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Strange Songs

Il canto jazz, in Italia e non, è in rapida mutazione: nuovi idiomi (anche proprio nel senso di lingue) fanno breccia in un'area non più così franca. Rock compreso.

 

Cantare jazz. E dintorni. È di questo che ci occupiamo oggi. In Italia, ovviamente. Usando l'italiano? Ora sì, ora no. Chi si riferisce a un ceppo più squisitamente jazzistico magari preferisce l'inglese (si dice che l'italiano manchi di swing, è c'è del vero). È il caso di Camilla Battaglia (foto sopra), musicalmente baciata da una gran bella stella, essendo figlia di Tiziana Ghiglioni e Stefano Battaglia. Da tempo la ragazza (venticinque anni) si dedica al canto, sulle orme della madre (peraltro vocalmente assai diversa), e il recente Tomorrow-2more Rows of Tomorrows (Dodicilune) ci dice che ha fatto bene i suoi conti. L'inglese, nel cd, è appunto la lingua ufficiale, e che l'approccio sia prevalentemente jazzistico è altrettanto chiaro. Però scordatevi i clichés (decisamente impolverati, talora quasi comici) delle brave jazz singers: Camilla ha una verve tutta sua, un modo di affrontare la materia (tutti suoi i pezzi, tranne The Blower's Daughter di Daniel Rice, che scoperchia un finale più tangente al song in senso lato) libero da steccati e conformismi vari. Insomma, un disco che fa promesse sostanziose circa il futuro della cantante. Notevole anche il gruppo, un sestetto (voce esclusa) in cui spiccano David Binney al sax alto e Roberto Cecchetto alla chitarra.

Una proposta più sofisticata e matura (non è un giudizio di merito: pura constatazione, visto che fra le due intercorre una buona ventina d'anni) ci arriva da Elisabetta Guido, il cui The Good Storyteller (Dodicilune/Koinè) ci consente un ulteriore passo in avanti nel nostro percorso, visto che lei, oltre che in inglese (e un brano in francese), in italiano canta parecchio (anche qui è quasi tutta farina del suo sacco), tenendo felicemente il piede in più scarpe. Più che jazzistici, in effetti, il suo album richiama climi che definiremmo lirico-contemporanei, con memorie liederistiche e un clamoroso (perché inatteso) salto nello scoppiettante universo della taranta (lei è del resto leccese). Anche qui notevole (nonché variabile) il contorno strumentale, col sax soprano di Roberto Ottaviano e le tastiere di Danilo Tarso interlocutori privilegiati.

Procedendo oltre, eccoci al nuovo lavoro del duo Plot, cioè Rossella Cangini, voce, e Claudio Lodati, chitarra, elettronica e diavolerie varie. Il titolo del cd, Just Go There (Setola di Maiale), riprende quello dell'unico brano a firma del solo Lodati, perché le più sono improvvisazioni a doppia firma, accanto a tre - se vogliamo anche abbastanza sorprendenti - riprese, rispettivamente di 4/3/43, Volare e la versione originale di Fischia il vento, ovvero Katjusa. Se l'hit di Dalla è solo suonato (la Cangini inserisce unicamente qualche svolazzo), Modugno è invece percorso col testo canonico (meno la rilettura, inventiva come l'intero cd), e Katjusa ha tutte le parti in russo dette anziché cantate. Il resto è un paio di stralci in italiano e poi tutti vocalizzi senza testo. Ragguardevole il risultato finale, ricco di idee e invenzioni, tra loop, impro spericolate e schegge da rockettaro non pentito qual è Lodati.

Il suo ex-allievo, Maurizio Brunod (foto qui sopra), in trio con un secondo chitarrista, Lorenzo Cominoli, e con Sonia Spinello alla voce, cantata e recitata, ha invece pubblicato l'autunno scorso il singolare Billie Holiday Project (Abeat), omaggio alla cantante con la gardenia nel centenario della nascita (e citiamo allora anche l'altro omaggio, più canonico, di Debora Tamagnini inciso a New York con musicisti in prevalenza locali e intitolato Camellia, Beat Sound). La singolarità dell'operazione sta nel fatto che una serie di temi fra i più noti legati a Lady Day (The Man I Love, Strange Fruit, Don't Explain, Lover Man, God Bless the Child...) si alternano ad ampi monologhi che della cantante ripercorrono la controversa vicenda umana.

Un allievo in questo caso di Brunod, Christian Russano, fa parte, sempre in zona Ivrea, del quartetto Satoyama, il cui recente Spicy Green Cube (autoprodotto) ci induce a una rapida uscita dal seminato. Qui, infatti, non ci sono voci (tromba, chitarra, basso e batteria l'organico), ma il disco merita una citazione, perché è doveroso, oltre che sempre gradito, segnalare giovani poco noti che fanno musica con determinazione e risultati adeguati. Il cd in oggetto è in tal senso molto incoraggiante, ben costruito, equilibrato timbricamente e nelle dinamiche. E soprattutto non è banale: ha un suono calibrato ed elegante che lo identifica con una certa chiarezza.

Riguadagnando il cuore del nostro itinerario, eccoci per chiudere a due lavori veramente notevoli dedicati ad altrettanti numi tutelari del grande rock. Il primo è addirittura monografico, trattandosi di una ripresa brano per brano di The Dark Side of th Moon dei Pink Floyd. Ne è artefice un singolare trio con Boris Savoldelli alla voce, Raffaele Casarano al sax e Marco Bardoscia al contrabbasso (più tutti all'elettronica). Il cd s'intitola The Great Jazz Gig in the Sky (Moonjune) ed è un'autentica fucina di invenzioni a getto continuo. Naturalmente nessuno deve attendersi una riproposizione canonica dell'originale pinkfloydiano, quanto un lavoro autonomo che peraltro mantiene certi agganci, inerpicandosi per il resto lungo sentieri del tutto originali (e largamente sperimentali, anche temerari).

Concludiamo con un cd che di album ne omaggia quattro, i primi (da I a IV, appunto) dei Led Zeppelin. Ne è autore uno dei jazzisti più intelligenti emersi in Italia in questo terzo millennio, il trombettista Giovanni Falzone (foto sopra), che alla testa di un tentetto (con sette fiati) di ottime prospettive e possibilità ha appena sfornato Led Zeppelin Suite (Musicamorfosi), album composito e geniale diviso in quattro quadri, uno, appunto, per album di riferimento. Vi si ritrovano brani notissimi come Whole Lotta Love, Heartbreaker, Moby Dick, Immigrant Song e svariati altri, sottoposti a trattamenti vari, sempre con un impatto e, nel contempo, un'intelligenza musicale la cui convivenza, a questi livelli, non è davvero frequente.

 

Foto di Riccardo Crimi (Battaglia)
e Alberto Bazzurro (Brunod, Falzone)

 

 

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