Undici anni fa Guè suonava nel mio paesino durante il tour di “Vero”. Frequentavo ancora le elementari quando qualcuno mi fece ascoltare Bravo Ragazzo. Da allora sono cambiate città, amicizie, abitudini, finanche le piattaforme da cui ascoltiamo la musica.
Una cosa, però, è rimasta immutata: il Guercio nelle mie cuffie.
È anche per questo che provo un affetto particolare per Fastlife 5: Audio Luxury.
Perché dimostra, ancora una volta, quanto Guè sia riuscito nell’impresa più difficile per un rapper: invecchiare senza smettere di essere sé stesso. O, per dirla meglio, stagionare.
La saga ‘Fastlife’ è sempre stata il luogo della libertà assoluta, vent’anni di mixtape in cui il Golden Boy può permettersi di essere più zarro, più istintivo, più sfacciato, più pezzi hip-hop e meno pop.
Non a caso tutto viene battezzato con la classica guerciata: un’Intro con poche formalità, un ciak scoccato da Lil Mozzarella.
«Finisco di allestire la mia cantina vini e partiamo».

L’unica altezza che qui sembra interessare davvero non è quella delle classifiche.
È quella del Monte Fuji.
Fastlife 5 guarda a Oriente senza mai cadere nell’esotismo da cartolina. Ci sono i neon che si riflettono sull’asfalto bagnato, i treni che attraversano la notte, le metropoli che sembrano sospese tra insonnia e contemplazione. In questo Cookin Soul è semplicemente magistrale. Più che produrre i beat, costruisce il set.
Lo fa mescolando linguaggi diversi, ben oltre l’hip hop. Lo dimostra il blues jazz impolverato di High X2, uno dei momenti più affascinanti del progetto.

Brani come Last Train 2 Shibuya, impreziosita dalla presenza di Sayf, trasportano l’ascoltatore dall’altra parte del mondo senza bisogno di salire su quell’ultimo treno. Tutto appare soffuso, cinematografico. Una calma apparente che sembra nascondere continuamente qualcosa.
Perché Fastlife 5 non è soltanto un viaggio.
È soprattutto un film.
Alla regia: Guéntin Tarantino.
Un gangster movie d’autore che alterna strada e lusso, malinconia e spacconeria, senza mai perdere il controllo del ritmo. Come nelle migliori pellicole di genere, la criminalità non è il centro del racconto. È soltanto il fondale. Ciò che conta davvero sono i personaggi.
E Guè, dopo quasi trent’anni di carriera, resta uno dei migliori personaggi mai scritti dal rap italiano.

Onnipresente quell’ironia alla Pulp Fiction: anche quando parla di soldi, status e potere, c’è sempre una battuta pronta a spezzare la tensione, un gioco di parole capace di ridimensionare il mito mentre lo alimenta. Guè continua a sguazzare (anzi, sguezzare) nel proprio immaginario con la leggerezza di chi non deve più dimostrare nulla a nessuno.
La perla del disco, per noi cultori, resta inevitabilmente True Story.
Qui torna a prendersi la scena il narratore. Uno storyteller sopra un beat impeccabile, con un approccio volutamente old school e barre che tengono fede al titolo. Come quando accenna a un episodio mai raccontato prima: «Ho rischiato di morire solo pochi mesi fa Dopo mi sono risvegliato e che ci faccio ancora qua?». Poche parole che spalancano una crepa inattesa nel personaggio. Non una barra, ma una confessione.
È il punto d’incontro perfetto tra Conscious e Gangsta Rap.
Intorno a lui orbita un cast all’altezza.
Marracash è ormai una presenza quasi inevitabile, il classico compagno di viaggio con cui basta uno scambio di versi per riconfermare una chimica consolidata negli anni — giusto per ricordarvi che sono passati esattamente dieci anni da quel capolavoro di “Santeria”.

Tradizionale l’omaggio a Milano di Nato & Cresciuto con Promessa, tra cult cittadini (viale Fulvio Testi), musicali («Rimo da quando») e cinematografici (Goodfellas e Matrix).
Joshua continua a parlare la stessa lingua del Notorio G, così come Aléman che si inserisce con naturalezza tra le pieghe del racconto.
Confermano le alte aspettative gli ospiti americani B-Real, Larry June e Freddie Gibbs, che aggiungono ulteriore peso specifico a un progetto che non ha mai timore di guardare oltre confine. Sig Sauer, High X2 e Think About It restano tra i pezzi più interessanti.
Poi c’è Enny P a cavalcare un beat molleggiante, con vibes più da sextape che da mixtape.
Degno di menzione il momento dedicato a Celine G.
La figlia di Guè compare già sulla copertina e trova spazio anche all’interno del progetto, tra i campionamenti del pezzo boom bap, Loquito. La sua presenza introduce un elemento che nei primi Fastlife sarebbe stato quasi impensabile: il tempo.

Da una parte c’è Mister Fini che continua a rivendicare il proprio trono, a giocare con i suoi epiteti, a ribadire il proprio status — ovviamente anche di pappone, specie in Pimp101.
Dall’altra c’è una bambina che ricorda come, nel frattempo, la vita abbia continuato a scorrere.
Non un tentativo di dimostrare qualcosa, ma la consapevolezza di non doverlo più fare.
Per questo la chiusura, GOAT, con la classica filiera di giochi di parole e autocitazioni, suona perfettamente coerente: «G è la mia iniziale, sì, perché parli del GOAT».

E forse è questo il vero lusso di Audio Luxury: non i vini in cantina, non i treni notturni verso Shibuya. Il lusso di mettere play e ritrovare ancora la stessa voce, undici anni dopo, ancora capace di sorprendere.
Di stagionare, appunto.

foto tratte dal profilo Instragram ufficiale dell’artista
Guè & Cookin Soul
Island Records / Universal Music
01. Intro with Lil Mozzarella
02. The World Is Yours ft. Joshua
03. Loquito with Celine G
04. Cold
05. Spendin ft. Marracash
06. Nato & Cresciuto ft. Promessa
07. Last Train 2 Shibuya ft. Sayf
08. Sig Sauer ft. B-Real
09. High X2 ft. Larry June
10. True Story
11. Freak! ft. Enny P
12. La Reina Del Sur ft. Alemàn
13. Pimp101
14. Think About It ft. Freddie Gibbs
15. Goat
2026
Instagram: @therealgue
Spotify: Guè
YouTube: @therealgue01
