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Maledetta aiuola: Gianluca Grignani – La Fabbrica di Plastica

A sentirlo (e vederlo) oggi è assai difficile immaginare che Gianluca Grignani abbia potuto fare dodici anni orsono un disco come La Fabbrica di plastica. Lavoro decisamente suicida dopo i fasti, anche sanremesi, di “Destinazione paradiso” e unico vero momento importante – insieme al successivo “Campi di pop corn” – della carriera del cantautore milanese, che l’etichetta di looser se la guadagna grazie a questo disco incompreso eppure fondamentale per il rock italico degli anni novanta ma anche, e in modo molto meno romantico, per i tanti sbandamenti avuti dal duemila in poi, che purtroppo l’hanno visto finire gambe all’aria su… un’aiuola.
foto di Francesca Dall'Olio
Questa vicenda ha connotati indefiniti, magici, quasi psichedelici. Apre un varco spazio-temporale strano tra il mio nord-est e la mia Bologna. Apre spazi della mente che – allora – non consideravo nemmeno. Si sa, quando si è giovani si è o-tutto-o-niente e ci si ritrova troppo facilmente presi a guardare solo cosa succede al di là della manica (era l'epoca del brit-pop) o dall'altra parte dell'Oceano Atlantico (il canto del cigno del grunge). Succede che questo snobismo ti faccia scappare sotto il naso, fra le dita, una storia importante, molto più importante di quello che si possa pensare. Anche a posteriori. Il varco si aprì con “Jack Frusciante è uscito dal gruppo”, con le sue rincorse ad Aidi (magnifica Beatrice degli anni novanta: come lei nessuna mai), la sua Saragozza Avenue e i suoi “io ti al di là”. Raccontava, quel libro, una storia d'amore intrisa di una Bologna che non avevo ancora vissuto, ma che prima ancora di arrivarci, aveva già scelto me. In fin dei conti, se sono a questo mondo, lo devo solo a un ginecologo di Bologna, che – unico – ha capito che mamma aveva tube appiattite, che non permettevano all'ovulo (io!) di scendere e prendere casa nel suo ventre. Quindi, se ho vissuto la mia giovinezza lassù, nell'alta Marca trevigiana, dove ho letto Brizzi, dove ho scoperto gli Estra, dove ho dato il primo bacio, è qui tra le tegole rosse, tra le tagliatelle con il ragù, nell'afa impossibile, sotto le torri che sono stato pensato.
Alex e Aidi - dal film "Jack Frusciante è uscito dal gruppo"
E questa storia di un libro che riapre stargate tra estremi della pianura padana è intrecciata indissolubilmente con Gianluca Grignani e la sua Fabbrica di plastica, perché è un disco immenso, che contiene almeno una canzone assoluta (Solo cielo), ed è uscito mentre io leggevo di Jack Frusciante. Non l'ho amato subito, perché quando si è giovani si è cretini e dannatamente snob. E Gianluca Grignani, guardato con gli occhi del 1996 era una stella minore – ai miei occhi – che andava bene per il carrozzone di Sanremo e per far pomiciare gli amici (chi non ha imparato a strimpellare La mia storia fra le dita?). Era uno che aveva anche l'aura sufficientemente da maledetto (girava anche una storia – mai saputo io quanto fondata – su un suo tentativo di suicidio per una delusione d'amore) e la faccia da imbronciato mascalzone che fa innamorare le ragazzine (guardatelo in copertina su “Destinazione paradiso”). E se lo guardiamo con gli occhi di oggi, che lo vedono bolso spettro di se stesso, a tratti volgarmente impegnato a rasare aiuole, ci sembra impossibile che ci sia stata una stagione in cui Gianluca abbia volato libero. Eppure è così, ma io l'ho scoperto solo da una stanza in via San Donato, ovviamente a Bologna (e il cerchio si chiude), quando un ragazzo con lo sguardo troppo sincero mi ha guardato da dietro gli occhiali spessi e mi ha detto: “Lo so, ma devi ascoltarlo adesso”. Aveva dannatamente ragione. Perché se c'è una cosa che noi esseri umani, specialmente se ci interessiamo di arte e di cultura (spesso si tratta solo di spettacolo), se c'è qualcosa che siamo bravissimi a fare è dare etichette indelebili. Le incolliamo talmente bene che non riusciamo più a toglierle.
foto di Francesca Dall'Olio
Invece Gianluca Grignani è l'equivalente di Diego Armando Maradona: capace da solo di costruire il proprio apogeo e distruggersi da solo, paradiso e inferno assieme. Entrando nella sua fabbrica di plastica, Gianluca ha dimostrato di essere un uomo vero, capace di mandare al macero una carriera da Nek per cercare la propria strada. Il primo punto di partenza è la chitarra, che suona come quella di Jonny Greenwood, ma allora i Radiohead non erano nemmeno lontanamente quello che sono stati dieci anni dopo. Il secondo punto di partenza è la poetica. Quanti cantautori della sua generazione (classe 1972) possono vantare una coerenza formale e artistica davvero personale e riconoscibile ancora oggi? Pochi. Certo: anche la sua è durata lo spazio di un paio di dischi, ma che dischi. Perché Gianluca è inquieto e lo sa, lo dice: «per Dio se io fossi la rock star / tutti a calci in culo e sarei sicuro / proprio come mio papà!». Sono parole di Rok Star, che rincara la dose, quasi fosse un programma esistenziale: «ehy tu! parli bene lo sai tu li dal tuo successo / sai quale è il successo essere figlio di se stesso!». Grignani è però ben consapevole dei propri limiti: «è questo il mio momento e me lo dico / io sono di me stesso / il nemico» (Il peggior nemico, un’intimissima lampo su se stesso): come Diego Armando aveva la propria storia fra le dita e poteva disporne come voleva. È lucida allucinazione, quella che chiude il disco, con un jingle da aeroporto, come se Gianluca fosse pronto a scappare via: «guardo e intorno vedo tanta gente che con me non c'entra / niente tanto sai non è importante / tanto non mi frega niente». Nemmeno a me frega tanto di quello che penseranno gli altri, di tutta quella gente che scrive sui giornali di musica. Io in quella stanza di via San Donato, dove ho vissuto momenti indimenticabili, dietro alle lenti spesse di quel ragazzo ho imparato che si può e si deve cambiare idea sulla gente. E non è assolutamente poco.




Gianluca Grignani
La fabbrica di plastica
1996
Mercury


01. La fabbrica di plastica
02. + famoso di Gesù
03. Solo cielo
04. Testa sulla luna
05. Fanny
06. L'allucinazione
07. La vetrina del negozio di giocattoli
08. Galassia di melassa
09. Rok Star
10. Il mio peggior nemico

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