MATTIA DE LUCA
Intervista di Emanuela e Stefania
Schintu
Dall’America al palco di Sanremo Nuove Generazioni 2010. Il romano Mattia De Luca ha 25 anni e canta “Non parlare più” firmata con Tricarico. L’album d’esordio “Dreamers” è prodotto interamente da Phil Palmer e pubblicato da Caterina Caselli per la Sugar. L’inizio di un sogno…

Abbiamo incontrato Mattia De Luca subito dopo le prove con l’orchestra della Rai, nei corridoi del teatro Ariston, evidentemente emozionato e con lo sguardo di chi sta vivendo un sogno ad occhi aperti. Ci racconta che come ogni adolescente si è avvicinato alla musica come autodidatta, passione che è subito cresciuta e che ha deciso di intraprendere seriamente ai massimi livelli.
A 18 anni arriva così l’esperienza americana.
Dopo essermi diplomato al Marymount School of Rome (scuola internazionale di ispirazione anglofona, NdR) mi sono trasferito subito a Boston dove, per quattro anni, ho frequentato la Berklee College of Music (la prima scuola di musica a fornire un insegnamento formale sul jazz, sul rock e su altre musiche popolari non disponibili in altre scuole prevalentemente di classica, NdR) laureandomi in composizione. Successivamente da Boston mi sono trasferito prima a Los Angeles e poi a New York. Mi sono proposto in varie situazioni come autore, poi, scaduto il visto americano, sono stato costretto a rientrare in Italia, anche se a malincuore.
Il tuo disco è prodotto da Phil Palmer, chitarrista jazz e rock, tra i più noti sessionman internazionali. Come è iniziata la vostra collaborazione? Come vi siete conosciuti?
Rientrato in Italia ho passato un periodo di down tanto che non riuscivo più a scrivere brani nuovi. Mi mancava l’America e l’ambiente musicale stimolante. Ho conosciuto Phil Palmer ad una cena e come succede all’inizio, gli avevo lasciato il mio cd con poche aspettative su una risposta. Anzi ero convinto che non l’avrebbe mai ascoltato. Il caso ha voluto che gli dessi la custodia del cd senza il disco all’interno, cosicché il giorno dopo mi ha chiamato e ho provveduto a fargli avere due pezzi. Il lavoro gli è piaciuto da subito e da quel momento abbiamo iniziato a lavorare assieme. Il periodo successivo è stato molto intenso e pieno di novità.
Phil Palmer ha prodotto il tuo album che si intitola “Dreamers” in uscita nei negozi durante la settimana del Festival con la Sugar di Caterina Caselli.
Con Phil Palmer è ormai un anno che viviamo praticamente insieme, oltre al rapporto professionale si è instaurato anche un rapporto umano e d’amicizia. Phil ha prodotto tutto il mio album e firmato con me alcuni brani anche come autore.
Sicuramente la tua formazione di stampo anglosassone ha influito positivamente
Dell’esperienza all’estero ho riportato con me l’apertura mentale propria degli americani. Un modo di vivere e di vedere la vita completamente diverso. E’ anche quello che mi manca tanto dell’America. Nel mio futuro spero di poter vivere sia in Italia, sia in America.
Parlavamo di Caterina Caselli, incontro successivo a quello con Phil Palmer ma non certo meno importante
All’inizio è stato complicato entrare in contatto con lei. Ma poi è stato come un colpo di fulmine, con conseguente firma del contratto con la Sugar. Sembra ancora un po’ tutto surreale…
Quali sono le tue aspettative rispetto la tua partecipazione alla 60° edizione del Festival di Sanremo? Come lo vivi?
E’ un’esperienza incredibile e segna un po’ l’inizio della mia carriera professionale. E’ un momento che ho tanto aspettato e desiderato.
E, sempre parlando di Sanremo, il brano che porti vede la collaborazione con Tricarico.
Il brano originariamente è nato in inglese e si intitolava “Change”, solo successivamente è stato riadattato in italiano con la collaborazione di Francesco Tricarico ed è diventato “Non Parlare Più”. E’ stato l’inizio di un bellissimo rapporto di lavoro che è sfociato in altri tre pezzi inseriti nell’album.