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Vocalica

Tornando al consueto percorso attraverso i gruppi a cappella italiani, Cantare la voce fa tappa a Padova dove ha sede una delle formazioni storiche della nostra scena. I Vocalica sono attivi da più di un decennio caratterizzandosi per uno stile mutuato dai gruppi anglosassoni con caratteristiche originali. Le risposte ci arrivano da tutti i componenti dell'ensemble.

 

Siete uno dei primi gruppi italiani ad avere scelto subito lo stile Contemporary a cappella. Come nacque il progetto?

«Nei primi anni di vita il repertorio e lo stile interpretativo dei Vocalica era più vicino a quello di alcuni gruppi storici della musica vocale quali Manhattan Transfer, King's Singers, Take 6, Swingle Singers e altri. Alcuni dei fondatori parteciparono anche ad una masterclass tenuta da questi ultimi a Verona nel settembre del 1995. Un'occasione che favorì alcuni incontri con altri cantanti italiani e che, anni dopo, consentì la costituzione dell'attuale formazione. Dopo un periodo di acclimatazione all'uso della voce amplificata ed all'utilizzo della necessaria strumentazione (dato che provenivamo tutti dal mondo della musica corale tradizionale), la svolta Contemporary si è avuta in occasione di un seminario che la Vocal Band californiana House Jacks tenne nei pressi di Verona nel 1998, ed anche per l'interesse di alcuni di noi verso questo stile. Infatti Andrea è stato il primo socio italiano di CASA (Contemporary A Cappella Society of America) a partire dai primissimi anni '90 del secolo scorso».

 

Una sorta di folgorazione...

 «L'utilizzo delle voci in una chiave più squisitamente strumentale, l'introduzione delle percussioni vocali e, in generale, il diverso approccio alla scrittura ed all'esecuzione di brani moderni pop e rock, ci hanno così fortemente impressionati da indurci, senza indugi, a modificare radicalmente il nostro stile originario. Questo anche perché il differente approccio ci consentiva di affrontare nella maniera a noi più congeniale - per sole voci - tutta quella musica che faceva parte del nostro personalissimo background, ma che prima di quel momento avevamo solo sognato di avvicinare. Musica che, oggi, fa parte del nostro repertorio e che rappresenta il concorrere dei gusti e degli stili più sentiti dai componenti dei Vocalica».

 

Ogni formazione fa testo per se stessa. Ci potete spiegare la scelta di una voce femminile e cinque maschili?

 «Questa scelta è stata frutto del "caso e della necessità". Per i primi tempi la formazione rimase esclusivamente maschile. Accadde tuttavia che uno dei componenti di quel periodo ebbe un brutto incidente stradale che gli impose un temporaneo stop all'attività concertistica. Avevamo tuttavia molte date già fissate e, per evitare di dare forfait, decidemmo di sostituire l'infortunato con una ragazza, Saba De Rossi, la quale aveva una grande facilità ad assimilare sia le parti solistiche che quelle, per così dire, armoniche. L'esperimento riuscì talmente bene che al rientro del componente mancante, per un certo periodo i Vocalica salirono sul palco in sette: sei uomini ed una donna. La scelta di mantenere una formazione mista con una voce femminile divenne poi definitiva poiché tale mix ci consentiva di affrontare brani più adatti ad una donna, duetti, ed in generale di offrire una varietà di diversi stili interpretativi. Una delle caratteristiche dei Vocalica è, infatti, quella di variare

 continuamente i solisti, anche all'interno del medesimo brano».



Avete affrontato più volte il pubblico all'estero. C'è stata curiosità per il fatto che un gruppo italiano affrontava un repertorio anglosassone? E quali le reazioni?

«Si, in effetti siamo stati uno dei gruppi vocali italiani che hanno maggiormente girato l'Europa (Germania, Austria, Svizzera, Spagna, Slovenia, Olanda, e altri paesi) ed è stato sempre un grande successo perché l'approccio e la preparazione del pubblico verso la musica a cappella sono decisamente più sviluppati all'estero che in Italia. Inoltre, ci siamo sempre divertiti ad alternare un repertorio anglosassone a quello italiano per reggere, da un lato, il confronto con i gruppi stranieri e nello stesso tempo portando in giro una fetta della nostra cultura. Proprio durante uno di questi tour esteri abbiamo ideato un medley di brani italiani, molto apprezzati soprattutto in Germania (Ramazzotti, Pausini, Bocelli, Nek, Zucchero) che tutt'ora costituisce un elemento ricorrente dei nostri spettacoli».

 

Arrangiamenti di brani esistenti e composizioni originali, quale la vostra strada preferita?
 «La nostra strada è quella di cercare di dare un impronta esclusiva a tutto ciò che facciamo. Abbiamo in repertorio alcuni brani originali e qualcuno è in cantiere, mentre per quanto riguarda le "cover" sono tutte arrangiate da noi (soprattutto da Alberto e Marco) che peraltro hanno stili completamente opposti e questo da un tocco di varietà. A dire il vero un paio di arrangiamenti di brani in repertorio non sono nostri, ma li abbiamo comunque personalizzati e variati nel tempo ed in tutti i casi li proponiamo live in esclusiva. Diciamo che abbiamo abbandonato per scelta e non per presunzione gli spartiti di altri arrangiatori reperibili o acquistabili perché crediamo che gli arrangiamenti originali, uniti alla peculiarità dell'esecuzione a cappella, possano dare un marchio di originalità anche a brani già editi».

 

Infine dopo tutti questi anni, trovate un interesse maggiore per la musica a cappella in Italia?
 «Purtroppo no. La prima edizione di X Factor ha contribuito alla divulgazione del genere per poi riproporre il classico stilema della "boy band" accompagnata da strumenti; il grande successo dei Neri Per Caso a metà degli anni '90, a parte i loro meriti artisici, è stato più frutto di un ottimo lancio commerciale creando l'illusione a noi appassionati che il genere Contemporary a cappella potesse finalmente uscire dalla nicchia in cui permane tuttora».

 

Vocalica

Silvia Piccoli

Andrea Beghi

Fabio Romandini

Alberto Schiavinato

Marco Bottazzi

Davide Chiesa

 

Discografia

E' Natale, autoprodotto, 2001

Italian Hits vol. 1, autoprodotto, 2005

Aged 10 Years, autoprodotto, 2005

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