempre il dubbio che si possa fare di meglio… Il tutto facendo combaciare diverse esigenze: le estensioni e i timbri delle voci, le capacità dei singoli cantanti (chi eccelle nelle ritmiche, chi nei contesti armonici, chi nell’interpretazione). Mescolando il tutto mi rendo conto che un brano originale lo sento davvero per la prima volta solo dopo il mixaggio».


Nelle cover invece avete una particolare attrazione per le atmosfere disco. Chi è il "colpevole"?

«Rispondo per quanto mi riguarda. Sono cresciuto a pane e Video Music: come c’è chi sente delle voci nella propria testa, io negli anni ’80 avevo perennemente l’accompagnamento di un sintetizzatore e una batteria elettronica. Poi mi sono trovato a formare i Blue Penguin con un uomo–drum, per di più specializzato nei suoni elettronici e con la mia stessa passione del repertorio. Ci è venuto naturale buttarci sulla disco, che resta il nostro filone principale, anche se per il futuro sono in serbo molte sorprese…»


Brodo di Carne, per coloro che non conoscono gli standard a cappella, è un pezzo del gruppo svedese Real Group (titolo originale Chili con carne). Come avete ottenuto l'ok per la traduzione italiana?

«Se prendiamo un qualsiasi pezzo del Real Group, ma proprio pescando a caso nel repertorio, il livello medio è sublime, questo per dire quanta sia la nostra stima nei loro confronti. Chili con Carne in particolare è una delle vette più alte della musica a cappella. Noi non siamo mai stati particolarmente inclini alle cover, ma abbiamo fatto alcune eccezioni con esso con alcuni classici natalizi arrangiati dai Take 6, non solo per la bellezza dei pezzi e per l’appagamento quasi fisico che danno cantandoli, ma anche per una nostra crescita professionale studiando i maestri del genere. Per differenziarci dai gruppi che ripropongono Chili, ma anche per puro divertimento nostro e del pubblico, abbiamo bolognesizzato la ricetta messicana del gruppo svedese, riscrivendo il testo italiano con quella dei tortellini e possiamo dire che l’operazione è stata molto apprezzata dal pubblico. L’idea e la trattativa per chiedere il consenso al Real Group è stata delle edizioni Preludio, con le quali distribuiamo i nostri cd e spartiti, e che peraltro sono il punto di riferimento della distribuzione a cappella italiana, producendo e distribuendo gruppi come Alti&Bassi e Mezzosotto. Sicuramente l’editore è stato determinante, anche se va detto che il Real Group ha dimostrato molta attenzione e disponibilità. Questi svedesi sono grandi in tutto…»


Dalla musica al teatro musicale. Ci racconta il progetto L'uccellino della Radio?

«Ah… oh… quante pagine abbiamo? Cercherò di essere il più breve possibile e lo racconto così come è nato. Da una vacanza di quasi vent’anni fa, in cui la colonna sonora di migliaia di chilometri era una cassetta con i successi degli anni ’40, ho sempre covato il desiderio di cantare quei brani favolosi con Rabagliati, Natalino Otto e il Trio Lescano. Ma in tutta sincerità non mi sarebbe bastato cantarne due o tre… Dopo dieci anni di cover sugli anni ’80, l’unico bieco modo di fare accettare un nuovo blocco di repertorio al gruppo era quello di riunirli in un progetto più grande. Negli ultimi anni ho fatto diversi lavori teatrali con la Compagnia della Quarta e ho pensato di riunire le forze dei due gruppi in un unico progetto teatrale. Parlando di anni ’40, l’idea principale del testo teatrale è che doveva essere allo stesso tempo avvincente, divertente e attinente ai fatti storici. Poiché l’argomento della guerra è già stato sviscerato a teatro in tanti modi, ho pensato di mettere in scena le piccole vicende della guerra sentite raccontare dai miei famigliari: sono i racconti della vita di tutti i giorni, gli aneddoti della quotidianità, la piccola storia, non per questo meno importante dei grandi avvenimenti che tutti conosciamo».


E il risultato?

«Ne è scaturito un lavoro che ha sicuramente il pregio della realtà degli argomenti, perché da un lato gli anziani si immedesimano in episodi del passato comuni a tutti, mentre i giovani restano incuriositi da quella vita in tempo di guerra così lontana da quella attuale. Ci siamo affidati alla voce narrante di Giuseppina Randi, attrice di grande talento molto attiva nel bolognese e alla regia di Mario Coccetti, pieno di idee originali e mai scontate, che ha saputo dirigerci al meglio valorizzando i nostri pregi con un training incisivo anche se massacrante. Per noi è stato un lavoro totalmente avvincente, sia per la novità del linguaggio scenico (basti pensare che costruiamo tutti gli ambienti con nove valigie), sia per i profondi cambiamenti e la crescita che ci ha dato da tutti i punti di vista, non ultimo quello della coesione del gruppo, che immediatamente si ripercuote in positivo sulla resa canora. Aggiungiamo solo che dopo mesi e mesi di prove solo sugli anni ’40, abbiamo ripreso il nostro repertorio standard e già alla prima prova era automaticamente migliorato! Non mi dilungo oltre, se non per dire che stiamo programmando lo spettacolo per la prossima stagione teatrale e non appena ci sono date certe spargeremo la voce. Entro due-tre mesi sarà pronto anche il cd dello spettacolo: 11 brani anni ’40 italiani più due inediti nello stesso stile, naturalmente a cappella. Scriveteci per le prenotazioni!»



Blue Penguin


Alessandra Galassi

Cristina Biasin

Elena Bassi

Silvia Rapino

Daniela Cristoni

Andrea Rizzi

Massimo Borgognoni

Roberto Giarratana

Mauro Bochicchio


Discografia


Nine Below Zero, Preludio, 2001

Pengeris, Preludio, 2007

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