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Tiziano Mazzoni

Ferro e carbone

Non è dato di sapere se, ed in quale misura, le colline pistoiesi abbiano influito nella realizzazione del terzo album di Tiziano Mazzoni; certo è che l’amore per il blues, che fu in vero il primo approccio musicale del cantautore e chitarrista toscano ed il suo successivo avvicinamento ai cantautori “storici”, si sono nel tempo tramutati in qualcosa di differente in cui l’ambiente esterno, ovvero ciò che sta intorno, ha influito in maniera rilevante.

Ma non solo: già il titolo Ferro e carbone richiama legami forti, profondi, in un certo senso viscerali con la (propria) terra, o forse meglio ancora con la terra in generale. Si potrebbero citare in proposito aforismi di vario genere, uno per tutti l’avere i “piedi per terra”, ad esempio, per definire questo contatto, o meglio, questa fusione fra l’arte e l’ambiente in cui si sviluppa e si esprime. Dunque le “radici”, personali, umane, territoriali, ambientali, sintetizzate dagli stili musicali che probabilmente le definiscono meglio, ovvero il folk, il country ed il blues. La storia musicale di Mazzoni viene dunque messa in relazione con i “cantastorie” più classici, siano essi italiani o americani, considerando il fatto che il concetto di “roots” è, storicamente, un portato d’oltreoceano.

Anche parte della strumentazione utilizzata in un certo senso riflette questo legame: l’organetto diatonico, sicuramente folk, il violino ed il sax, a cavallo fra folk e country, l’Hammond, profondamente blues, fissano in un certo qual modo i “paletti” all’interno dei quali si muovono le dodici tracce dell’album. Il sound generale del disco però è tutt’altro che rivolto al passato: arrangiamenti brillanti, essenziali ma ben articolati, suoni delineati e definiti, un’aura di sottile e notturna malinconia, ma questa è una caratteristica che tutto sommato ci si può aspettare considerando quanto approfondito riguardo alle radici di questo lavoro.

Cantautore, oppure cantastorie, ma probabilmente entrambe le cose, perchè Mazzoni riesce davvero a ricreare atmosfere che si possono immaginare collocate in un qualsiasi luogo rurale, e questo proprio perché “sanno di quei sapori lì” ed a quei luoghi fanno riferimento. Chiunque abbia anche solo sfiorato taluni luoghi può riuscire a cogliere immediatamente i riferimenti che sono loro propri: i sentieri, i campi, le fattorie, i borghi, le osterie, i canali, gli argini, il fiume, le colline, ma anche le facce della gente che in quei luoghi ha eletto la propria dimora, facce che sanno di sole, di campi, di fatica e di sudore. Mazzoni, e con lui i musicisti che ne hanno compreso le intenzioni e l’hanno assecondato, ha l’indubbio merito di riuscire a riproporre queste immagini, con la loro forza, senza farne dei facili e banali stereotipi, ma restituendone integre la genuinità, la dignità e la poesia.

 

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In dettaglio

  • Produzione artistica: Tiziano Mazzoni, Gianfilippo Boni, Gherardo “Gez” Monti    
  • Anno: 2017
  • Durata: 59:38
  • Etichetta: MrM Records/Appaloosa Records/IRD

Elenco delle tracce

01. Sciogli il cane
02. Il velo
03. la lucciola e il bambino
04. Rita e l’angelo
05. E’ una magia
06. Quattro barche
07. Qualunque nome dirai
08. Silvano Fedi
09. Piombino
10. Noi camminiamo
11. Verde torrente
12. Ancora da imparare

 

 

Brani migliori

  1. Sciogli il cane
  2. Il velo
  3. Piombino

Musicisti

Tiziano Mazzoni: chitarre, voce  -  Pippo Guarnera: Hammond  -  Lorenzo Forti: basso  -  Fabrizio Morganti: batteria  -  Mascia Anguillesi: voce  -  Silvia Conti: voce  -  Ettore Bonafè: percussioni  -  Chris Brashear: violino  -  Claudio Giovagnoli: sax  -  Franco Santarnecchi: pianoforte  -  Riccardo Tesi: organetto