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Cantus Firmus

Cantare la voce torna in Piemonte, più precisamente a Mondovì, per presentare una realtà molto attiva tra musica classica e popolare. E' la formazione Cantus Firmus che, nata nel 1989 ha allargato la sua attività fino a proporre ogni anno un seminario internazionale pieno di allievi. I concerti restano comunque in primo piano nell'agenda del gruppo: oltre 350 in Italia ed Europa. Ne parliamo con il direttore Roberto Beccaria.

Il nome Cantus Firmus presuppone un inizio della vostra carriera musicale legato alla musica classica, è cosi?

«Effettivamente il gruppo nasce per eseguire polifonia rinascimentale, il repertorio a quattro voci di autori del primo Cinquecento. L’obiettivo di assimilare il linguaggio polifonico basato sulla tecnica compositiva del cantus firmus su melodia gregoriana mi ha fatto scegliere la Missa “Regina Coeli” di Jacobus De Kerle, un lavoro che ha richiesto a tutti noi un grande impegno. Il desiderio e la curiosità di metterci alla prova con linguaggi e stili diversi, ci ha spinti a esplorare il repertorio degli spirituals tradizionali – che peraltro già avevo in programma con altri miei cori - il pop e il jazz, ma la polifonia resta per noi un punto fondamentale».

Il passaggio dalla classica al pop (e al jazz) è un fatto naturale per voi, o siete più ancorati a uno dei due generi?

«In un'epoca in cui la specializzazione monotematica sembra sempre più diffusa, un gruppo che tenta di eseguire generi diversi può sembrare presuntuoso. In realtà il piacere di cantare c'è per qualsiasi brano e in qualsiasi genere musicale. Secondo me non ci sono repertori o generi di serie A o serie B, esiste la Musica, (con la M maiuscola, quella buona), che si canta con piacere e che il pubblico apprezza per il suo valore culturale, a prescindere dall'epoca e dall'autore. Come in tutti i gruppi chiaramente ci sono i gusti individuali, ma è desiderio comune perseguire la via dell'eclettismo musicale senza preclusioni. Io sono comunque per natura un musicista “onnivoro” e perennemente incuriosito da qualunque forma sonora».

Vi esibite generalmente senza amplificazione, come nella classica, o usate tipi particolari di microfoni?

«Nel repertorio polifonico classico non è necessaria l’amplificazione, anche perché di norma ci si esibisce in chiese o sale da concerto con ottima acustica, che permettono al pubblico di godere pienamente della naturalità del suono. Per i concerti con repertorio spiritual, gospel e pop, talvolta ci capita di esibirci in teatri o anche all'aperto e in questi casi un minimo di amplificazione si rende necessaria, ma è intesa come “supporto” e non strumento fondamentale. Il tipo di arrangiamenti che eseguiamo non prevedono l’utilizzo del microfono come strumento».

Talvolta siete anche compositori delle musiche che eseguite?

«La maggior parte dei brani spiritual, gospel e pop/jazz che eseguiamo sono arrangiati da me. Sono compositore e ho scritto e prodotto una Missa (una composizione su struttura classica con influenze etniche, contemporanee e jazz) che però è per coro misto e trio strumentale (pianoforte, contrabbasso e batteria). Mi riprometto sempre di comporre brani originali apposta per il Cantus Firmus e di certo lo farò, in un futuro prossimo».

Ogni anno organizzate una rassegna corale internazionale con uno stage. In base a quale esigenza scegliete l'insegnante?

«Che sia bravissimo e che costi il meno possibile (anche perché per la maggior parte lo paghiamo di tasca nostra...). Scherzi a parte, finora abbiamo cercato musicisti che fungessero più che altro da stimolo per la coralità amatoriale, (direttori e coristi) con l'obiettivo di aprire la mente, creare interesse e curiosità per nuove idee, anche riguardanti scelte di repertorio e di interpretazione: la polifonia contemporanea con Gary Graden, la riproposta del canto popolare con Angelo Agazzani, il Jazz con Nehemiah H. Brown, il gospel e lo spiritual con Jonathan Rathbone, la musica pop a cappella con Simon Carrington, il vocal-pop jazz con Jens Johansen, i suoni dal mondo con Francisco Nunez, i canti di Natale con Bob Chilcott, il black gospel con Barbara Baker, i The Real Group, la musica dei cartoni animati con David Lawrence e infine gli Swingle Singers. Nel 2011 siamo così giunti alla tredicesima edizione!»

 


Mauro Bertazzoli, Gianluca Dho: tenori primi

Roberto Ghiglia, Paolo Michelis: tenori secondi

Vito Bottero, Aldo Mammola: baritoni

Marco Cerato, Efrem Moro: bassi

Roberto Beccaria: direttore

 

Discografia

Go down Moses, autoproduzione, 1998

Natale Noël Christmas Weihnacht, autoproduzione, 2004

Di tutto un... pop, autoproduzione, 2005

 

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