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Chiunque si fosse trovato, tra il 7 e il 9 agosto, a perdersi nei cerchi concentrici di Rotondella, piccolo paese in provincia di Matera, avrebbe sentito i ritmi percussivi della terra risalire dai piedi e, inevitabilmente, si sarebbe messo a ballare. Fino a prova contraria, nessun morso di tarantola, eppure se le piazze di Rotondella potessero parlare giurerebbero di aver visto una comunità di uomini e donne dimenarsi come menadi in preda ai deliri dionisiaci.

 

 

Cerchi danzanti fino a tarda notte: voci arcaiche, pizzica pizzica, tammurriate, tarantelle. Tutto questo è stata l’edizione pilota del ‘Festival di musica popolare Abball’, organizzato dall’associazione Intorno in sinergia con l’amministrazione comunale di Rotondella. È una prima edizione, sì, ma con una proposta ricca, già matura e di qualità, che ben rappresenta il panorama, ancora vitale, della musica tradizionale del Sud Italia.

 

A introdurre la rassegna, venerdì 7, è stato Federico Suriano, organizzatore e presidente dell’associazione culturale ‘Intorno’, seguito dai saluti istituzionali del sindaco Gianluca Palazzo. Giambattista Mauro e Nicola Lutrelli hanno poi dialogato con Rocco Laguardia, artista autoctono, in un’intervista-racconto nata dalla ricerca sul campo. Si è parlato di un territorio, la Basilicata, crocevia di culture e area di contatto tra Campania, Puglia e Calabria. Serenate, topoi ricorrenti, il rito dell’uccisione del maiale e le malmaritate: un patrimonio rotondellese, e non solo, con cui la comunità racconta sé stessa nella maniera più autentica. Laguardia ha concluso con un omaggio al grande cantautore Francesco Guccini, scomparso proprio il giorno prima, giovedì 6 agosto: “La musica tradizionale e quella più contemporanea non sono così slegate” – ha detto – “sono due anime diverse, ma solo conoscendo il passato puoi attivarti per il presente”.

 

La serata è proseguita con il laboratorio di pizzica pizzica della bassa Murgia, a cura di Giovanni Amati, e con la musica dal vivo degli Skattacorë, duo formato dallo stesso Giovanni Amati insieme a Matteo Scatigna. Il laboratorio ha coinvolto e trascinato nelle danze chiunque passasse a curiosare, focalizzandosi sui passi tradizionali di Villa Castelli, al confine tra la Valle d’Itria e l’alto Salento. Giovanni e Matteo hanno restituito una pratica coreutica autentica, legata alla tradizione e lontana dalle contaminazioni del folk revival commerciale. Successivamente, gli Skattacorë sono saliti sul palco per un concerto che ha spaziato tra pizzica, serenate e lo skozjë (variante dialettale dello ‘scottish’).

 

 

È stata poi la volta del trio Sandalucì, calato nella dimensione del racconto musicale e nell’intimità delle polifonie tradizionali del Gargano. Il progetto nasce attorno a tre luoghi della Puglia legati a Santa Lucia (la chiesa ai piedi del monte Aquilone, la contrada ad Andria e il santuario a Erchie) e vede protagoniste le voci e gli strumenti di Domenico Celiberti, Donato Francioso e Rosario Nido. In una fortuita versione non amplificata, i Sandalucì hanno riproposto i canti dei pastori, dei contadini, canti d’amore e di lavoro, dando spazio soprattutto al repertorio femminile delle raccoglitrici di olive. Come racconta Rosario: “Nel canto le donne potevano dire agli uomini cose che nella quotidianità non era concesso dire”. In chiusura di serata, non poteva mancare la celebre tarantella di Carpino.

 

La seconda giornata, sabato 8, si è aperta con il canto e, in particolare, con la prima parte del workshop di canti polivocali a cura del duo Nìula (Francesco Rina e Maria Sgro). Dal 2023 il duo porta avanti concerti di rielaborazione della tradizione e corsi in Italia e all’estero, aperti anche a non professionisti.

