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Gian Piero Alloisio

Il mio amico Giorgio Gaber: Tributo affettuoso a un uomo non superficiale

Aprile 2002. Parigi. Gian Piero Alloisio vi si è trasferito - insieme a Simonetta Cerrini - da qualche tempo. Da qualche tempo non sente neppure più Giorgio Gaber. Dopo anni di intenso lavoro i due hanno rotto i rapporti. Succede. Succede soprattutto tra personalità forti. Succede spesso nel mondo artistico. Alloisio compra il “Corriere della sera”, scorge subito in primo piano un rimando a un’intervista di Gad Lerner a Giorgio Gaber. Si siede in un bar. Ordina un caffè e incomincia a leggere. Quasi non ci crede: a domanda - insidiosa -  di Lerner su Berlusoni il Sigor G. risponde: “Come dice il mio amico Gian Piero Alloisio, non temo Berlusconi in sé, temo Berlusconi in me!”. Nonostante le incomprensioni e gli inevitabili scazzi reciproci, Gaber - al “Corriere della sera” - lo definisce proprio così: “il mio amico Gian Piero Alloisio”. Roba da non crederci. Ma se è vero che c’è molta sincronicità nella vita dell’artista genovese (basterebbe qui citare il suo lavoro sui Tarocchi), questa non si fa attendere neppure stavolta. Alloisio non fa in tempo ad aprire la porta di casa che suona il telefono. Manco a dirlo, all’altro capo c’è proprio Gaber: “Te l’ho fatta la sorpresa, eh?”.

Mi si perdonerà se per parlare di questo bellissimo, coinvolgente, brillante e - in alcuni tratti - persino commovente Il mio amico Giorgio Gaber. Tributo affettuoso a un uomo non superficiale, sono partito proprio dal fondo. Ma d’altronde tutto il libro è una sorta di viaggio a rebours. Alloisio si lascia trasportare dai ricordi come in una sorta di flusso di coscienza, senza mai apparire sterilmente cronachistico o anedottico. Anche se poi certo gli aneddoti, divertenti o emozionanti non mancano. Il libro parla di una vicenda davvero unica, fatta di amicizia e rotture, di grandezze e piccole bassezze (chi ne è immune?) spesso senza reticenza.

Una vicenda che parte addirittura dal 1965, quando un Alloisio bambino sente alla radio con la madre La ballata del Cerruti. È una sorta di epifania per lui. Non tutte le parole del testo gli suonano famigliari… anzi, alcune le sbaglia proprio quando poi proverà a ricantarla: “Sì perché, nella canzone, a un certo punto Gino ruba una Lambretta, viene arrestato, e il giudice gli fa un lungo «fervorino». Purtroppo io quella sera ho capito male e per anni ho cantato “perborino” che, ho controllato, è una parola che non esiste. Ma che ne poteva sapere delle parole delle canzoni, nel 1965, un bambino piemontese di nove anni”.

Gian Piero cresce, si trasferisce a Genova con la famiglia, comincia a occuparsi di teatro (è tra i fondatori del Teatro della Tosse) e ovviamente di musica creando l’Assemblea Musicale Teatrale. Sono anni di rock e sperimentazione. Ogni tanto Gian Piero torna nella casa dei genitori e sente la sorellina Roberta cantare, chiusa in camera sua. Da lì a qualche anno anche lei spiccherà il volo come straordinaria interprete e donna di teatro, grazie proprio a Gaber. Già, Gaber. Lui nel frattempo non è più quello del Cerruti, ora è diventato il Signor G e con Sandro Luporini ha inventato un nuovo genere, il teatro-canzone. Alloisio ancora una volta ne è affascinato. Adesso, però, anche lui si è fatto un nome, ha accompagnato in tour  Francesco Guccini e scritto per lui alcuni pezzi memorabili (tra tutti, Venezia). 

Arrivano, così, gli spumeggianti anni Ottanta. Le ideologie vanno un po’ per volta in soffitta e Milano (quella da bere!) è la città per eccellenza del nuovo che avanza. È proprio nel settembre del 1980 che Alloisio (24 anni) suona alla porta di Via Frescobaldi. Ad aprire arriva una cameriera sarda che lo fa accomodare “Mi accasciai su un divanetto e mi guardai intorno. La casa di Gaber era una casa borghese, dove tutto era misurato e accogliente. Alle pareti c’era pieno così di quadri d’autore. Nel senso che erano tutti quadri dello stesso autore, Sandro Luporini”. Non fa in tempo a riflettere su tutto ciò che Alloisio sente tossire… Gaber si annuncia così. “Poi avvertii un quasi rumore di passi, un timido fischiettare, una piccola pausa... E arrivò. Bellissimo, con i capelli vaporosi. Lo ammetto, pensai che s’era fatto uno shampoo. Era semplicemente elegantissimo: camicia azzurrina con impercettibili quadretti bianchi e le iniziali “gg” ricamate con filo blu sul taschino, jeans con cintura in pelle marron e le immancabili Clarks”.

Da quel momento cambia tutto per Alloisio. Come detto, inizia un periodo di intensissima collaborazione. E, va da sé, il libro è una miniera di aneddoti e curiosità che lasciamo ovviamente al gusto del lettore (avendogli, in qualche modo, già rovinato il finale!). Varrà, però ricordarne una. Un pomeriggio i due stanno lavorando in Via Frescobaldi. Suona il telefono. Gaber va a rispondere in cucina. Si assenta per una decina di minuti. Quando ritorna dice, come se fosse la cosa più naturale del mondo, che era l’allora Presidente della Repubblica, Sandro Pertini, che voleva congratularsi per la canzone La libertà. Andava così, insomma, con Gaber.
Un libro, come dicevamo, davvero avvincente che vale la pena leggere e rileggere. Per scoprire la magia che si cela dietro la creazione artistica. Per avere l’opportunità di ripercorrere le tappe umane e artistiche di due grandi figure della nostra canzone. Non ne resterete delusi.

 

P.S.: il libro è giustamente dedicato a Roberta Alloisio, la cui assenza - per dirla alla Ciampi - continua a essere un assedio. Che tenerezza riscoprirla ragazzina e poi donna tra queste pagine!  

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In dettaglio

  • Artista: Gian Piero Alloisio
  • Editore: UTET
  • Pagine: 233
  • Anno: 2017
  • Prezzo: 16.00 €

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