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15ª ediz. del Biella Festival: iscrizioni ...

  Sono aperte da qualche settimana le iscrizioni per la 15ª edizione del BIELLA FESTIVAL AUTORI e CANTAUTORI (il bando è online), uno dei maggiori Festival italiani dedicati alla canzone d’autore ...

Intervista a FABRIZIO MORO

Di Emanuela e Stefania Schintu

 

Torna al Festival di Sanremo per la quarta volta con il brano “Non è una canzone”, dopo la vittoria fra i giovani con “Pensa” (2007), dopo il terzo posto con “Eppure mi hai cambiato la vita” (2008), ma nel suo passato anche una prima apparizione in sordina nel 2000.

“Non è una canzone” anticipa l’album “Ancora Barabba” ed è «una protesta costruttiva con uno sguardo al futuro intriso di ottimismo; è un inno alla libertà, la volontà di riprendere il controllo della nostra vita, sempre più vincolata e corrotta dagli stereotipi imposti dalla società».

 


Com’è l’emozione di salire su questo storico palco?

Nel 2007 con “Pensa” ero ignaro di tutto. Nel 2008 ero impaurito perché tutti gli addetti ai lavori mi aspettavano con il dito puntato e mi sono fatto prendere un po’ dall’angoscia. Quest’anno è stato completamente diverso dagli anni scorsi e sicuramente un’esperienza molto più positiva. Ho avuto la possibilità di interpretare il pezzo con la mia band e con i miei musicisti.

 

Sei approdato al Festival di Sanremo giovanissimo nel 2000…

Mamma mia cosa mi hai ricordato…

 

Cosa è cambiato dal 2000 al 2010

Beh, più che una crescita musicale è stata una crescita umana. Sono un cantautore ed è fondamentale acquisire esperienze. Sono cambiate tantissime cose, soprattutto in questo ultimo anno. È nato mio figlio ed è cambiato molto altro. È uno dei periodi più sereni della mia vita e questo traspare nelle mie canzoni.

All’inizio di carriera sei costretto a portare una canzone che non ti rappresenta in pieno. Sei appena arrivato, non hai né credibilità, né forza contrattuale, né la personalità per importi. I pezzi su cui inizi a lavorare sono del produttore artistico o della tua casa discografica. Ti viene detto «questo pezzo è più forte di quest’altro, noi vogliamo lavorare su questo»  e non avendo altre carte da giocare lavori su quelle scelte. Non è che uno poi non riesca a metterci del suo, ma di certo rimani più condizionato. E poi sei costretto a subirti il 3 della Venegoni…, il giudizio di Castaldo... Ma va bene così. Quest’anno è stata una scelta voluta da me. Ho portato il brano “Non è una canzone”, alla mia etichetta e ho detto: «o questa o niente».

 

Esibirsi sul palco di Sanremo da poi la possibilità di salire su altri palchi, di fare tanti concerti. Che sensazione provi quando sali su un palcoscenico per cantare?

Quando si è su di un palco hai la possibilità di farti apprezzare o disprezzare nella tua “totalità”, non sono solo i tre minuti sanremesi o i tre minuti del passaggio del singolo in radio. Il contatto con il pubblico è la cosa più importante. Cantando nelle piazze, ho la possibilità di incontrare il fan ma anche chi ti conosce e che forse non ti apprezza. E quando vedi le facce, all’inizio di un concerto, che pian piano si trasformano, riuscendo a strappare un sorriso anche alle persone che sembravano più ostiche, è una grande soddisfazione. È più bello coinvolgere una platea intera che vincere il festival di Sanremo.

 

Tu pensi che la libertà esista davvero? O meglio, da che cosa ti vuoi liberare?

Ognuno ha la sua filosofia di libertà. Per me la libertà può essere espressa in tanti modi. Oggi osservando tanti miei coetanei, libertà vuol dire per esempio riuscire a fare il lavoro che ami. Questo ti rende un uomo libero.

Questa canzone è stata ispirata dalla mia esigenza di riprendere in mano la mia vita, che in passato – e a volte ancora oggi - purtroppo, è stata vincolata da stereotipi che il sistema impone.

 

Abbiamo visto che quest’anno durante la tua esibizione ti sei scatenato. Prima o poi tornerà un pezzo introspettivo e forse un po’ scomodo, così com’è stato “Pensa”?

Non posso dirtelo oggi. Quello è stato un pezzo uscito con un po’ di fortuna ed ispirato dal film sulla vita di Borsellino. Spero ci saranno altre emozioni che daranno vita a quel tipo di pensiero e a quel tipo di espressione. Devo ammettere che la mia carriera ha avuto una partenza scomoda, anche perché poi bissare quel successo non sarà assolutamente facile.

 

Hai mai pensato di riscrivere un’altra canzone come “Pensa”, dedicandola a questa Italia che non cambia?

Ci provo continuamente anche se non so fino a che punto la musica possa cambiare le cose. Cerco di mettere al servizio delle nuove generazioni la mia esperienza.  Cerco di fotografare la realtà che mi circonda – e che non mi piace – con la mia chitarra. La musica è la mia maggiore valvola di sfogo.

 

Cosa rispondi a quelli che hanno criticato il tuo “la la la” della canzone?

Devo ammettere che la rassegna stampa non la leggo mai, perché purtroppo sono una persona che si fa condizionare dagli eventi. Andrò a leggere tutto lunedì prossimo. Non riguardo neanche i passaggi televisivi. Le persone che hanno criticato il “la la la”, hanno criticato anche “Pensa” e le altre mie canzoni. Fa parte del loro lavoro, io le rispetto, poi il parere della gente, che per me è più importante, spero sia diverso!

 

La tua canzone è sostenuta da un ritmo reggae con un testo molto corposo. Cosa ha prevalso nella stesura finale, il testo o la musica?

Il la la la credo!!! A parte gli scherzi ho cercato di sottolineare dei concetti piuttosto pesanti con una musica “frivola” (più leggera).

 

Ci parli del tuo nuovo album?

Per quanto riguarda i testi il filo conduttore, il messaggio principale, dell’album è l’amore che riesce a strapparti dal disagio sociale. Principalmente è registrato in presa diretta. Ho avuto modo di sperimentare parecchio. Ho usato delle chitarre grunge su delle basi pop. Ed ho usato anche molto elettronica.

 

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