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Roberto Calabrò

Eighties Colours - Garage Beat & Psichedelia nell’Italia degli anni Ottanta

Figli del post-moderno, amici contemporanei disillusi dalla società e dall’arte, dalla musica (non tutta tutta, siamo onesti) dei nostri tempi, quante volte ci siamo chiesti: “Perchè non ho vissuto negli anni Sessanta?”. Quei mitici anni di cui parlano sempre i genitori, i giornalisti, i musicisti più attempati. Quegli anni dove in Inghilterra e in America si scriveva la storia del rock e qui spadroneggiava il Cantagiro; in cui da noi germogliava timido e ingenuo il bitt all’italiana e all’estero spuntavano garage-bands come funghi, la psichedelia irretiva i giovani nelle sue maglie ipnotiche e la British Invasion insegnava al mondo il perfetto connubio tra potenza e melodia.

“Perchè non sono vissuto negli anni Sessanta?” non siamo stati solo noi a chiedercelo.

Dal 1985 ai al 1989, anni in cui imperversava il synth pop, le band storiche si erano sciolte o sfornavano i loro peggiori album (non indugiamo volutamente...) e il rock era rappresentato da gentaglia come Scorpions, Bon Jovi e Guns’n’Roses, esisteva un piccolo nucleo di resistenza. Strano a dirsi, anche in Italia. Una resistenza non violenta alle brutture musicali e modaiole, combattuta a colpi di camicie Paisley, stivaletti Chelsea Boots, chitarre Rickenbacker e amplificatori Vox, e soprattutto grande rock’n’roll. Di questa resistenza parla Eighties Colours - Garage, beat e psichedelia nell’Italia degli anni Ottanta, coloratissimo volume edito da Coniglio e scritto dal giornalista Roberto Calabrò, già firma di Rockerilla e Rumore, ora in forza all’Espresso.

Il libro è una dettagliata antologia delle band italiane che, da nord a sud, si votarono alla riscoperta e alla rivisitazione in chiave originale della musica dei Sixties. Un movimento certificato dalla pubblicazione nell’85 di “Eighties Colours”, compilation appunto dedicata a garage, beat e psichedelia nostrani. Un disco divenuto poi manifesto che accoglieva gruppi come Sick Rose, Four By Art, Party Kidz, Technicolour Dreams e Birdmen Of Alcatraz. Nomi che potrebbero non dire nulla all’ascoltatore odierno, ma che ai tempi godevano di grande notorietà in tutta Italia e anche in Europa. Al di fuori dei circuiti mainstream, si intende.

A partire dai solchi di quella prima compilation-documento, Calabrò ci guida così alla scoperta di un fitto sottobosco di band più o meno underground, che interessa tutta la Penisola, non solo Milano (dove tra gli altri operano Peter Sellers & The Hollywood Party, Four By Art, The Pow) e Roma (Technicolour Dreams, Underground Arrows, Magic Potion). Scopriamo così una scena molto viva in Toscana (con la psichedelia dei Birdmen Of Alcatraz, il garage dei Pikes In Panic, la sperimentazione degli Steeplejack), Piemonte (dove troviamo Sick Rose, Double Deck Five, Effervescent Elephants o i torinesi No Strange, qui a fianco nella foto), Emilia-Romagna (Not Moving, Allison Run, Avvoltoi), giù fino alla Puglia (Birdy Hop) e alla Sardegna (Joe Perrino & The Mellowtones). Una vera e propria cartina topografica del rock Sixties-oriented, che abbraccia garage primigenio, mod revival e influenze progressive, suggestioni orientali e riminescenze bitt, senza dimenticare le scintille residue di punk e new-wave.

Eighties Colours ci dà anche l’occasione per rivivere un volto diverso della scena rock italiana “indipendente”, che ai giorni nostri sembra essere dominata da fugaci ascolti su Myspace, concertini improvvisati spacciati per happening imperdibili, e tanto inutile livore, nel peggior stile della guerra tra poveri. Torniamo così a un periodo (gli anni Ottanta) in cui l’unico modo per avere certi album era riceverli per posta, arrivavano lettere dai fan anche ai gruppi più oscuri, si facevano anche centinaia di chilometri per un concerto italiano, e le band si scambiavano idee, dischi, contatti per concerti. E le riviste specializzate erano vera e propria linfa vitale per gli appassionati, la bacheca di Rockerilla un punto di riferimento per le formazioni più sperimentali, e nuove fanzine nascevano e morivano nello spazio di un mattino.

Quegli anni di grande fermento sono raccontati da Roberto Calabrò con grande precisione e ricchezza di fonti: numerose le interviste ai protagonisti dell’epoca, non solo musicisti ma anche giornalisti e produttori (a volte in duplice veste, come nel caso di Federico Guglielmi e Claudio Sorge), doviziosa la ricerca sulle recensioni e ai limiti del maniacale (ben venga!) la documentazione discografica. Il sontuoso apparato fotografico, rigorosamente d’antan, è poi il fiore all’occhiello del volume, e contribuisce in modo diretto a mettere a fuoco il momento storico in questione.

Volendo essere perfezionisti si può individuare un unico neo, non certo imputabile all’autore: un cd allegato con alcune delle band citate (o magari anche più di uno, una bella versione all’italiana di Nuggets) avrebbe potuto far passare Eighties Colours da “titolo notevole” a “must imprescindibile per tutti gli appassionati di rock in Italia”. Anche perchè, se di alcuni gruppi come Sick Rose, Four By Art, Not Moving sono ancora rintracciabili alcune prove discografiche, molti altri non hanno avuto gli onori delle ristampe e sono ormai da rubricare alla voce “chicche per collezionisti”.

Eighties Colours ha appena vinto (meritatamente) il Premio MEI 2010 per il Miglior Libro Indipendente. Chissà se, quando verrà ristampato, la Coniglio Editore potrebbe pensare ad allegarci una bella compilation...

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In dettaglio

  • Artista: Roberto Calabrò
  • Editore: Coniglio Editore
  • Pagine: 228
  • Anno: 2010
  • Prezzo: 34.00 €