 

 

Il repertorio tradizionale, per la sua naturale emissione vocale e la ricerca armonica, si presta perfettamente a questo scopo. Attraverso esercizi di riscaldamento e prime prove di armonie in cerchio, i partecipanti hanno sperimentato la propria voce in risonanza con quella degli altri. Nelle due giornate del workshop, Francesco e Maria hanno insegnato due canti tradizionali, di cui uno lucano. Sul versante coreutico, Elena Fanella ha tenuto un laboratorio di pizzica pizzica per i più piccoli: giovanissime danzatrici, munite di fazzoletto rosso ed entusiasmo scoppiettante, hanno appreso, col gioco a ritmo di tamburello, le basi della danza per poi metterle in pratica, con successo, sotto il palco durante le serate.

 

’A Paranza r’o Tramuntan, direttamente da Tramonti (SA), ha portato i passi quasi marziali e ancorati alla terra della Tammurriata dell’Avvocata, danza legata al Santuario sopra Maiori, in Costiera Amalfitana. Il canto sul ritmo ipnotico della sola tammorra ha guidato i partecipanti all’apprendimento dei passi tradizionali, prima che la Paranza spaziasse, durante il loro concerto, nell’universo delle tammurriate e della musica campana. A chiusura di serata si è tornati in Basilicata con gli Acustica: Marco Massari al tamburello, Luca Bersaglieri alla chitarra battente, Massimo Duino al mandolino e Mario De Carlo all’organetto hanno guidato il pubblico in un viaggio nella musica lucana.

 

 

La serata conclusiva, domenica 9, ha visto la comunità coinvolta nel ritmo allegro e festoso della tarantella di Montemarano, grazie al laboratorio della Scuola di Tarantella Montemaranese e alla musica dal vivo di Battista, storico capobanda del carnevale, insieme alla sua band. La voce antica di Hiram Salsano e la chitarra battente di Marcello De Carolis hanno poi presentato il nuovissimo disco “Hirundini”. Il duo, consolidato dopo il successo di Fronni D’Alia, ha infuocato la piazza: la riproposta di brani tradizionali riarrangiati, uniti a nuove composizioni d’ispirazione pastorale accostate all’elettronica della loop station, si è rivelata un’espressione vitale e fresca. A calare il sipario sulla prima edizione di Abball sono stati infine Li Sënaturë di Ostuni — Donato Francioso, Giuseppe Tagliente, Marco Parisi e Francesco Palmisano — giovani musicisti che rinnovano il legame con la propria identità.

 

 

 

Le serate sono state inoltre documentate dai quadri di Salvatore Veltri: istantanee surrealistiche e soggettive (il manico di una chitarra, la sagoma di una danzatrice, una band che esce da un cassetto) che hanno colto e fissato l’anima del festival.

 

Tutto questo ha reso Abball un evento musicale di grande spessore: un’antologia densa di sonorità, voci e – per usare una definizione non casuale a cui tengono molto – di “suonatori”, termine che custodisce un significato tradizionale ben più preciso rispetto a quello di “musicisti”.

 

Ci sono poi aspetti invisibili, legati al vivere la comunità. Il festival ha attirato, oltre alla gente del posto, una rete di persone unite dalla passione per la musica tradizionale, che si spostano e  interagiscono con gli abitanti. Rotondella, come tanti piccoli borghi del Meridione, combatte da tempo contro un inesorabile spopolamento. Se Abball si svolgesse ogni giorno dell’anno, il paese sarebbe istantaneamente ripopolato. Nei giorni del festival, i partecipanti arrivati da fuori si sono sentiti parte della comunità: accolti dall’invito a pranzo di un vicino, dal saluto affettuoso del commerciante, dal caffè offerto da una persona appena conosciuta. Se tanti festival nascono per fare musica e dare spazio all’arte, il senso di unità collettiva è probabilmente il vero motivo per cui resistono e continuano a vivere.

 

 

 

Crediti fotografici: Antonio Gentile e Alessandro Posteraro.

 

Artista:
Festival di Musica Popolare Abball
Location Concerto:
Comune di Rotondella (MT)
Data Concerto:
07/08/2026