“Supereroe della Paura”: con lo scudo magico della musica trasforma l’azione in una lezione sulla protezione e sul coraggio nelle difficoltà.
Ascoltando i brani di questo nuovo album di Dario Canal, è come se mi si fosse palesato davanti un piccolo eroe, controcorrente, a tratti irriverente, fragile come un piccolo scoiattolo contro i draghi della musica e della terra, ma che sa benissimo cosa si prova quando si ha coraggio.

Lui urla, come nel quadro di Munch, tutto il suo disprezzo per un mondo che segue la legge del più forte. Un piccolo eroe che, insieme ad altri, vuole “far giustizia ma poi sa, che ci fregheremo fra di noi”.
La sua musica sveglia il bimbo che c’è in te, quello che aveva un sogno, che giocava a piedi nudi in un campo polveroso di calcio all’oratorio, per strada, nelle favelas o nella giungla “nonostante i pericoli d’esser ammazzato”.
Lui è come il coraggioso ed incompreso difensore dello Zaire Joseph Mwepu Ilunga in quella famosa ‘punizione al contrario’ durante Zaire-Brasile del 22 giugno 1974, ai Mondiali in Germania. All’85º minuto, sul punteggio di 3-0 per il Brasile, quando l’arbitro assegna una punizione dal limite ai verdeoro, prima che Rivelino possa batterla, lui, calciatore sconosciuto ai più, si stacca improvvisamente dalla barriera, corre verso il pallone e lo calcia via lontano, venendo immediatamente ammonito dall’arbitro.
Quel piccolo super eroe salvò i suoi compagni da Mobutu, dittatore che guidava lo Zaire, che minacciò i giocatori che li avrebbe uccisi tutti se avessero perso con più di tre reti di scarto (non è una battuta, è storia…). Per la cronaca, dopo l’ovvia ammonizione a Ilunga, la punizione fu fatta ripetere ma ‘per fortuna’ finì contro la barriera. Volendo usare una metafora potremmo dire che quel difensore, timido come uno scoiattolo ma con la forza di un leone, si erse a guardiano che ferma il tempo. Un ricordo che Dario Canal racchiude nel brano Rivelinho, seconda traccia del suo lavoro.

Quest’album è come una fiaba contemporanea e postatomica. Ciò che cattura da subito è la musica, che fa da perfetta cornice alle parole. È un mood molto preciso, elegante, raffinato, ricercato, ricco di suoni, a volte lievi altre volte forti, che spaziano bellamente dal jazz al blues, dal rock al folk, fino a ritmi più orecchiabili, ballabili, cantabili, che ricordano quelli che animavano i bar, le balere e le spiagge, ovvero le colonne sonore dei giovani, legate a doppio filo al formato del disco a 45 giri. Ma nella proposta di Canal troviamo anche forti rimandi ad una musica cantautorale fatta di protesta contro generali di morte, odio e guerre, testi duri di denuncia verso i nostalgici che urlano e salutano con il braccio teso (Come panni a primavera).
Tutte e nove le tracce portano la firma di Dario Canal e vedono la partecipazione di numerosi musicisti di ottima fattura, mentre tornando al discorso dei testi sottolineiamo come siano fortemente curati, portatori sani di storie, sentimenti e tematiche sociali, tutti affrontati con una sensibilità ed una forza che colpisce favorevolmente.

Canal arriva a questo suo primo disco da solista dopo varie esperienze musicali (ricordiamo almeno il gruppo Etruschi from Lakota, dove ha militato per parecchi anni). In Nudi sotto le bombe l’artista attraversa le crepe del nostro tempo, invitandoci a cercare il coraggio dentro di noi e come un moderno cantastorie, come uno scanzonato Pulcinella, non ha paura a sbatterti in faccia la cruda realtà, senza dimenticare di usare però l’arma dell’ironia. Non a caso per presentare il suo nuovo lavoro, il cantautore toscano dice: “Questo disco è il mio modo di mettermi a nudo, di restare in piedi anche quando tutto sembra crollare. È dedicato a chi lotta, sempre e solo con il sorriso”.
Dario Canal ci restituisce quindi il coraggio di alzare lo sguardo oltre i fumi e le nebbie, ricordandoci che, in fondo a ogni incendio, siamo ancora capaci di bruciare d’amore e di tornare a raccogliere i fiori da mettere nei cannoni. Questo disco è la carezza armonica che disarma le nostre pistole, l’invito a ritrovare, attraverso la bellezza, la forza disarmata di un “ti amo” sussurrato con gli occhi.
La sua musica e le sue parole se non proprio guariscono l’anima assuefatta, almeno leniscono il dolore, restituendoci gli occhi di quel bambino scalzo che correva dietro al pallone in quel campo polveroso, infrangendo i vetri dell’oratorio senza paura e coltivando i sogni dei giganti nati ai margini del mondo. Tra le note di questo album risuona il riscatto mite e coraggioso di Joseph Mwepu Ilunga, un promemoria potente che ci invita ad alzare la testa per “salvare noi stessi ed i nostri compagni”, trasformando lo scherno del mondo nel miracolo di una disperata, bellissima poesia.

foto tratte dai canali social ufficiali dell’artista
Dario Canal
SCHED626
01. Nudi sotto le bombe
02. Rivelinho
03. Fregati
04. Come panni a primavera
05. Brucia
06. Solo con lo sguardo
07. È naturale
08. Pelle Doka
09. Soluna
Dario Canal e Samuele Proto
Giacomo Biancalana (batteria, percussioni, washboard); Gianmarco Bonnici (basso e cori); Simone Sandrucci (chitarre, mandolino, banjo); Samuele Proto (chitarre); Stefano ‘Borrkia’ Toncelli (chitarra e cori su Rivelinho); Stefano Scalzi (trombone); Francesco Cecchetti (tromba); Meri Lu Jacket (cori) Jug Band dalle Colline Metallifere (jam in L’aia dei diavoli). Il disco è stato registrato tra Shed 626 di Sesto Fiorentino e Il Casino Recording Studio di Massa Marittima, mixato e masterizzato da Simone Papi presso StudioM di Calenzano. Il progetto grafico è firmato da Wolfgang Scheibe e Federico Tomasi.
2026
